Un pirata alla Baia del Silenzio

Ciao a tutti, amici lettori.

Domenica scorsa, a Sestri Levante, ho partecipato alla fiera Libri in Baia, giunta alla sua seconda edizione, nella suggestiva Baia del Silenzio.

Oltre alla bancarella, ho avuto modo di avere a che fare con molte persone straordinarie, piene di passione e buona volontà. Vestito da pirata ho potuto scattare diverse foto con altri scrittori e lettori, divertiti e sorpresi nel trovarsi un bucaniere tra i vari stand.

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Con la scrittrice Giulia Bibolotti, alias Juliet Branwen
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Con le scrittrici: Stefania Bernardo, Patrizia Ines Roggero e Michela Piazza

Alle 18:00 ho avuto anche il piacere di tenere una conferenza sul Self Publishing insieme alla editor e scrittrice Sara Gavioli. Se siete curiosi di sentire cosa abbiamo detto, ecco il link al video dell’evento:

Scopriamo il Self Publishing

E gli acquisti? Ebbene sì, sono tornato con due nuovi titoli da leggere: “Io sono l’imperatore” di Stefano Conti e “Mary Read, la saga completa” di Michela Piazza.

Senz’altro un’esperienza da ripetere. Per chi vorrà provarla sulla propria pelle, ci vediamo l’anno prossimo a LiB2019!

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Come promuovere il proprio libro nel mondo virtuale

Buongiorno amici lettori. Oggi voglio trattare un tema che riguarda perlopiù il mondo della scrittura. In questi giorni, infatti, ho avuto modo di parlare con alcuni autori self (o editi da piccole CE) che si stavano organizzando in gruppi Facebook per una sorta di sostegno reciproco. Visto il mio scetticismo in merito (e in seguito ne spiegherò anche i motivi) ho deciso di dire la mia su quali siano, secondo me, i metodi migliori per promuoversi in internet. Metto subito le mani avanti, però, dicendo chiaramente che non intendo presentarmi come un guru, ma voglio semplicemente mettere in gioco la mia esperienza, con tanto di errori commessi e strade buone intraprese. Veniamo a noi.

  1. Avere una trama accattivante e originale. Seppur sia scontato, non si può evitare i mettere questo punto in cima alla lista. Se la vostra trama risulterà banale e suonerà di “già sentito” allora sarà facile che si confonderà tra le migliaia di titoli che vengono sfornati ogni anno in Italia e la vostra lotta per farvi notare sarà tutta in salita. Siate originali, pensate a qualcosa che non sia stato ancora detto o trattato e fatene il vostro punto di forza. Quando sarà il momento di promuovervi diventerà la vostra carta vincente. Per quanto mi riguarda, per esempio, la scelta del tema piratesco mi ha permesso di trattare un’ambientazione non troppo abusata nel panorama letterario. In questo modo ho potuto stuzzicare in maniera particolare sia chi voleva trovare una storia che parlasse di bucanieri e sia chi voleva un romanzo d’avventura che fosse diverso da quello solitamente proposto;
  2. curate il testo e la copertina attraverso dei professionisti del settore. La grafica e l’editing sono degli aspetti fondamentali. La prima spingerà il lettore a dare una possibilità al vostro libro, il secondo, invece, glielo farà apprezzare e faciliterà il passaparola. Purtroppo, nel mondo del self, ci sono ancora molti autori che non investono in questi due campi e questo porta i lettori non solo a sconsigliare il loro romanzo ma anche a essere prevenuti riguardo all’autopubblicazione in generale;
  3. mettete il libro in una categoria specifica. Quest’aspetto l’ho scoperto a Gennaio. Prima, la saga era inserita, in Amazon, nella categoria “Avventura”. Questo mi portava a concorrere con tantissimi titoli, molti dei quali pilastri della letteratura. Era impossibile scalare la classifica. Così ho provato a metterlo in una categoria più piccola, ossia: Pirati, per ragazzi. Non che la saga fosse specifica per adolescenti, anzi, ma ho visto che anche quel pubblico ha saputo apprezzarlo nel corso del tempo. Il risultato? Che il pubblico adulto l’ho coltivato su Facebook, mentre quello giovane l’ho trovato direttamente da Amazon, con il primo volume della saga sempre in vetta alla classifica i categoria. In questo modo ho TRIPLICATO le vendite e i relativi guadagni;
  4. le promozioni gratuite. Lo so, molti storcono il naso nel sentire parlare di queste promozioni. Dicono che significhi svendere l’opera, svalutare il proprio lavoro ecc… Eppure, l’unico modo per competere con grandi titoli e autori noti è quello di lanciare il prodotto a un pubblico vasto, così da fomentare il passaparola. Questa tecnica viene usata anche dai grandi marchi, basti pensare ai prodotti omaggio che ci vengono regalati ai supermercati. Possiamo chiudere gli occhi e ostinarci a rifiutare questo tipo di strategia, ma rimarremo sempre con un libro venduto a caro prezzo e pochissimi lettori. Quindi, il mio consiglio è quello di sfruttare i cinque giorni trimestrali che Amazon mette a disposizione, usandoli sempre tutti insieme e mai separatamente. Questo perché con i download dei primi due giorni si può arrivare in cima alle classifiche di Amazon (soprattutto se avete agito seguendo il punto 3) e avrete ancor più acquisti nei tre giorni rimanenti. Ah, dimenticavo, quando fate queste promozioni pubblicizzatele sui vostri canali e create un evento su Facebook, soprattutto le prime volte;
  5. contattate blog e Booktubers per far sì che in un breve periodo escano tutte insieme diverse recensioni al vostro libro. In questo modo sembrerà che non si parli d’altro e raggiungerete un potenziale pubblico che ama leggere e che ama il vostro genere;
  6. partecipate attivamente ai gruppi Facebook. Fatelo, inizialmente, senza secondi fini. Condividete le vostre letture, date pareri sui libri menzionati e fatevi conoscere dai membri. Che avete scritto un libro sul genere specifico di cui tratta il gruppo, prima o poi, salterà fuori da solo. A quel punto, essendo una persona nota e apprezzata, le vendite verranno da sé. Alcuni gruppi organizzano anche giornate autore, giornate spam e letture condivise. Contattate gli admin per sapere come muovervi senza infastidire nessuno;
  7. coltivate il vostro pubblico sulle vostre pagine social. Questo significa curarle con attenzione. Proponete argomenti che stimolino l’interazione, i commenti e le condivisioni. Mantenete la pagina viva e investite con delle sponsorizzazioni mirate, sia verso dei target impostati da voi e sia verso chi già ha messo il like alla pagine e i loro amici.

Questi erano sette consigli con cui partire. Avevo però anche promesso di dire la mia sul perché non funzionano i gruppi di scrittori. Le ragioni sono semplici:

A) Purtroppo, la maggioranza degli scrittori, in Italia, legge molto poco. Ritengo sia molto difficile trovare dei potenziali lettori all’interno di questi gruppi. Lo potrete notare dalla bassa interazione che hanno i post di spam che vi vengono messi;

B) quando viene proposta una lettura incrociata, con tanto di recensione, sorgono i problemi dati dal conflitto di interesse. Se un altro scrittore legge il mio libro e mi recensisce con cinque stelle, quando io leggerò il suo, mi sentirò davvero libero di esprimere con sincerità la mia opinione? O sarò legato da una sorta di debito nei suoi confronti? Forse, qualcuno risponderà dicendo che sarà sempre e comunque obiettivo, ma sappiamo tutti che non potrà essere così. Ci sarà sempre quel timore che una stroncatura possa portare a ricevere pan per focaccia e di conseguenza si vedranno girare solo recensioni più che positive. La conseguenza? Che i lettori si sentiranno presi in giro da queste recensioni farlocche e aumenterà il pregiudizio verso i libri autopubblicati;

C) stesso problema con le segnalazioni. Ho visto scrittori condividere le opere altrui a mitraglia, senza badare al contenuto Questo per puro senso del dovere e per quel famoso “sostegno reciproco” menzionato all’inizio. In questo modo si rischia di pubblicizzare e conigliare opere che potrebbero non essere valevoli e tutto ciò comprometterebbe la vostra credibilità, davanti al vostro pubblico.

In ogni caso, nel corso degli anni, i risultati hanno sempre parlato da soli. Ho visto gruppi di questo genere nascere e morire, con i loro ideatori che impazzivano di crisi nervose tra autori che non collaboravano come volevano e risultati che non arrivavano. Con i primi sette punti elencati, invece, in questi quattro anno sono riuscito a vendere migliaia di copie della saga Jolly Roger, tutt’ora in cima alle cassifiche di categoria. Io ne ho trovato beneficio e spero lo possiate trovare anche voi.

Un caro saluto e alla prossima!

 

 

Ho letto “Mosaico” di Marco De Luca.

Buonasera a tutti.

Oggi torno con la rubrica “Ho letto” con un libro di un autore esordiente che sta riscontrando un discreto successo. Sto parlando di Mosaico, di Marco De Luca.

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Marco ha autopubblicato il suo romanzo a Febbraio di quest’anno attraverso la piattaforma Amazon, sia in e-book che in cartaceo. In soli due mesi ha venduto ben 500 copie del suo libro, scalando le classifiche del sito nella categoria “Narrativa Storica” e “Azione e Avventura”. Conoscendolo già da prima della pubblicazione del romanzo, ero molto curioso di tuffarmi nelle trame di Venezia da lui costruite e non vedevo l’ora di dirvi la mia personale opinione. Veniamo alla quarta di copertina:

Anno Domini 1583. Venezia è la città dei Dogi, la regina del Mediterraneo, centro nevralgico di tutti i commerci. Il capitano Iñacio Cortés, avventuriero portoghese, intraprendente e senza scrupoli, cercherà di farsi strada dai bassifondi della città di San Marco fino a raggiungere, forse, i vertici della piramide. Attraversando calli e sottoporteghi, districandosi tra intrighi e inganni, il portoghese verrà catapultato in una Spalato leggendaria, dove su suggerimento di un geniale ebreo, si è deciso di fare della città adriatica un fiorente scalo commerciale per favorire l’amicizia tra Venezia e i Turchi. Iñacio cadrà, si rialzerà e imparerà a proprie spese che nella vita ci sono tre tipi di persone: quelli che stanno fermi, quelli che muovono e quelli che sono mossi.
La vera protagonista di Mosaico è però la Serenissima Repubblica, e più ancora gli uomini e le donne che la animano come tessere di un mosaico: uomini di stato, cortigiane deliziose, sicari, avidi mercanti, nobili decaduti, eroi di guerra, corsari rinnegati e cospiratori visionari.

«Venezia è così, fatevelo dire da chi la conosce da sempre. Lo imparerete presto. È come un mosaico dove ogni tessera serve per tenere incollata l’altra. Prese per sé, sono poche le tessere che non siano brutte alla vista, che non sembrino sgradevoli o il cui senso non è chiaro: ma se tutto ricade secondo un disegno, ognuna di loro acquista scopo nel tutto.»

Come si può notare, oltre a Cortés, la vera protagonista della vicenda è Venezia. Ci si immerge totalmente nella città salmastra, tra i suoi viottoli, i canali e le abitudini del 1500. Marco De Luca dimostra una preparazione invidiabile e un lavoro certosino che, oltre a raccontare, permettono al lettore di imparare cose nuove, come in qualsiasi romanzo storico che si rispetti.

Il protagonista è, inoltre, ben caratterizzato, con le sue espressioni, i suoi vizi e le sue passioni. Oltre a Cortez mi sono molto piaciuti i personaggi di Cliff Hume e di Don Bruno Vasquez, compagni di missione che creeranno simpatici siparietti e dialoghi coinvolgenti.

Sugli altri personaggi, invece, c’è una nota dolente. Sono tanti e hanno poco spazio. Alcuni compaiono soltanto per poche pagine, seppur di loro, oltre al nome, si abbia una visione di tutto il loro passato e del loro ruolo all’interno della città. A mio avviso questo genera un po’ di confusione e a volte si poteva fare a meno di caratterizzarli così a fondo, vista la loro scarsa importanza, tratteggiandoli soltanto.

Anche lo stile è ancora un po’ acerbo ma è al contempo promettente e come libro d’esordio si mantiene a un livello molto alto, appassionando sia chi è amante di Venezia e sia chi ha piacere di immergersi nel XVI secolo. Le stesse recensioni avute dal romanzo dimostrano questo apprezzamento.

Sono molto fiducioso in merito all’universo narrativo che Marco sta mettendo in piedi e attendo con ansia il sequel.

Nel frattempo, non mi resta che invitarvi a dare una possibilità a questo libro che oltre a essere un’ottima storia è una delle prove viventi che anche il Self Publishing può sfornare prodotti veramente meritevoli.

Voto: 7,5.

Come affrontare le critiche.

Buongiorno amici lettori.

Oggi parliamo di qualcosa che prima o poi ogni scrittore deve, per forza di cose, affrontare: le critiche.

Eh sì, perchè quando si lancia un manoscritto in pasto ai lettori si possono avere reazioni di ogni tipo e presto o tardi qualcuno parlerà inevitabilmente male di noi. Come affrontarle, dunque? Quanti tipi di critiche esistono? Sono tutte uguali? Analizziamone insieme qualcuna:

  1. la critica “de gustibus”. Si tratta di quella recensione negativa fatta da un lettore a cui non siamo piaciuti, di un parere soggettivo che, anche se ci può essere difficile da digerire, esiste e va accettato. Bisogna entrare nell’ottica che è quasi impossibile avere una bella pagina Amazon con 200 recensioni a 5 stelle e basta. I lettori sono tanti, le aspettative e i gusti ancora di più. Qualcuno che ci metterà una stella sola, prima o poi lo troveremo. A meno che non diventino la maggioranza o un numero considerevole (che ci dovrebbero portare a farci qualche domanda) bisogna applicare il principio del “guarda e passa”;
  2. la critica “tabula rasa“. Si tratta di quella recensione che più che a esporre la propria opinione ha il solo scopo di distruggere il vostro operato. Mi capitò, in passato, di una lettrice che fece una video-recensione di ben 30 minuti, dove si adoperò a mettere in dubbio alcuni aspetti storico/geografici del mio scritto, a fare una sorta di analisi grammaticale e a spoilerare diversi punti della trama. Cosa fare in questo caso? All’epoca mi buttai in una sorta di discussione pubblica ma, tornando indietro, direi che la cosa migliore è andare oltre, altrimenti si rischia di lasciare per la rete anche una brutta immagine di sé. Questo a meno che le calunnie non diventino così pesanti e diffuse da necessitare un nostro intervento chiarificatore, ovviamente;
  3. la critica “muratore bergamasco“. Si tratta di quella critica costruttiva, che mira ad aiutarti a crescere e che cerca di farti notare i punti deboli solo al fine di poter rendere l’opera o il tuo stile migliore. Sono critiche necessarie, se non indispensabili, perché è veramente difficile che il nostro primo manoscritto sia perfetto. La scrittura è una strada sempre in salita, che ci fornisce costanti opportunità di fare di più, se ci si pone con la giusta umiltà e atteggiamento. Se questo tipo di critica ti abbatte è solamente per costruirci sopra una casa più bella;
  4. la critica “Otello“. Avviene quando l’invidia e la gelosia la fanno da padrona. Si può dire che è una sottocategoria della “tabula rasa” poiché il metodo è lo stesso, solo che cambia il fine. A volte viene fatta al solo scopo di sabotarvi, forse per un vostro avanzamento in classifica, così da non aver concorrenti fra i piedi o solo per la rabbia di non essere al vostro posto, vedendo i lettori come la Desdemona di turno. Ignora anche questa, alla fine vince sempre la meritocrazia;
  5. la critica “Regina Antonietta“. Si tratta di quella critica mossa con snobbismo e superficialità, molte volte senza neanche averti letto, ma solamente per la tua appartenenza alla categoria degli autopubblicati. In genere, chi la muove non conosce quasi nulla dei sistemi del Self-Publishing, facendo affermazioni senza senso, come nel chiedere perché il popolo privato di pane non si sia cibato di briosche.

Queste sono quelle che ho avuto modo di incontrare io. Voi ne conoscete altre? Come le avete affrontate?

Al prossimo post!

Recensioni a pagamento: perché evitarle.

Buongiorno amici lettori.

Oggi voglio parlare di un tema attuale e che può interessare molti scrittori emergenti. Sto parlando delle recensioni a pagamento.

Giusto oggi se ne discuteva all’interno del gruppo Self Publishing Italia. Questo perchè un giovane ragazzo armato di buone intenzioni, che collabora con un blog d’informazione, proponeva recensioni a pagamento agli autori autopubblicati, ai fini di dare loro visibilità e promozione. Parlando in privato con il giovane in questione è emerso come non conoscesse appieno le dinamiche dell’ambiente letterario e ha fatto subito un passo indietro in merito alla sua iniziativa. Ci tengo, però, a dare qualche delucidazione a chi non sapesse bene cosa fare di fronte a certe offerte apparentemente allettanti.

Perché, dunque, rifiutare una recensione a pagamento? Ecco alcuni semplici motivi:

  1. Le recensioni a pagamento non hanno credibilità. Difatti, voi paghereste qualcuno per parlare male del vostro libro? Certo che no. Vorreste una recensione coi fiocchi, ricca di elogi e di buone parole. Questo lo sa anche chi ve la propone e, di conseguenza, la recensione sarà sempre e solo positiva. Se il sito sarà conosciuto dai lettori come una testata che offre simili servizi, allora potete stare certi che, non essendo stupidi, anche loro sapranno che quel bell’articolo confezionato ha il valore pari a zero;
  2. se vi guardate attorno, in rete, vedrete che ci sono centinaia di blog letterari e di canali you tube che offrono la possibilità di una recensione o di una segnalazione. Il tutto semplicemente GRATIS. Dunque, perché pagare qualcosa che si può avere senza spendere un centesimo? E non stiamo parlando di siti che hanno dieci visualizzazioni compresa la sorella, la madre e la nonna. Stiamo parlando di blog che hanno migliaia di visualizzazioni. Volete una prova? Digitate su Google “Gabriele Dolzadelli Jolly Roger” e guardate quanti blog mi hanno dato la disponibilità di leggere e recensire il romanzo gratis. Fate lo stesso su you tube. Vi sorprenderete dei risultati;
  3. le vendite non saliranno improvvisamente per una recensione positiva su un blog particolarmente in vista. Il lavoro di promozione è lungo, difficile e con risultati a lungo termine. Non scoraggiatevi, però. Senza spendere un euro, se avete fra le mani un’opera di valore, potete ottenere grandi risultati.

Spero di esservi stato utile.

Al prossimo post!

Quando l’ispirazione viene vivendo.

Buongiorno amici lettori.

In questa giornata di pioggia parliamo di ispirazione. Si sa che ogni aspirante scrittore ne è sempre alla ricerca, a volte per capire come mandare avanti una storia o un intreccio, a volte per trovare il finale perfetto e in altre occasioni, invece, per avere lo spunto giusto per il prossimo romanzo.

Chiaramente non è sempre facile. Ci sono giornate in cui le idee sono così tante che bisogna fermarsi e scriverle su carta, così da non dimenticarle. Ci sono, però, anche giorni dove le idee scarseggiano e sembra che la nostra mente sia completamente vuota, incapace di immagazzinare qualsiasi immagine prodotta dalla fantasia.

Come si può fare per uscire da queste ultime situazioni? Bisogna aspettare che l’idea scenda dal cielo come una sorta di illuminazione sulla via di Damasco? Non credo. Spesso le idee vengono vivendo, parlando con le persone, venendo a conoscenza di situazioni a noi vicine o che ci circondano. A volte bisogna liberare del tutto la mente dalle paranoie e dimenticarsi quello che è il nostro obbiettivo finale. Un po’ come quando si cercano le chiavi, avete presente? Le cerchi in tutta casa, disperato, e non le trovi neanche a pagarle. Poi, quando smetti di ribaltare la casa e ti dedichi alle tue faccende con rassegnazione, eccole che saltano fuori.

Mi è giusto capitato l’altro giorno. Non che fossi alla ricerca di nuove idee, in questo caso. Difatti sto ancora finendo il quinto capitolo della saga Jolly Roger, andando a gonfie vele (per restare in tema) e ho già molti altri romanzi e racconti che spingono insistenti, ansiosi di essere scritti, ma ho notato come l’ispirazione in merito a una storia tutta nuova sia giunta nella maniera più inaspettata.

Stavo camminando a piedi, per le strade del mio paese, quando ho notato una figura a me nota, una donna anziana, che risulta parente di un mio parente (quindi alla lontana, intendiamoci). Non mi ero mai concesso il lusso di fermarla, questo perché visto che ho avuto contatti con lei solamente da piccolo, credevo non mi avrebbe mai riconosciuto. Forse sarebbe stato veramente così. Era già capitato di incrociarla per strada senza che nessuno dei due dicesse niente. Questa volta mi sono preso la briga di fermarla e di presentarmi, ricordandole chi sono. Ne è uscita fuori una conversazione molto interessante e piacevole, che si è protratta per tutto il cammino in cui l’ho accompagnata. Sì, perché ero così preso dalla conversazione che ho dimenticato i miei impegni e ho rallentato il passo per seguire la sua andatura, fino a che non ci siamo trovati di fronte a casa mia. Esperienza a parte, una volta terminato quell’incontro, alcune informazioni ricevute dalla signora mi sono passate per la testa come un fulmine a ciel sereno. Era sorta un’idea. Un’idea che traeva solamente spunto da ciò che mi aveva detto, senza però c’entrarci nulla. Così mi sono segnato quell’ispirazione improvvisa. Come mi era giunta? Fissando il soffitto? Perdendo lo sguardo nel vuoto e facendo lavorare i criceti? No, bensì da una normale conversazione, semplicemente vivendo.

E voi? Come trovate la vostra ispirazione?

Al prossimo post!

Scrittori: 5 modi per godervi ancor di più le fiere dedicate ai libri.

Buongiorno amici lettori.

Oggi ho pensato di parlarvi della mia esperienza con le fiere, visto che siamo in pieno week-end da Tempo di Libri, l’evento libresco milanese alla sua prima edizione.

Purtroppo (e mi mangio le mani) non riuscirò a parteciparvi, ma molti lettori e scrittori saranno presenti ad almeno uno dei giorni previsti dal programma. Quali possibilità offrono, però, fiere di questo tipo a uno scrittore emergente? Partecipando sia al Salone del Libro di Torino che al Cartoomics, ho potuto sperimentare quanto possano diventare piacevoli andando oltre al semplice girare per bancarelle a fare acquisti. Ecco cinque punti:

  1. questi eventi ti permettono di conoscere personalmente i direttori di piccole e medie case editrici. Se ti porti dietro delle copie cartacee della tua opera, puoi consegnarle a chi è di tuo particolare interesse e in questo modo eviterai le spese di spedizione avendo anche una maggior garanzia che il manoscritto venga letto e valutato;
  2. alle fiere puoi accordarti con alcuni tuoi lettori o recensori, così da potervi incontrare. Personalmente l’ho sempre trovata una bellissima esperienza, potendo avere un contatto diretto e umano con chi ti segue.
  3. puoi ascoltare molti altri scrittori, famosi e non, che presentano le loro opere. In questo modo puoi imparare molto su come tenere una presentazione e strutturare una storia. Ricordo ancora con grande ammirazione il metodo usato da Donato Carrisi, che mi coinvolse e mi portò immediatamente ad acquistare il suo libro;
  4. se hai dei progetti in mente, hai la possibilità di incontrare persone di vario genere e coltivare contatti e collaborazioni. Al Cartomics, per esempio, ho potuto parlare con dei disegnatori, così da capire come potermi muovere per l’eventuale realizzazione di un fumetto del mio romanzo e alcuni di loro mi hanno perfino dato altri contatti di altri disegnatori che potevano essere interessati;
  5. puoi farti un’idea in merito alla direzione che sta prendendo il mercato editoriale, sia col semplice spirito d’osservazione e sia presenziando agli eventi che vengono organizzati insieme a esperti del settore.

Insomma, ci sono molti modi per rendere le fiere ancora più interessanti, istruttive e costruttive. Voi avete trovato altri benefici? Cosa ne pensate delle fiere dei libri, grandi e piccole? A voi la parola, ciurmaglia. Noi ci sentiamo al prossimo post!

Traduzione: la mia esperienza con Babelcube.

Ben ritrovati sul blog, amici lettori e scrittori.

Oggi parleremo di traduzione. Per un autore emergente, infatti, la traduzione della propria opera può essere una carta molto valida per ampliare il proprio mercato e il numero di lettori. Basti pensare a come, in realtà, il bacino d’utenza italiano sia molto inferiore rispetto a quello di lingua spagnola o inglese. Ma come si può fare a trovare qualcuno disposto a fare un simile lavoro a cifre abbordabili? Questa domanda se la sono fatta in molti, perché, normalmente, per un romanzo di lunghezza media (di circa 300 pagine) si può arrivare anche a un preventivo di 1000 euro.

L’idea geniale è venuta a qualcuno, ossia ai creatori di Babelcube.

Babelcube è un sito che si propone di fare da intermediario tra autori e traduttori. Entrambe le categorie possono iscriversi gratuitamente creando il proprio account. Una volta fatto, gli scrittori possono caricare la propria opera, mentre i traduttori il proprio curriculum.

Cosa accade a quel punto? Che ogni autore può cercare sul sito i traduttori disponibili per una determinata lingua. Ce ne sono, nello specifico, una trentina da cui partire e dieci di destinazione (francese, inglese, italiano, tedesco, giapponese, olandese, norvegese, spagnolo, portoghese e africano, di cui si rimane stranamente generici). Grazie ai curriculum si può conoscere la lingua madre del traduttore, le sue competenze e le recensioni ricevute da altri scrittori per cui la persona ha tradotto. A quel punto può mandare delle richieste di collaborazione.

Dall’altra parte, anche i traduttori possono sfogliare il sito e leggere gli estratti delle varie opere, così che possono, a loro volta, inviare dei messaggi agli autori per la medesima richiesta.

Se un autore o un traduttore rispondono favorevolmente a una proposta lavorativa fatta dall’altro, allora si parte, mettendo mano all’opera. Viene data una scadenza e, a lavoro concluso, l’autore potrà pubblicare il romanzo tradotto, lasciando una percentuale sulle vendite al traduttore.

Qui apro una piccola parentesi per gli scrittori: quale tipologia di traduttori è bene contattare? Secondo la mia personale opinione è bene chiedere a persone che siano della stessa lingua di quella di destinazione dell’opera. Se, per esempio, voglio tradurre in inglese dall’italiano, sarebbe meglio se a fare il lavoro sia una persona che proviene dall’Inghilterra o dagli USA, così che sappia come rendere al meglio certi modi di dire o certe espressioni per il pubblicò che andrà leggervi.

In conclusione, quali sono i vantaggi e gli svantaggi?

Il vantaggio è quello di poter beneficiare di un lavoro di qualità a costo zero (dividendo semplicemente i ricavi).

Gli svantaggi, invece, sono purtroppo molteplici:

  1. il sito non è disponibile in lingua italiana e per chi non ha dimestichezza con l’inglese può risultare molto difficoltoso districarvisi;
  2. BabelCube non è molto pratico nel tenere sotto controllo le vendite e le offerte. Anzi, più volte non vengono aggiornate in tempo reale e questo crea delle difficoltà nel verificarne l’accuratezza;
  3. l’opera non viene caricata su tutti gli store che vengono menzionati al momento del contratto;
  4. Amazon si rifiuta di attivare le promozioni che decidete di avviare, per non si sa quale ragione. Questa mancata collaborazione con Babelcube crea non pochi disagi essendo lo store su cui generalmente si fa più affidamento;
  5. l’assistenza clienti viene fornita in inglese.

In conclusione, il mio giudizio a riguardo sta diventando sempre più negativo. Credo che, con questa cattiva gestione, Babelcube rischierà di perdere sempre più clienti. Col tempo, infatti, penso che gli autori e i traduttori useranno il sito solamente per il primo contatto, per poi proseguire le proprie trattative in privato, magari ricontattandosi su Facebook o altri social, così da evitare tutti questi brutti inconvenienti. Peccato, perchè l’idea di partenza era molto buona.

E voi? Avete avuto esperienze con Babelcube o altri strumenti per poter tradurre le vostre opere? Potete contribuire con la vostra esperienza commentando quest’articolo.

Vi auguro buona serata, ciurmaglia! Al prossimo post!

Il self è sinonimo di bassa qualità?

Buongiorno a tutti, amici lettori. Inauguro questo blog parlando immediatamente di un argomento che mi sta molto a cuore: il Self Publishing.

Parlo di autopubblicazione perché io per primo mi sono buttato in questo campo. A volte lo si fa per scelta, altre volte per mancanza di altre opportunità, altre ancora in maniera inconsapevole, come il sottoscritto. Difatti, quando iniziai, non avevo alcuna ambizione in tal senso, se non quella di raccontare storie e divertire chi avesse avuto voglia e desiderio di leggermi. Alla fine, però, eccomi qui e attraverso l’esperienza, le batoste e i piccoli successi, ho potuto vedere da vicino e dall’interno come funzionano determinati meccanismi, così da poter parlare con un briciolo di cognizione di causa.

Il Self, nel panorama letterario, è ormai un fenomeno in costante crescita. Molte persone vi ricorrono per i motivi sopra citati e la facilità con cui si può oggi produrre un romanzo o qualsiasi opera scritta destinata al pubblico, può sia dare l’opportunità a persone meritevoli di farsi conoscere e sia darla a chi non ha le competenze necessarie per creare qualcosa di qualitativamente valido. Questo, d’altronde, è il problema che si pone in tutte le forme di libertà al mondo.

Per questo motivo, a causa di cattive esperienze, molti lettori bollano le opere autopubblicate come opere di bassa qualità, con errori di ortografia, trame banali e personaggi scontati e superficiali. Non si può di certo negare che in molti casi sia proprio così, ma perchè un romanzo pubblicato dall’autore non deve essere necessariamente considerato inferiore rispetto a un romanzo distribuito da una casa editrice?

Essenzialmenteself-publishing-davis-open-forum-embed perché l’autore, se si comporta da bravo investitore di sé stesso, può avvalersi delle stesse figure professionali di cui si avvale la CE, ossia editor freelance, grafici e quant’altro. Ovviamente deve pensare che questi servizi avranno un costo, ma sono indispensabili se si vuole entrare nel mercato editoriale e poter essere competitivi.

Molti scrittori Self hanno proprio questo tipo di cura nella stesura del proprio romanzo. In questo modo trasformano il Self in una vera e propria opportunità.

D’altronde, internet sta permettendo questo tipo di visibilità non soltanto agli aspiranti scrittori ma anche ad artisti che si cimentano nei più svariati campi. Basti pensare a cantanti, attori, registi, intrattenitori e molto altro, che attraverso una vetrina come quella di You Tube riescono a raggiungere molte persone senza ricorrere a case discografiche, case di produzione ecc…

Questo non vuol dire che le case editrici siano da demonizzare. Per quanto il Self sia un’ottima opportunità per potersi avviare in questo settore, credo che a un certo punto qualsiasi scrittore indipendente avrà, prima o poi, la necessità di affidarsi a un grande marchio, se vuole affermarsi. Soprattutto se vuole raggiungere quella categoria di lettori ancora legata al libro cartaceo, ossia la maggioranza.

Ma se sei un lettore, invece, come puoi fidarti di un’opera autopubblicata e tentare l’acquisto? Come puoi sapere se lo scrittore indipendente che ha scritto il libro che hai tra le mani o che ti viene pubblicizzato sullo schermo, abbia seguito le prassi necessarie per scrivere qualcosa di buono o se le abbia saltate a piedi uniti? Ci sono due modi per poterlo sapere:

  1. Sfoglia il libro e leggi alcuni stralci per poterne valutare la qualità. Nel caso di un libro digitale, spesso è disponibile un estratto proprio a questo scopo.
  2. Affidati al passaparola e alle recensioni che trovi in rete. Nel Self vige la meritocrazia. Se un prodotto è scadente di certo se ne parlerà male.

E voi? Cosa ne pensate? Avete avuto esperienze in tal senso?

Al prossimo articolo e buone letture ciurmaglia!