Ho letto “Chimera” di Eleonora Rossetti

Si conclude il secondo mese dell’anno e la quota di libri letti sta mantenendo il passo giusto per raggiungere quella annuale che mi ero prefissato (30 libri).

Per chi si fosse perso le mie letture di gennaio, ecco il link all’articolo, dove si parla di: Moby Dick, Mary Read e Non si uccide per amore.

Venendo a febbraio, ho avuto modo di scoprire un’autrice valtellinese, Eleonora Rossetti, e di leggere un classico della letteratura (di cui vi parlerò in un altro post). Andiamo per ordine, parlando di “Chimera”, di Eleonora Rossetti, edito da La Corte Editore.

Tempo fa lessi un post di Dario Tonani, autore di Naila di Mondo 9, che ho letto l’anno scorso (dimenticandomi di metterlo nel post di riepilogo delle letture del 2018, insieme a un paio di altri romanzi, ahimé), dove si diceva che la fantascienza odierna stia trascurando troppo l’aspetto dell’intrattenimento, perdendo così interesse del grande pubblico. Nel caso del romanzo di Eleonora non è così. Viene trattata una tematica molto interessante e che può essere oggetto di riflessione, ossia la simbiosi tra tecnologia e cervello, il tutto senza tralasciare l’azione vera e propria, che coinvolge dalla prima all’ultima pagina.

Credo che l’argomento del cervello stia prendendo sempre più piede in questo genere di romanzi, così come nella cinematografia. Se un tempo ci si concentrava molto di più sulla robotica nel senso ampio del termine, oggi l’argomento di punta sembra stia diventando proprio questo: il cervello. Basti pensare a serie televisive come Altered Carbon o Travelers. Io stesso, nel progetto Backup, insieme ad altri tre autori, stiamo toccando questo tema che ha ancora tanto da dire.

Passando a Chimera, ecco la trama:

Jonathan Sniper è sempre stato alla ricerca dello scoop del secolo, ma non avrebbe mai immaginato di finirci in mezzo. Tutto precipita una notte, quando si ritrova in mezzo alla strada con una pistola in tasca e i vestiti sporchi di sangue non suo. Non sa come sia arrivato lì: l’ultima cosa che ricorda è che stava aiutando uno sconosciuto a sfuggire a dei malviventi. Un uomo che, nei suoi ultimi istanti, gli ha inoculato qualcosa. Da quel momento, il buio. Adesso è lui a ritrovarsi braccato, non solo dalla polizia, ma anche da misteriosi individui che cercano di catturarlo con ogni mezzo per recuperare ciò che gli è stato affidato senza il suo consenso. Qualcosa che ora gli sussurra nella testa, a volte consigliandolo, a volte ostacolandolo, ma addirittura prendendo il comando del suo corpo: una coscienza estranea, artificiale, che rivendica la sua presenza, ripetendo “io sono Jonathan”. Tra vuoti di memoria, inseguimenti, inganni e alleati insperati, Jonathan dovrà capire cosa nasconde dentro di sé prima ancora di svelare i misteri che lo circondano. E scoprirà a sue spese che, se da un lato un’intelligenza artificiale non conosce le emozioni, dall’altro la natura umana, sotto la patina dell’etica e della morale, è la più brutale che esista al mondo. “

Ho trovato il libro molto appassionante. La preparazione di Eleonora Rossetti sulle tematiche trattate è notevole. Si parla di droni, di mondo digitale, di cervello, di armi e molto altro e in ognuno di questi campi non si ha la sensazione di terminologie buttate a caso ma di una precisione che rafforza la fiducia del lettore verso la scrittrice. Questa fiducia porta la storia a essere credibile, pur essendo in un’ambientazione futuristica e di fantasia. Mi ha ricordato tanto i romanzi del compianto Michael Crichton che, come dissi in un vecchio post, è stato il primo autore a cui mi sono affezionato.

Eleonora Rossetti

Il romanzo, in conclusione, mi è piaciuto molto. Si divora in poco tempo proprio a causa del ritmo sempre alto (forse anche troppo, lasciando pochi momenti di respiro). Il protagonista è molto ben caratterizzato anche se la soluzione del suo dramma interiore mi è parsa molto telefonata e non ho avuto l’effetto sorpresa al momento della rivelazione che metteva tutti i tasselli al loro posto. Anche i personaggi secondari sono molto interessanti e la trama è gestita magistralmente.

Lo straconsiglio sia agli appassionati di fantascienza ma anche a quelli di avventura e di azione. Spero che Eleonora Rossetti continui a scrivere questo genere letterario perché è in gamba ed è un’ottima penna che farà parlare di sé.

Ho letto: Dannati, di Glenn Cooper.

Buonasera ragazzi.

Sono contento di esser riuscito a terminare la seconda lettura che mi ero prefisso per il mese di Gennaio, perché in questo modo mi sono tenuto in pista verso l’obbiettivo che mi ero fissato per il 2018, ossia 20 letture.

Dopo “Incubo” di Wulf Dorn, mi sono così tuffato sul primo libro della trilogia “Dannati” di Glenn Cooper, che porta il medesimo titolo.

Veniamo alla trama:

“Lo chiamano Oltre. Alcuni sono appena arrivati in quel mondo così simile al nostro eppure così diverso. Altr9788842924654_0_0_1533_75i invece sono lì da secoli e sono ormai indifferenti alla perenne coltre di nubi che nasconde il sole e all’atmosfera cupa che li circonda. Ma ognuno di loro condivide lo stesso destino: dopo essere morti, sono stati condannati per l’eternità. Sia che abbiano scritto a caratteri di fuoco il loro nome nel grande libro della Storia – tiranni sanguinari, sovrani spietati, criminali di guerra – sia che nel corso della loro oscura esistenza si siano macchiati di colpe incancellabili, adesso sono tutti relegati in quel luogo maledetto. Tutti, tranne John Camp. Lui è “vivo”, ed è lì per sua scelta. Perché ha giurato di salvare la donna che ama. Durante un audace esperimento di fisica delle particelle, la dottoressa Emily Loughty è scomparsa nel nulla e, quando si è deciso di ripetere il procedimento per capire cosa fosse successo, John si è posizionato nel punto esatto in cui lei era sparita e… in un attimo è stato catapultato nel mondo chiamato Oltre. E ora deve affrontare il male assoluto per ritrovare Emily e riportarla indietro. Ma il tempo a sua disposizione è poco, e tutti e due rischiano di rimanere per sempre prigionieri nella terra dei Dannati…”

Dannati si preannuncia, quindi, una sorta di Divina Commedia moderna, dove John Camp, ex Berretto Verde reduce dall’Afghanistan, deve percorrere in lungo e in largo gli inferi alla ricerca della sua Beatrice, Emily Loughty, dottoressa responsabile del MAAC, progetto che mira a concorrere con il CERN nella ricerca dei “gravitoni”. L’inferno disegnato da Glenn Cooper non ha però nulla di dantesco. Anziché il classico ambiente a gironi a cui l’immaginario ci ha abituati, ci ritroviamo, invece, di fronte a un pianeta completamente identico al nostro, dove Inghilterra, Francia, Italia e Germania continuano a trovarsi nei rispettivi luoghi. Soltanto il progresso scientifico e tecnologico viene a decadere, lasciando posto ad un clima medievale dove la fanno più da padrone le spade rispetto alle sporadiche vecchie pistole a pietra focaia.

Inizialmente si potrebbe avere una piccola sensazione di deja-vu, poichè lo schema ricorda quasi quello di Time Line di Michael Crichton, con il personaggio che attraverso un portale si ritrova catapultato in pieno Medio Evo per ritrovare una determinata persona e riportarla indietro. Anche la procedura di rientro è molto simile, ossia recarsi nel punto di ritorno a un orario prestabilito. C’è però da dire che tutto il contorno trova il suo spazio e la sua originalità, facendoci dimenticare presto di queste similitudini.glenncooper1

Ho comunque gradito lo stile di Glenn Cooper, con cui mi sono approcciato per la prima volta. Posso considerarlo un degno erede di Crichton per il suo modo di approcciarsi tanto alla storia quanto ad argomenti scentifici, facendoci percepire la sua preparazione senza farcela pesare.

I personaggi storici che Camp trova all’Inferno sono ciò che intrattiene maggiormente il lettore. Enrico VIII, Cesare Borgia, Robespierre e Barbarossa sono ben caratterizzati e risultato estremamente interessanti, forse anche più del protagonista, che a mio personale parere risulta fin troppo perfetto per rientrare nelle mie corde. Tempo addietro avevo già scartato il personaggio di Dirk Pitt di Clive Clusser per lo stesso motivo, poiché ho una predilizione per i personaggi complessi, tormentati e con tanti pregi quanto difetti. John Camp è bello, tutte le donne cadono ai suoi piedi, ha sempre la battuta pronta in grado di umiliare il gradasso di turno e conosce mosse che sanno stendere otto avversari armati anche quando si trova a fronteggiarli a mani nude. Insomma, le diverse situazioni, col tempo, diventano un pochino noiose e monotone e prive di patos a causa di questo, ma il romanzo, comunque, scorre molto bene e, come dicevo, sono gli stessi incontri di John con personaggi di ogni epoca a vivacizzare il tutto.

Una piccola nota che mi ha lasciato perplesso riguarda le distanze. La vicenda si svolge in tre settimane, durante il quale il protagonista riesce a passare dall’Inghilterra alla Francia, per poi arrivare fino in Italia, tornare in Francia e poi ancora in Inghilterra. Tutto quanto a piedi, a cavallo e con una macchina che va a 30/50 Km/h, con le relative pause, tappe e battaglie. Anche i soldati marciano negli stessi tragitti e abbiamo uomini che percorrono la Russia intera per andare a piedi in Germania, giungendo a destinazione. Insomma, questa cosa mi ha fatto storcere un pochino il naso, sembrandomi irrealistica, ma è stata l’unica cosa.

Il libro non è autoconclusivo e la trilogia necessita di esser letta per completo per godere appieno della storia.

Il mio voto? Direi 7.5. Mi ha intrattenuto e mi ha divertito. Sicuramente proseguirò con gli altri due libri.

Alla prossima!

Giornata Mondiale del Libro: la mia prima lettura.

Buona Domenica amici lettori.

Oggi, 23 Aprile, è la Giornata Mondiale del Libro, evento, patrocinato dall’UNESCO che si è iniziato a promuovere dal 1996. La data del 23 Aprile non è stata scelta casualmente, essendo il giorno in cui, nel 1916, morirono tre grandi scrittori quali: William Shakespeare, Miguel de Cervantes e Inca Garcilaso de la Vega.

Quale scopo si prefigge questa giornata? Quello di promuovere il continuo progresso culturale e di avvicinare le persone al piacere della lettura. Proprio oggi, non a caso, si conclude anche la fiera Tempo di Libri a Milano.

Approfitto, allora, di questo giorno per parlarvi di quello che fu il primo romanzo vero e proprio che iniziai a leggere e che mi portò ad appassionarmi a questo mondo.

Ricordo che ero nella prima adolescenza e passeggiavo con i miei genitori in una fresca serata estiva lungo la via Dante di Riccione. Stiamo parlando della fine degli anni ’90. Prima di allora le mie letture appartenevano solamente al mondo dei fumetti (Topolino, Pk e simili) con sporadici “Piccoli Brividi”, tanto in voga a quel tempo.

Entrando per curiosità in una libreria, notai una copertina raffigurante un dinosauro. Si trattava di Jurassik Park di Michael Crichton.51lr34jh6wl-_sx344_bo1204203200_ Avendo visto il film ed avendolo amato, come ogni ragazzino di quel periodo, non resistetti alla tentazione di comprarlo e, in quei pochi giorni rimanenti di spiaggia, me lo divorai completamente. Da quel momento, Crichton è diventato la mia passione. Lessi: Time Line, Sfera, Congo e tutti i romanzi da lui prodotti, andandomi poi a vedere le versioni cinematografiche. Da lì è sfociato l’amore per la letteratura, andando a spaziare e a sperimentare anche altri generi e altri autori.

Questo apre una bella parentesi sull’influenza che possono avere i film sui giovani nell’appassionarli alla lettura, ma ne parleremo in un’altra occasione.

Per ora, la domanda che vi pongo è: quale libro è stato il vostro primo amore? Quando e come avete iniziato a leggere e ad amare la lettura?

Al prossimo post ciurmaglia!