Nightflyers: il lato fantascientifico di George Martin

All’inizio di febbraio ho voluto buttarmi sulla piattaforma che ormai ha preso piede anche nel nostro paese: Netflix. Devo dire di esserne davvero soddisfatto e un amante delle serie televisive come me non può che considerarlo un paradiso. Ce ne sono così tante che è difficile capire da dove iniziare. Fortunatamente, Netflix calcola, attraverso gli algoritmi, quelli che potrebbero essere i miei interessi e in poco tempo mi ha consigliato Nightflyers.

Di che cosa parliamo? Trattasi, in poche parole, di una serie fantascientifica basata su un racconto di George Martin, lo scrittore de “Le cronache del ghiaccio e del fuoco” altrimenti note come “Il trono di spade”.

Partiamo dal presupposto che ho molto apprezzato la saga fantasy di Martin, non solo per il modo innovativo con cui ha spodestato i canoni del genere, ma anche per come ha tessuto una storia corale senza stabilire dogmaticamente chi fossero i buoni e i cattivi (anche se questo aspetto sta venendo meno nelle ultime stagioni della serie televisiva, dopo l’abbandono alla sceneggiatura da parte dello scrittore).

Tempo addietro, entusiasta del suo stile narrativo, tentai la sorte con Wild Cards, una saga che si sposta sulla fantascienza, in cui Martin, insieme ad altri scrittori e amici, prova a fare la stessa cosa: più personaggi e più storie intrecciate. Questa volta, però, l’esperimento, a mio avviso, non è affatto riuscito e gli aspetti surreali e confusionari mi hanno fatto abbandonare la storia al secondo volume.

Potete immaginare, dunque, il mio scetticismo di fronte a questa nuova serie, pur non avendo mai letto il racconto in questione. Di che cosa parla, questa volta?

Ci troviamo nel futuro e sulla terra una pandemia sta uccidendo tutti gli esseri umani. Uno scienziato di nome Karl D’Branin sale a bordo della Nightflyers, capitanata da Roy Eris, per raggiungere delle forme di vita aliene che potrebbero salvare l’umanità con la loro conoscenza. Sulla nave, viaggia con loro Thale, un L1, ossia una persona in grado di leggere nel pensiero e di mostrare alla mente di altre persone ciò che vuole. Lo scopo di Karl è di utilizzarlo nel comunicare con le sconosciute forme di vita.

I presupposti rischiavano di essere interessanti, considerando che di viaggi spaziali ne abbiamo visti di tutti i colori. Purtroppo, però, bastano pochi episodi per vedere svanire tutta la speranza di originalità. Abbiamo un pericolo a bordo, morti che si susseguono e un pericolo da debellare. L’abbiamo visto nella serie di Alien, in Life e in molti altri prodotti cinematografici e televisivi. Il ritmo è lento e i personaggi, tanti, sono poco approfonditi. L’unico di cui andiamo a scoprire il passato è Karl. Gli altri sono solo sagome che interpretano un ruolo e di cui non si sa nulla (solo vaghi accenni a Roy Eris e a Lommie Thorne).

Gli episodi sono 10 e personalmente sono andato avanti solo perché non è mia abitudine lasciare le cose a metà. Qualcuno, inoltre, mi aveva spronato a proseguire, parlando di un accenno di risalita dopo l’episodio 5, cosa che non ho visto. Il ritmo è salito, piuttosto, solo all’episodio 8, trovando la sua impennata nel 9 e calando leggermente nel 10.

Ho trovato, inoltre, in questi ultimi episodi, una forte incoerenza nella gestione del personaggio di Rowan che, come si può vedere dalla intro al primo episodio, è fondamentale nello sviluppo della trama. Questo mi ha fatto storcere il naso.

L’unica nota positiva è la drammaticità del finale che, lo ammetto, è stato commovente. Non mi è bastato, però, ad alimentare la mia curiosità su una seconda stagione e credo di non essere l’unico, dato che la Syfy ha deciso di cancellarla e di non produrla. Il motivo? Solo 420000 spettatori negli USA per la puntata finale. Troppo pochi visti i costi di produzione.

Questa seconda esperienza negativa con il buon George mi ha spinto a non dargli altre possibilità in merito a questo genere. Che debba dedicarsi solo al fantasy? Voi che ne pensate? Avete letto qualcosa di suo che potrebbe farmi ricredere?