Jackpot

Quando Jerry si fermò nel piazzale con il suo furgoncino dei surgelati, la vecchietta lo stava già attendendo alla finestra. Lo salutò con un gesto timido della mano, sorridendo con l’ultimo dente rimasto.
«Sei in ritardo, giovanotto. Adesso non ho tempo per scendere» disse dispiaciuta, dando rapide occhiate all’interno della casa.
Jerry scese dal veicolo, indossando la sua solita espressione di finta cortesia.
«Non si preoccupi. In caso glielo porto su io. Vuole anche oggi il puré di patate?»
La vecchietta lo fissò con le sue lenti spesse. Riuscivano a ingrandire i suoi occhi rendendoli sproporzionati al suo corpo minuto.
«Va bene. Solo quello però. Fai in fretta!»
Jerry aprì lo sportello del furgoncino e prese il puré. Sentì che il cellulare stava vibrando. Era un messaggio di Debora, la sua fidanzata. Sorrise, leggendo quello che gli aveva scritto. Avrebbe voluto sposarla, ma con il suo lavoro precario e lo stipendio così basso non avrebbe potuto di certo offrirle un futuro sicuro e felice.
«Ci mettiamo anche al telefono, adesso? Ho fretta ragazzo. Lanciamelo su!»
Jerry tornò con i piedi per terra e rimise il cellulare al suo posto.
«Come scusi?»
«Lanciamelo su, ho detto. Non farmi perdere tempo. Ti butto giù i soldi.»
La vecchietta spalancò le braccia, pronta ad afferrare al volo la busta surgelata.
Jerry scosse il capo, incredulo davanti a quella richiesta. Si mise malvolentieri sotto la finestra e oscillò le braccia dal basso verso l’alto, come a dover compiere un bagher in una partita di pallavolo. Lo fece più volte, prima di lasciare la presa e far volare il puré verso la signora. Questa richiuse le braccia goffamente, lasciandosi sfuggire la preda.
«Riprova. C’eri quasi!»
Jerry iniziava a spazientirsi. Tentò altre due volte, ma con lo stesso risultato.
«Non lo sai lanciare bene! Devo insegnarti io?»
Il ragazzo fece un passo indietro e impugnò il sacchetto come farebbe un lanciatore di palla americana. Caricò il colpo, ritraendo il braccio, per poi prendere la mira e scagliarlo verso di lei. Il puré colpì in pieno volto la vecchietta, facendola volare all’indietro.
«Oddio!» esclamò Jerry, salendo le scale esterne che portavano alla sua porta d’ingresso. Entrò in casa e provò a orientarsi nel lungo corridoio buio, trovando il salotto alla sua destra. La vecchietta giaceva sul pavimento, con gli occhiali rotti accanto al surgelato. Non dava segni di vita.
«Ripetiamo i numeri vincenti!» stava dicendo il presentatore alla televisione.
Jerry si chinò sulla donna e la scosse. Non ebbe risposta, ma sembrava respirare ancora.
«Cinque, undici, ventitré, sessantaquattro, sessantasei. Numero Jolly: ottantotto!»
Il ragazzo si alzò e prese di nuovo il cellulare, digitando il numero del Pronto Soccorso.
Mentre lo stava per avvicinare all’orecchio, però, vide qualcosa sul tavolo. Era uno scontrino della ricevitoria e vi erano scritti i numeri giocati dalla signora.
«Cinque, undici, ventitré, sessantaquattro, ottantotto» lesse a bassa voce, mentre la centralinista rispondeva alla chiamata. Attaccò bruscamente e rilesse una seconda volta, per essere sicuro.
«Ricordiamo che il jackpot è di quattordici milioni di euro!» disse il presentatore rincarando la dose.
Jerry alternò lo sguardo tra lo scontrino e la vecchietta stesa a terra. Afferrò i numeri vincenti e uscì dalla stanza, ritrovandosi nel corridoio. Aprì la rubrica e chiamò Debora.
«Pronto, amore? Niente, volevo solo dirti che ti amo e…» si accorse di aver svoltato nella direzione opposta a quella dell’uscita, avendo davanti solo il bagno e uno sgabuzzino. «…Vuoi sposarmi?»
Gli occhi gli diventarono lucidi, sentendo Debora piangere a dirotto per la gioia. «Sì. Non lo so. Fra… tre mesi? Troppo presto? Dici?»
Passò di nuovo davanti al salotto e lì si fermò. Sul pavimento, dove prima c’era la vecchietta, ora c’era soltanto il puré di patate. Entrò nella stanza, guardandosi attorno perplesso. Il respiro gli si fermò in gola, così come il cuore.
«Signora?» domandò, mentre alla televisione trasmettevano la pubblicità di una passata di pomodoro.
Sentì il rumore di qualcosa che cadeva per terra, proveniente dalla cucina. Si avvicinò quatto alla porta e sbirciò dentro. La portafinestra era aperta e il vento aveva fatto cadere dei piatti di plastica.
«Signora?» domandò ancora. Si voltò per rientrare e si chinò per prendere la busta del puré. In quel momento la vide. Aveva il naso tumefatto e del suo unico dente non c’era più traccia. Impugnava un bastone da passeggio con entrambe le mani. Lo guardava dall’alto con sguardo severo.
«I miei numeri» disse, per poi abbassare con violenza il bastone sulla sua testa.
Per Jerry, il mondo scomparve. La Signora, invece, si abbassò a prendere il biglietto, insieme alla busta surgelata. Li appoggiò sul tavolo e dal proprio borsello prese due euro e cinquanta, adagiandoli sulla schiena del giovanotto. Poi si sedette e col telecomando cambiò canale, mettendo una puntata della sua telenovela brasiliana preferita.