LE MIE LETTURE DI GENNAIO

Buongiorno amici lettori.

Come ricorderete, per il 2019 mi ero proposto di arrivare a leggere ben 30 romanzi (10 in più rispetto all’anno scorso). Devo dire che sono partito piuttosto bene e nel primo mese dell’anno ho già terminato tre letture, di cui sono estremamente soddisfatto. Ho deciso di fare un post unico in cui ve ne parlo in maniera riassuntiva. Eccole qui di seguito:

  1. MARY READ, LA DONNA PIRATA (di Michela Piazza). Conosco Michela da molto tempo, un’autrice in gamba che ha voluto mettere su carta la biografia di questa famosa piratessa vissuta nei primi decenni del ‘700. Inizialmente l’opera era divisa in due volumi, perché la vita di Mary Read è così piena di avvenimenti che è davvero difficile racchiudere il tutto in poche pagine. Mary Read, infatti, finge di essere suo fratellastro morto, Mark, travestendosi da maschio. Lo fa sin da bambina, così da farsi mantenere dalla nonna di quest’ultimo. Negli anni, però, questi panni le permettono anche di fare una vita diversa da quella di tutte le altre donne. Diventa marinaio, soldato e perfino pirata. Unendo i due volumi in uno solo, Michela Piazza crea un’opera degna di essere conosciuta, dove le sue ricerche durate ben dieci anni, portano a descrivere con accuratezza la guerra tra Inghilterra e Francia oltre che la vita di mare. A questo aggiungiamo la capacità di farci immedesimare nei personaggi, di farci affezionare a loro e di soffrire, in più momenti, di fronte a situazioni drammatiche. Troveremo pirati come Calico Jack, Charles Vane, Barbanera, Anne Bonnie, Israel Hands e molti altri. Ammetto e ribadisco che è uno dei più bei romanzi che abbia mai letto;
  2. MOBY DICK, di Herman Melville. Che dire di questo classico? Non si può dire nulla che non sia già stato detto. Di certo un capolavoro della letteratura dell’800. Sicuramente non è un romanzo di facile lettura. Un po’ per la prosa molto antica e un po’ le continue parentesi che Melville apre nel descrivere, come in un saggio, la balena e tutte le sue parti, ho dovuto accantonarlo più volte per concedermi lo svago di letture più rilassanti. In circa tre mesi, alla fine, sono riuscito a terminarlo con grande soddisfazione. Una delle caratteristiche incredibili che ho notato del suo modo di scrivere, è quello di creare aspettativa. Lo fa con tutti i personaggi chiave, in particolar modo con tre. Il primo è Quiqueg, il ramponiere indigeno. Quando Ismaele trova alloggio in una locanda, prima di imbarcarsi, gli viene detto che non c’è posto, se non in un letto da condividere con questo strano personaggio. Quiqueg, però, non è presente in locanda e Ismaele mette assieme le più svariate voci sul suo conto, prima di poterlo vedere con i suoi occhi. Questo porta il lettore a farsi stravaganti idee e di non vedere l’ora che compaia tra le pagine. Lo stesso avviene con Achab, che non appare sul ponte della nave se non a viaggio inoltrato (e anche su di lui ne vengono dette di tutti i colori, contribuendo alla sua fama leggendaria) e con Moby Dick, la balena bianca, di cui se ne parla per tutto il romanzo ma che comparirà solo alla fine. Una tecnica eccezionale, tanto quanto la poetica dello scrittore;
  3. NON SI UCCIDE PER AMORE, di Rosa Teruzzi. Si tratta del terzo romanzo di una serie (di cui uscirà quest’anno il quarto). Segue infatti a “La sposa scomparsa” e a “La fioraia del Giambellino”. Si può leggere, però, anche da solo, non essendo strettamente legati agli altri libri. Libera è una fioraia che viene coinvolta spesso nei fatti di cronaca, risolvendo casi lasciati insoluti. Vive in un casello ferroviario, ha una figlia poliziotta di nome Vittoria e una mamma hippy di nome Iole. In questo romanzo, il trio dovrà indagare in merito alla morte del marito di Libera, avvenuta parecchi anni prima, in cui sembra sia coinvolta la ‘Ndrangheta. Più che il caso in sé, che viene risolto in maniera piuttosto semplice, quello che attira di questo romanzo riguarda le dinamiche familiari e i rapporti sentimentali e affettivi di queste tre donne sole. Libera, infatti, si contende il collega del defunto marito, Gabriele, con una donna molto più giovane di lei, Vittoria frequenta un uomo che pare sia un pregiudicato e Iole condisce la storia con la sua eccentricità e la sua ironia. Il tutto rende il romanzo molto frizzante e piacevole, da leggere in pochi giorni.

E voi? Quali sono state le vostre letture di gennaio?

Black Sails: tiriamo le somme.

Buongiorno a tutti, amici lettori.

Oggi chiacchieriamo di una serie televisiva che, seppur di nicchia, ha saputo avere negli ultimi anni un discreto seguito. Stiamo parlando di Black Sails, serie della Starz, composta da quattro stagioni e ultimata poche settimane fa.

Visto l’argomento della pirateria, di cui ho trattato nella saga letteraria Jolly Roger, mi sembra giusto parlarvi anche di questa serie. Difatti, Black Sails parla proprio di pirati, ambientando la trama agli inizi del 1700 nell’isola delle Bahamas, più precisamente nella cittadina di Nassau.

Il filone centrale, su cui si basano tutti gli episodi, è il ritrovamento di un ricco carico d’oro su un galeone spagnolo e la conseguente contesa fra i pirati per il suo possesso. Attorno a questo fulcro ruotano le storie di pirati famosi (Barbanera, Charles Vane, Calico Jack e Anna Bonnie) ben miscelate a quelle di pirati di fantasia, estratti dal romanzo “L’isola del tesoro” di Stevenson (Long John Silver, Billy Bones e il capitano Flint). Queste quattro stagioni, infatti, fanno da prequel al romanzo appena citato.

Devo dire che non era facile trattare dal punto di vista televisivo questa tematica. Difatti, l’ambientazione piratesca è vittima del peso ingombrante della saga Disney dei “Pirati dei Caraibi” che ormai ha reso stereotipata la figura del bucaniere, facendola associare nelle menti delle persone a quella di Jack Sparrow.

Black Sails, però, riesce bene nell’impresa e punta sul realismo di ciò che racconta, rispetto alle avventure rocambolesche e fantasiose della ciurma della Perla Nera, tra fantasmi, uomini pesce ed elisir della vita eterna. Qui abbiamo uomini che combattono per la libertà, per la sopravvivenza, in un clima crudo e violento, dove ambizione e orgoglio sono gli elementi dominanti.

L’unico punto a sfavore, che mi sento di dare a questa serie, è l’eccessivo uso di scene sessualmente esplicite, in gran parte gratuite, che sembrano avere l’unica intenzione di far parlare di sé e spiccare, destando l’attenzione di tutti con qualcosa di forte, al limite del pornografico (Il Trono di Spade insegna).

Al di là di questo e di alcuni episodi dove i dialoghi sono risultati un po’ troppo meccanici e arzigogolati, la serie dimostra ottima qualità, soprattutto nella caratterizzazione dei personaggi e nella loro evoluzione. Tra tutte, quella del giovane John Silver, inizialmente cuoco di un mercantile, che si ritrova invischiato in faccende più grandi di lui che col tempo impara a gestire, facendosi influenzare dalla personalità oscura di Flint fino a diventare il famoso pirata dalla gamba di legno, capace di azioni crudeli e prive di alcuno scrupolo.black-sails-finale-flint-ending-theory

In conclusione, non posso che ritenermi appagato, al termine di questa serie. L’ho trovata notevolmente realistica e a tratti perfino istruttiva. Rispecchia molto bene gli usi e i costumi dell’epoca e il fatto stesso che, una volta terminata, non ho potuto resistere alla tentazione di comprarmi il romanzo de “L’isola del tesoro”, significa che il suo scopo l’ha pienamente raggiunto.

Al prossimo post!