Novità in libreria: Mosaico, le due croci

Ciao a tutti, amici lettori.

Ricorderete che tempo fa avevo recensito positivamente un libro di un autore esordiente dalla buona penna, dal titolo: Mosaico, una storia veneziana. Qui vi metto il link alla recensione, nel caso ve la foste persa.

L’autore in questione è Marco De Luca, scrittore veneto che ha preso a cuore la storia della sua terra, riportandola attraverso una trama fitta di intrighi, inganni e complotti nel XVI secolo.

Il primo volume, di quella che si propone di essere una trilogia, ha riscosso molto successo, vendendo migliaia di copie. Il finale era stato lasciato aperto ma l’autore, anziché proseguire con un sequel, ha preferito pubblicare prima un prequel, dal titolo: Le due croci.

Marco De Luca

Una scelta molta coraggiosa ma che ha incuriosito molti lettori. Coloro che hanno avuto già modo di leggere “Una storia veneziana” si sono dimostrati ansiosi nel voler scoprire i retroscena che riguardano il passato dei protagonisti. Il fatto che, questa volta, la storia sarà autoconclusiva, permetterà anche a coloro che non hanno letto il precedente volume di approcciarsi alla saga partendo da qui.

Insomma, è un romanzo che è adatto a tutti quanti e che grazie alla sua accuratezza storica, già dimostrata nell’altro libro, si propone di appassionare tutti coloro che amano i romanzi storici, il ‘500 e soprattutto le terre venete.

Ecco qui la trama:

“Anno Domini 1581. Il Vicerè di Napoli è disposto a tutto pur di conquistare Venezia, la regina del Mediterraneo. Alfredo Dandolo, nobile veneziano senza scrupoli, è l’uomo adatto per colpire la città dei Dogi dall’interno. Una reliquia custodita a Costantinopoli è la merce di scambio richiesta all’uomo per diventare Doge; Iñacio Cortés il mercante scelto per riportarla a Venezia. Tra intrighi e inganni, Cortés verrà catapultato nella Mantova dei Gonzaga, città tanto bella quanto pericolosa. Passando da pedina a giocatore, accompagnato da due donne, sarà lui a dover fermare l’avanzata spagnola. Ci riuscirà?
La vera protagonista di Mosaico è però la Serenissima Repubblica, e più ancora gli uomini e le donne che la animano come tessere di un mosaico: uomini di stato, seducenti cortigiane, sicari senza scrupoli, avidi mercanti e cospiratori visionari.

«Non badate ai ricchi vestiti del nobiluomo che mi accompagnava: questa città sa tributare enorme rispetto alla ricchezza e ai diritti di nascita, perché sa che per prosperare ha bisogno di ducati e protezione, ma nel suo cuore, lo sappiamo entrambi, preferisce gli uomini che sanno di sale a quelli che profumano di cipria. Sono loro a capire davvero quanto sia unica al mondo; e anche se Venezia offre il suo lusso e le sue celebrazioni ai suoi uomini più ricchi e prestigiosi, io credo che siano gli altri, a conti fatti, a meritarsi il suo amore.»”

Se la trama vi ha incuriosito, ecco qui i link all’acquisto:

Romanzo cartaceo

Romanzo e-book

Pagina autore


Ho letto “Mosaico” di Marco De Luca.

Buonasera a tutti.

Oggi torno con la rubrica “Ho letto” con un libro di un autore esordiente che sta riscontrando un discreto successo. Sto parlando di Mosaico, di Marco De Luca.

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Marco ha autopubblicato il suo romanzo a Febbraio di quest’anno attraverso la piattaforma Amazon, sia in e-book che in cartaceo. In soli due mesi ha venduto ben 500 copie del suo libro, scalando le classifiche del sito nella categoria “Narrativa Storica” e “Azione e Avventura”. Conoscendolo già da prima della pubblicazione del romanzo, ero molto curioso di tuffarmi nelle trame di Venezia da lui costruite e non vedevo l’ora di dirvi la mia personale opinione. Veniamo alla quarta di copertina:

Anno Domini 1583. Venezia è la città dei Dogi, la regina del Mediterraneo, centro nevralgico di tutti i commerci. Il capitano Iñacio Cortés, avventuriero portoghese, intraprendente e senza scrupoli, cercherà di farsi strada dai bassifondi della città di San Marco fino a raggiungere, forse, i vertici della piramide. Attraversando calli e sottoporteghi, districandosi tra intrighi e inganni, il portoghese verrà catapultato in una Spalato leggendaria, dove su suggerimento di un geniale ebreo, si è deciso di fare della città adriatica un fiorente scalo commerciale per favorire l’amicizia tra Venezia e i Turchi. Iñacio cadrà, si rialzerà e imparerà a proprie spese che nella vita ci sono tre tipi di persone: quelli che stanno fermi, quelli che muovono e quelli che sono mossi.
La vera protagonista di Mosaico è però la Serenissima Repubblica, e più ancora gli uomini e le donne che la animano come tessere di un mosaico: uomini di stato, cortigiane deliziose, sicari, avidi mercanti, nobili decaduti, eroi di guerra, corsari rinnegati e cospiratori visionari.

«Venezia è così, fatevelo dire da chi la conosce da sempre. Lo imparerete presto. È come un mosaico dove ogni tessera serve per tenere incollata l’altra. Prese per sé, sono poche le tessere che non siano brutte alla vista, che non sembrino sgradevoli o il cui senso non è chiaro: ma se tutto ricade secondo un disegno, ognuna di loro acquista scopo nel tutto.»

Come si può notare, oltre a Cortés, la vera protagonista della vicenda è Venezia. Ci si immerge totalmente nella città salmastra, tra i suoi viottoli, i canali e le abitudini del 1500. Marco De Luca dimostra una preparazione invidiabile e un lavoro certosino che, oltre a raccontare, permettono al lettore di imparare cose nuove, come in qualsiasi romanzo storico che si rispetti.

Il protagonista è, inoltre, ben caratterizzato, con le sue espressioni, i suoi vizi e le sue passioni. Oltre a Cortez mi sono molto piaciuti i personaggi di Cliff Hume e di Don Bruno Vasquez, compagni di missione che creeranno simpatici siparietti e dialoghi coinvolgenti.

Sugli altri personaggi, invece, c’è una nota dolente. Sono tanti e hanno poco spazio. Alcuni compaiono soltanto per poche pagine, seppur di loro, oltre al nome, si abbia una visione di tutto il loro passato e del loro ruolo all’interno della città. A mio avviso questo genera un po’ di confusione e a volte si poteva fare a meno di caratterizzarli così a fondo, vista la loro scarsa importanza, tratteggiandoli soltanto.

Anche lo stile è ancora un po’ acerbo ma è al contempo promettente e come libro d’esordio si mantiene a un livello molto alto, appassionando sia chi è amante di Venezia e sia chi ha piacere di immergersi nel XVI secolo. Le stesse recensioni avute dal romanzo dimostrano questo apprezzamento.

Sono molto fiducioso in merito all’universo narrativo che Marco sta mettendo in piedi e attendo con ansia il sequel.

Nel frattempo, non mi resta che invitarvi a dare una possibilità a questo libro che oltre a essere un’ottima storia è una delle prove viventi che anche il Self Publishing può sfornare prodotti veramente meritevoli.

Voto: 7,5.

Come affrontare le critiche.

Buongiorno amici lettori.

Oggi parliamo di qualcosa che prima o poi ogni scrittore deve, per forza di cose, affrontare: le critiche.

Eh sì, perchè quando si lancia un manoscritto in pasto ai lettori si possono avere reazioni di ogni tipo e presto o tardi qualcuno parlerà inevitabilmente male di noi. Come affrontarle, dunque? Quanti tipi di critiche esistono? Sono tutte uguali? Analizziamone insieme qualcuna:

  1. la critica “de gustibus”. Si tratta di quella recensione negativa fatta da un lettore a cui non siamo piaciuti, di un parere soggettivo che, anche se ci può essere difficile da digerire, esiste e va accettato. Bisogna entrare nell’ottica che è quasi impossibile avere una bella pagina Amazon con 200 recensioni a 5 stelle e basta. I lettori sono tanti, le aspettative e i gusti ancora di più. Qualcuno che ci metterà una stella sola, prima o poi lo troveremo. A meno che non diventino la maggioranza o un numero considerevole (che ci dovrebbero portare a farci qualche domanda) bisogna applicare il principio del “guarda e passa”;
  2. la critica “tabula rasa“. Si tratta di quella recensione che più che a esporre la propria opinione ha il solo scopo di distruggere il vostro operato. Mi capitò, in passato, di una lettrice che fece una video-recensione di ben 30 minuti, dove si adoperò a mettere in dubbio alcuni aspetti storico/geografici del mio scritto, a fare una sorta di analisi grammaticale e a spoilerare diversi punti della trama. Cosa fare in questo caso? All’epoca mi buttai in una sorta di discussione pubblica ma, tornando indietro, direi che la cosa migliore è andare oltre, altrimenti si rischia di lasciare per la rete anche una brutta immagine di sé. Questo a meno che le calunnie non diventino così pesanti e diffuse da necessitare un nostro intervento chiarificatore, ovviamente;
  3. la critica “muratore bergamasco“. Si tratta di quella critica costruttiva, che mira ad aiutarti a crescere e che cerca di farti notare i punti deboli solo al fine di poter rendere l’opera o il tuo stile migliore. Sono critiche necessarie, se non indispensabili, perché è veramente difficile che il nostro primo manoscritto sia perfetto. La scrittura è una strada sempre in salita, che ci fornisce costanti opportunità di fare di più, se ci si pone con la giusta umiltà e atteggiamento. Se questo tipo di critica ti abbatte è solamente per costruirci sopra una casa più bella;
  4. la critica “Otello“. Avviene quando l’invidia e la gelosia la fanno da padrona. Si può dire che è una sottocategoria della “tabula rasa” poiché il metodo è lo stesso, solo che cambia il fine. A volte viene fatta al solo scopo di sabotarvi, forse per un vostro avanzamento in classifica, così da non aver concorrenti fra i piedi o solo per la rabbia di non essere al vostro posto, vedendo i lettori come la Desdemona di turno. Ignora anche questa, alla fine vince sempre la meritocrazia;
  5. la critica “Regina Antonietta“. Si tratta di quella critica mossa con snobbismo e superficialità, molte volte senza neanche averti letto, ma solamente per la tua appartenenza alla categoria degli autopubblicati. In genere, chi la muove non conosce quasi nulla dei sistemi del Self-Publishing, facendo affermazioni senza senso, come nel chiedere perché il popolo privato di pane non si sia cibato di briosche.

Queste sono quelle che ho avuto modo di incontrare io. Voi ne conoscete altre? Come le avete affrontate?

Al prossimo post!

Recensioni a pagamento: perché evitarle.

Buongiorno amici lettori.

Oggi voglio parlare di un tema attuale e che può interessare molti scrittori emergenti. Sto parlando delle recensioni a pagamento.

Giusto oggi se ne discuteva all’interno del gruppo Self Publishing Italia. Questo perchè un giovane ragazzo armato di buone intenzioni, che collabora con un blog d’informazione, proponeva recensioni a pagamento agli autori autopubblicati, ai fini di dare loro visibilità e promozione. Parlando in privato con il giovane in questione è emerso come non conoscesse appieno le dinamiche dell’ambiente letterario e ha fatto subito un passo indietro in merito alla sua iniziativa. Ci tengo, però, a dare qualche delucidazione a chi non sapesse bene cosa fare di fronte a certe offerte apparentemente allettanti.

Perché, dunque, rifiutare una recensione a pagamento? Ecco alcuni semplici motivi:

  1. Le recensioni a pagamento non hanno credibilità. Difatti, voi paghereste qualcuno per parlare male del vostro libro? Certo che no. Vorreste una recensione coi fiocchi, ricca di elogi e di buone parole. Questo lo sa anche chi ve la propone e, di conseguenza, la recensione sarà sempre e solo positiva. Se il sito sarà conosciuto dai lettori come una testata che offre simili servizi, allora potete stare certi che, non essendo stupidi, anche loro sapranno che quel bell’articolo confezionato ha il valore pari a zero;
  2. se vi guardate attorno, in rete, vedrete che ci sono centinaia di blog letterari e di canali you tube che offrono la possibilità di una recensione o di una segnalazione. Il tutto semplicemente GRATIS. Dunque, perché pagare qualcosa che si può avere senza spendere un centesimo? E non stiamo parlando di siti che hanno dieci visualizzazioni compresa la sorella, la madre e la nonna. Stiamo parlando di blog che hanno migliaia di visualizzazioni. Volete una prova? Digitate su Google “Gabriele Dolzadelli Jolly Roger” e guardate quanti blog mi hanno dato la disponibilità di leggere e recensire il romanzo gratis. Fate lo stesso su you tube. Vi sorprenderete dei risultati;
  3. le vendite non saliranno improvvisamente per una recensione positiva su un blog particolarmente in vista. Il lavoro di promozione è lungo, difficile e con risultati a lungo termine. Non scoraggiatevi, però. Senza spendere un euro, se avete fra le mani un’opera di valore, potete ottenere grandi risultati.

Spero di esservi stato utile.

Al prossimo post!

Scrittori: 5 modi per godervi ancor di più le fiere dedicate ai libri.

Buongiorno amici lettori.

Oggi ho pensato di parlarvi della mia esperienza con le fiere, visto che siamo in pieno week-end da Tempo di Libri, l’evento libresco milanese alla sua prima edizione.

Purtroppo (e mi mangio le mani) non riuscirò a parteciparvi, ma molti lettori e scrittori saranno presenti ad almeno uno dei giorni previsti dal programma. Quali possibilità offrono, però, fiere di questo tipo a uno scrittore emergente? Partecipando sia al Salone del Libro di Torino che al Cartoomics, ho potuto sperimentare quanto possano diventare piacevoli andando oltre al semplice girare per bancarelle a fare acquisti. Ecco cinque punti:

  1. questi eventi ti permettono di conoscere personalmente i direttori di piccole e medie case editrici. Se ti porti dietro delle copie cartacee della tua opera, puoi consegnarle a chi è di tuo particolare interesse e in questo modo eviterai le spese di spedizione avendo anche una maggior garanzia che il manoscritto venga letto e valutato;
  2. alle fiere puoi accordarti con alcuni tuoi lettori o recensori, così da potervi incontrare. Personalmente l’ho sempre trovata una bellissima esperienza, potendo avere un contatto diretto e umano con chi ti segue.
  3. puoi ascoltare molti altri scrittori, famosi e non, che presentano le loro opere. In questo modo puoi imparare molto su come tenere una presentazione e strutturare una storia. Ricordo ancora con grande ammirazione il metodo usato da Donato Carrisi, che mi coinvolse e mi portò immediatamente ad acquistare il suo libro;
  4. se hai dei progetti in mente, hai la possibilità di incontrare persone di vario genere e coltivare contatti e collaborazioni. Al Cartomics, per esempio, ho potuto parlare con dei disegnatori, così da capire come potermi muovere per l’eventuale realizzazione di un fumetto del mio romanzo e alcuni di loro mi hanno perfino dato altri contatti di altri disegnatori che potevano essere interessati;
  5. puoi farti un’idea in merito alla direzione che sta prendendo il mercato editoriale, sia col semplice spirito d’osservazione e sia presenziando agli eventi che vengono organizzati insieme a esperti del settore.

Insomma, ci sono molti modi per rendere le fiere ancora più interessanti, istruttive e costruttive. Voi avete trovato altri benefici? Cosa ne pensate delle fiere dei libri, grandi e piccole? A voi la parola, ciurmaglia. Noi ci sentiamo al prossimo post!

Traduzione: la mia esperienza con Babelcube.

Ben ritrovati sul blog, amici lettori e scrittori.

Oggi parleremo di traduzione. Per un autore emergente, infatti, la traduzione della propria opera può essere una carta molto valida per ampliare il proprio mercato e il numero di lettori. Basti pensare a come, in realtà, il bacino d’utenza italiano sia molto inferiore rispetto a quello di lingua spagnola o inglese. Ma come si può fare a trovare qualcuno disposto a fare un simile lavoro a cifre abbordabili? Questa domanda se la sono fatta in molti, perché, normalmente, per un romanzo di lunghezza media (di circa 300 pagine) si può arrivare anche a un preventivo di 1000 euro.

L’idea geniale è venuta a qualcuno, ossia ai creatori di Babelcube.

Babelcube è un sito che si propone di fare da intermediario tra autori e traduttori. Entrambe le categorie possono iscriversi gratuitamente creando il proprio account. Una volta fatto, gli scrittori possono caricare la propria opera, mentre i traduttori il proprio curriculum.

Cosa accade a quel punto? Che ogni autore può cercare sul sito i traduttori disponibili per una determinata lingua. Ce ne sono, nello specifico, una trentina da cui partire e dieci di destinazione (francese, inglese, italiano, tedesco, giapponese, olandese, norvegese, spagnolo, portoghese e africano, di cui si rimane stranamente generici). Grazie ai curriculum si può conoscere la lingua madre del traduttore, le sue competenze e le recensioni ricevute da altri scrittori per cui la persona ha tradotto. A quel punto può mandare delle richieste di collaborazione.

Dall’altra parte, anche i traduttori possono sfogliare il sito e leggere gli estratti delle varie opere, così che possono, a loro volta, inviare dei messaggi agli autori per la medesima richiesta.

Se un autore o un traduttore rispondono favorevolmente a una proposta lavorativa fatta dall’altro, allora si parte, mettendo mano all’opera. Viene data una scadenza e, a lavoro concluso, l’autore potrà pubblicare il romanzo tradotto, lasciando una percentuale sulle vendite al traduttore.

Qui apro una piccola parentesi per gli scrittori: quale tipologia di traduttori è bene contattare? Secondo la mia personale opinione è bene chiedere a persone che siano della stessa lingua di quella di destinazione dell’opera. Se, per esempio, voglio tradurre in inglese dall’italiano, sarebbe meglio se a fare il lavoro sia una persona che proviene dall’Inghilterra o dagli USA, così che sappia come rendere al meglio certi modi di dire o certe espressioni per il pubblicò che andrà leggervi.

In conclusione, quali sono i vantaggi e gli svantaggi?

Il vantaggio è quello di poter beneficiare di un lavoro di qualità a costo zero (dividendo semplicemente i ricavi).

Gli svantaggi, invece, sono purtroppo molteplici:

  1. il sito non è disponibile in lingua italiana e per chi non ha dimestichezza con l’inglese può risultare molto difficoltoso districarvisi;
  2. BabelCube non è molto pratico nel tenere sotto controllo le vendite e le offerte. Anzi, più volte non vengono aggiornate in tempo reale e questo crea delle difficoltà nel verificarne l’accuratezza;
  3. l’opera non viene caricata su tutti gli store che vengono menzionati al momento del contratto;
  4. Amazon si rifiuta di attivare le promozioni che decidete di avviare, per non si sa quale ragione. Questa mancata collaborazione con Babelcube crea non pochi disagi essendo lo store su cui generalmente si fa più affidamento;
  5. l’assistenza clienti viene fornita in inglese.

In conclusione, il mio giudizio a riguardo sta diventando sempre più negativo. Credo che, con questa cattiva gestione, Babelcube rischierà di perdere sempre più clienti. Col tempo, infatti, penso che gli autori e i traduttori useranno il sito solamente per il primo contatto, per poi proseguire le proprie trattative in privato, magari ricontattandosi su Facebook o altri social, così da evitare tutti questi brutti inconvenienti. Peccato, perchè l’idea di partenza era molto buona.

E voi? Avete avuto esperienze con Babelcube o altri strumenti per poter tradurre le vostre opere? Potete contribuire con la vostra esperienza commentando quest’articolo.

Vi auguro buona serata, ciurmaglia! Al prossimo post!

Il self è sinonimo di bassa qualità?

Buongiorno a tutti, amici lettori. Inauguro questo blog parlando immediatamente di un argomento che mi sta molto a cuore: il Self Publishing.

Parlo di autopubblicazione perché io per primo mi sono buttato in questo campo. A volte lo si fa per scelta, altre volte per mancanza di altre opportunità, altre ancora in maniera inconsapevole, come il sottoscritto. Difatti, quando iniziai, non avevo alcuna ambizione in tal senso, se non quella di raccontare storie e divertire chi avesse avuto voglia e desiderio di leggermi. Alla fine, però, eccomi qui e attraverso l’esperienza, le batoste e i piccoli successi, ho potuto vedere da vicino e dall’interno come funzionano determinati meccanismi, così da poter parlare con un briciolo di cognizione di causa.

Il Self, nel panorama letterario, è ormai un fenomeno in costante crescita. Molte persone vi ricorrono per i motivi sopra citati e la facilità con cui si può oggi produrre un romanzo o qualsiasi opera scritta destinata al pubblico, può sia dare l’opportunità a persone meritevoli di farsi conoscere e sia darla a chi non ha le competenze necessarie per creare qualcosa di qualitativamente valido. Questo, d’altronde, è il problema che si pone in tutte le forme di libertà al mondo.

Per questo motivo, a causa di cattive esperienze, molti lettori bollano le opere autopubblicate come opere di bassa qualità, con errori di ortografia, trame banali e personaggi scontati e superficiali. Non si può di certo negare che in molti casi sia proprio così, ma perchè un romanzo pubblicato dall’autore non deve essere necessariamente considerato inferiore rispetto a un romanzo distribuito da una casa editrice?

Essenzialmenteself-publishing-davis-open-forum-embed perché l’autore, se si comporta da bravo investitore di sé stesso, può avvalersi delle stesse figure professionali di cui si avvale la CE, ossia editor freelance, grafici e quant’altro. Ovviamente deve pensare che questi servizi avranno un costo, ma sono indispensabili se si vuole entrare nel mercato editoriale e poter essere competitivi.

Molti scrittori Self hanno proprio questo tipo di cura nella stesura del proprio romanzo. In questo modo trasformano il Self in una vera e propria opportunità.

D’altronde, internet sta permettendo questo tipo di visibilità non soltanto agli aspiranti scrittori ma anche ad artisti che si cimentano nei più svariati campi. Basti pensare a cantanti, attori, registi, intrattenitori e molto altro, che attraverso una vetrina come quella di You Tube riescono a raggiungere molte persone senza ricorrere a case discografiche, case di produzione ecc…

Questo non vuol dire che le case editrici siano da demonizzare. Per quanto il Self sia un’ottima opportunità per potersi avviare in questo settore, credo che a un certo punto qualsiasi scrittore indipendente avrà, prima o poi, la necessità di affidarsi a un grande marchio, se vuole affermarsi. Soprattutto se vuole raggiungere quella categoria di lettori ancora legata al libro cartaceo, ossia la maggioranza.

Ma se sei un lettore, invece, come puoi fidarti di un’opera autopubblicata e tentare l’acquisto? Come puoi sapere se lo scrittore indipendente che ha scritto il libro che hai tra le mani o che ti viene pubblicizzato sullo schermo, abbia seguito le prassi necessarie per scrivere qualcosa di buono o se le abbia saltate a piedi uniti? Ci sono due modi per poterlo sapere:

  1. Sfoglia il libro e leggi alcuni stralci per poterne valutare la qualità. Nel caso di un libro digitale, spesso è disponibile un estratto proprio a questo scopo.
  2. Affidati al passaparola e alle recensioni che trovi in rete. Nel Self vige la meritocrazia. Se un prodotto è scadente di certo se ne parlerà male.

E voi? Cosa ne pensate? Avete avuto esperienze in tal senso?

Al prossimo articolo e buone letture ciurmaglia!