Vi aspetto al Novara in Bionda

Buongiorno amici lettori.

Sono ormai con le valigie pronte per partire in vacanza e porterò con me diversi romanzi che spero di leggere spaparanzato al sole, così da raccontarvi un po’ di cose belle al mio ritorno.

Nel frattempo, però, voglio darvi appuntamento al “Novara in Bionda”, evento che si terrà a Novara Sabato 25 Agosto.

20 autori si sfideranno sul palco avendo soltanto cinque minuti a testa per raccontare la trama del proprio romanzo e bere un bicchiere di birra. Al termine della serata sarà decretato un vincitore.

Alle 21:00, presso il Castello di Novara, inizierà la gara.

Sarà anche possibile acquistare i libri degli autori ospitati, incontrare questi ultimi e farsi fare qualche dedica.

Gli autori presenti saranno: Simone Sarasso, Paolo Roversi, Marco Scardigli, Gianni Marchetti, Marco Paracchini, Rosa Teruzzi, Annarita Briganti, Giulio Galli, Renato Cantone, Elisabetta Cametti, Luca Ottolenghi, Sunny Valerio, Alberto Odone, Nicola Tangorra, Laura Minuto, Laura Di Gianfrancesco, Franco Ricciardiello, Dario Santonico, Raffaella La Villa, Riccardo Landini e Bruno Testa.

Fra questi ci sarà anche il sottoscritto e la saga Jolly Roger!

Dirigerà il tutto Alessandro Barbaglia, finalista al premio Bancarella dell’anno scorso.

Spero di vedervi. A presto!

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Come promuovere il proprio libro nel mondo virtuale

Buongiorno amici lettori. Oggi voglio trattare un tema che riguarda perlopiù il mondo della scrittura. In questi giorni, infatti, ho avuto modo di parlare con alcuni autori self (o editi da piccole CE) che si stavano organizzando in gruppi Facebook per una sorta di sostegno reciproco. Visto il mio scetticismo in merito (e in seguito ne spiegherò anche i motivi) ho deciso di dire la mia su quali siano, secondo me, i metodi migliori per promuoversi in internet. Metto subito le mani avanti, però, dicendo chiaramente che non intendo presentarmi come un guru, ma voglio semplicemente mettere in gioco la mia esperienza, con tanto di errori commessi e strade buone intraprese. Veniamo a noi.

  1. Avere una trama accattivante e originale. Seppur sia scontato, non si può evitare i mettere questo punto in cima alla lista. Se la vostra trama risulterà banale e suonerà di “già sentito” allora sarà facile che si confonderà tra le migliaia di titoli che vengono sfornati ogni anno in Italia e la vostra lotta per farvi notare sarà tutta in salita. Siate originali, pensate a qualcosa che non sia stato ancora detto o trattato e fatene il vostro punto di forza. Quando sarà il momento di promuovervi diventerà la vostra carta vincente. Per quanto mi riguarda, per esempio, la scelta del tema piratesco mi ha permesso di trattare un’ambientazione non troppo abusata nel panorama letterario. In questo modo ho potuto stuzzicare in maniera particolare sia chi voleva trovare una storia che parlasse di bucanieri e sia chi voleva un romanzo d’avventura che fosse diverso da quello solitamente proposto;
  2. curate il testo e la copertina attraverso dei professionisti del settore. La grafica e l’editing sono degli aspetti fondamentali. La prima spingerà il lettore a dare una possibilità al vostro libro, il secondo, invece, glielo farà apprezzare e faciliterà il passaparola. Purtroppo, nel mondo del self, ci sono ancora molti autori che non investono in questi due campi e questo porta i lettori non solo a sconsigliare il loro romanzo ma anche a essere prevenuti riguardo all’autopubblicazione in generale;
  3. mettete il libro in una categoria specifica. Quest’aspetto l’ho scoperto a Gennaio. Prima, la saga era inserita, in Amazon, nella categoria “Avventura”. Questo mi portava a concorrere con tantissimi titoli, molti dei quali pilastri della letteratura. Era impossibile scalare la classifica. Così ho provato a metterlo in una categoria più piccola, ossia: Pirati, per ragazzi. Non che la saga fosse specifica per adolescenti, anzi, ma ho visto che anche quel pubblico ha saputo apprezzarlo nel corso del tempo. Il risultato? Che il pubblico adulto l’ho coltivato su Facebook, mentre quello giovane l’ho trovato direttamente da Amazon, con il primo volume della saga sempre in vetta alla classifica i categoria. In questo modo ho TRIPLICATO le vendite e i relativi guadagni;
  4. le promozioni gratuite. Lo so, molti storcono il naso nel sentire parlare di queste promozioni. Dicono che significhi svendere l’opera, svalutare il proprio lavoro ecc… Eppure, l’unico modo per competere con grandi titoli e autori noti è quello di lanciare il prodotto a un pubblico vasto, così da fomentare il passaparola. Questa tecnica viene usata anche dai grandi marchi, basti pensare ai prodotti omaggio che ci vengono regalati ai supermercati. Possiamo chiudere gli occhi e ostinarci a rifiutare questo tipo di strategia, ma rimarremo sempre con un libro venduto a caro prezzo e pochissimi lettori. Quindi, il mio consiglio è quello di sfruttare i cinque giorni trimestrali che Amazon mette a disposizione, usandoli sempre tutti insieme e mai separatamente. Questo perché con i download dei primi due giorni si può arrivare in cima alle classifiche di Amazon (soprattutto se avete agito seguendo il punto 3) e avrete ancor più acquisti nei tre giorni rimanenti. Ah, dimenticavo, quando fate queste promozioni pubblicizzatele sui vostri canali e create un evento su Facebook, soprattutto le prime volte;
  5. contattate blog e Booktubers per far sì che in un breve periodo escano tutte insieme diverse recensioni al vostro libro. In questo modo sembrerà che non si parli d’altro e raggiungerete un potenziale pubblico che ama leggere e che ama il vostro genere;
  6. partecipate attivamente ai gruppi Facebook. Fatelo, inizialmente, senza secondi fini. Condividete le vostre letture, date pareri sui libri menzionati e fatevi conoscere dai membri. Che avete scritto un libro sul genere specifico di cui tratta il gruppo, prima o poi, salterà fuori da solo. A quel punto, essendo una persona nota e apprezzata, le vendite verranno da sé. Alcuni gruppi organizzano anche giornate autore, giornate spam e letture condivise. Contattate gli admin per sapere come muovervi senza infastidire nessuno;
  7. coltivate il vostro pubblico sulle vostre pagine social. Questo significa curarle con attenzione. Proponete argomenti che stimolino l’interazione, i commenti e le condivisioni. Mantenete la pagina viva e investite con delle sponsorizzazioni mirate, sia verso dei target impostati da voi e sia verso chi già ha messo il like alla pagine e i loro amici.

Questi erano sette consigli con cui partire. Avevo però anche promesso di dire la mia sul perché non funzionano i gruppi di scrittori. Le ragioni sono semplici:

A) Purtroppo, la maggioranza degli scrittori, in Italia, legge molto poco. Ritengo sia molto difficile trovare dei potenziali lettori all’interno di questi gruppi. Lo potrete notare dalla bassa interazione che hanno i post di spam che vi vengono messi;

B) quando viene proposta una lettura incrociata, con tanto di recensione, sorgono i problemi dati dal conflitto di interesse. Se un altro scrittore legge il mio libro e mi recensisce con cinque stelle, quando io leggerò il suo, mi sentirò davvero libero di esprimere con sincerità la mia opinione? O sarò legato da una sorta di debito nei suoi confronti? Forse, qualcuno risponderà dicendo che sarà sempre e comunque obiettivo, ma sappiamo tutti che non potrà essere così. Ci sarà sempre quel timore che una stroncatura possa portare a ricevere pan per focaccia e di conseguenza si vedranno girare solo recensioni più che positive. La conseguenza? Che i lettori si sentiranno presi in giro da queste recensioni farlocche e aumenterà il pregiudizio verso i libri autopubblicati;

C) stesso problema con le segnalazioni. Ho visto scrittori condividere le opere altrui a mitraglia, senza badare al contenuto Questo per puro senso del dovere e per quel famoso “sostegno reciproco” menzionato all’inizio. In questo modo si rischia di pubblicizzare e conigliare opere che potrebbero non essere valevoli e tutto ciò comprometterebbe la vostra credibilità, davanti al vostro pubblico.

In ogni caso, nel corso degli anni, i risultati hanno sempre parlato da soli. Ho visto gruppi di questo genere nascere e morire, con i loro ideatori che impazzivano di crisi nervose tra autori che non collaboravano come volevano e risultati che non arrivavano. Con i primi sette punti elencati, invece, in questi quattro anno sono riuscito a vendere migliaia di copie della saga Jolly Roger, tutt’ora in cima alle cassifiche di categoria. Io ne ho trovato beneficio e spero lo possiate trovare anche voi.

Un caro saluto e alla prossima!

 

 

Sono stato a Tempo di Libri.

Buonasera ragazzi.

Oggi comincia una nuova settimana, dopo essere stato reduce da una Week-End milanese.

Sabato ho avuto modo di sperimentare insieme a degli amici una Escape Room ed è stata un’esperienza unica. Per chi non sa di cosa si tratta, consiglio di visitare la pagina di Trap Milano a questo link. Il gioco consiste in una stanza in cui dovrete risolvere diversi enigmi per poter passare a quella successiva e giungere alla soluzione finale. Nel nostro caso, l’ambientazione scelta era quella di una base in Antartide, invasa da un virus. Lo scopo era di trovare l’antidoto e riuscire ad andarsene via in meno di un’ora. Ci abbiamo messo un’ora e dieci, grazie alla misericordia dei gestori e ci siamo divertiti un sacco. Ve lo consiglio.

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Passando alla Domenica e al tema portante di questo post, ho visitato per la prima volta la fiera Tempo di Libri. L’anno scorso non avevo avuto modo di esserci e avevo ripiegato per il Cartoomics, ma questa volta sono riuscito a non mancare.

Tra l’altro, piccola parentesi, mi chiedo ancora il motivo per cui quest’anno abbiano messo le due fiere in contemporanea, cosa che, a mio avviso, le ha penalizzate entrambe.

L’afflusso mi è sembrato molto minore rispetto a Torino (che vanta un padiglione in più e molti più stand per le CE) ma a sentire alcuni presenti c’è stato progresso dall’anno scorso.

Mi sono concentrato molto sullo shopping, a differenza delle mie passate esperienze al Salone di Torino. Ho comprato il fumetto di Zero Calcare “Kobane Calling” (BAO), perché dopo numerose volte in cui ho letto le sue strisce dalla rete, non potevo perdermi un suo volume e iniziare a collezionarlo. A questo aggiungiamo “Il piccolo principe”, in versione economica della Newton Compton, dal momento che l’avevo letto grazie a un prestito e mancava dalla mia libreria, “Il buio dentro” di Antonio Lanzetta, autore promettente della scuderia “La corte editore” e ben due libri del maestro Stephen King (di cui non avevo ancora letto nulla). Il primo è “On Writing”, manuale con i suoi consigli di scrittura, mentre il secondo è “Misery”.

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Passando agli eventi, ho assistito a due di questi. Uno mi interessava quanto scrittore, presentato da Maria Grazia Cocchetti, autrice del libro “L’autore in cerca di editore”, coadiuvata da Alberto Gelsomini, selezionatore Mondadori, e da Alessandra Selmi, responsabile della Lorem Ipsum, agenzia letteraria. Si è parlato dei criteri di selezione sia delle case editrici che delle agenzie e ho potuto anche fare una domanda in merito ai requisiti che deve avere un libro autopubblicato per essere preso in considerazione. Ne sono uscito, quindi, molto soddisfatto.

Il secondo evento è stato, invece, quello di Nino Frassica, che ha parlato dell’umorismo no-sense. Devo ammettere che quest’uomo è davvero uno dei migliori comici in circolazione. Non è volgare, piace ai giovani e riesce a far ridere con molta semplicità.

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In sintesi, una fiera discreta, senza troppe pretese, con poche CE piccole/medie a parteciparvi e un’affluenza contenuta. Mi è comunque piaciuta e credo proprio di tornarci anche il prossimo anno.

E voi? Ci siete stati? Raccontate la vostra esperienza in un commento.

Alla prossima!

 

 

Ho visto: Thor Ragnarok.

Buonasera ciurma.

Torno in superficie per dirvi la mia su quello che è il diciassettesimo film del Marvel Cinematic Universe: Thor Ragnarok.

Non che avessi grandi aspettative per questo film, forse perché sia il primo della trilogia (Thor, 2011) che il secondo (Thor, the Dark World, 2013) non mi avevano del tutto convinto, difatti non hanno lasciato una grande traccia nella mia già debole memoria.

Ho affrontato questa pellicola, quindi, più con la voglia di ricevere determinate spiegazioni, piuttosto che con il forte desiderio di rivedere l’eroe della mitologia germanica. Per esempio, mi interessava sapere che fine avessero fatto sia lui che Hulk, dopo gli eventi di Avengers, Age of Ultron.thor-ragnarok-taika-waititi-un-buon-80-del-film-improvvisato-v4-299757

Che dire quindi? Beh, posso dire che nonostante i pareri fortemente negativi che ho visto in giro per la rete, non ho trovato che il film sia da catalogare tra i peggiori dell’universo condiviso (Iron Man 3 continua a rimanere sul podio imbattuto). Mi ha intrattenuto ed è riuscito a farlo anche con mia moglie, che non è una grande appassionata del genere e che lo stampino Marvel stava iniziando col tempo a stufarla. Secondo me, dunque, la sufficienza riesce a raggiungerla, pur lasciandomi diverse perplessità che qui sotto vado a elencare:

  1. il regista si è palesemente ispirato all’atmosfera ricreata nei due film de “I Guardiani della Galassia”. Questo lo si vede sia dagli accenni agli anni 80 e sia per l’umorismo molto più sopra le righe rispetto agli altri film Marvel. Questa volontà la si può in un certo modo comprendere, dato che i precedenti film di Thor, molto più cupi e Shakespeariane, non avevano avuto grande successo, a differenza da quanto portato sullo schermo da James Gunn nelle pellicole sui Guardiani. Forse, la Marvel voleva rilanciare l’immagine di Thor attraverso questo stile collaudato, approfittando della medesima ambientazione spaziale, ma il punto è che i Guardiani della Galassia si sono presentati sin da subito con questo stile e agli occhi dello spettatore essi vi si identificano come con un marchio di fabbrica. Thor, invece, esce da due film totalmente diversi e non credo che si possa permettere il lusso di cambiare le proprie caratteristiche così drasticamente senza far storcere il naso al grande pubblico;
  2. oltre alle atmosfere, abbiamo accennato all’umorismo. Al di là del fatto che questo possa essere in qualche modo soggettivo (in diversi hanno parlato di battute che non facevano ridere, ma in sala ho sentito diverse persone divertirsi), credo che comunque vi sia stata calcata un po’ troppo la mano. Se un 80% delle frasi umoristiche potevano anche starci, forse per adattarlo ancor di più a quella fetta di pubblico sotto ai 10 anni che più di tutte riempie le tasche del brand, un 20% era chiaramente di troppo. Thor che lancia una palla contro il vetro per poi riceverla in faccia su rimbalzo o il portale che viene chiamato “ano del Diavolo” sembrano quasi più ricalcare “Una pallottola spuntata”, “Hot Shot” o “Austin Powers” che un film appartenente al filone dei supereroi;
  3. Hulk parla improvvisamente. Considerate il fatto che Hulk non ha praticamente MAI parlato in tutti i film Marvel che ci sono stati fino ad ora. Ha sempre e solo grugnito, se non per qualche parola appena accennata. In questo film intavola dialoghi molto lunghi, per quanto siano sgrammaticati. Il tutto per sostenere dei semplici sketch. Anche questo, credo che porti lo spettatore a rimanere spaesato, stravolgendo un personaggio e premendo l’acceleratore sulla sua “evoluzione”. A questo aggiungiamo una stonatura che ho notato e che riguarda il motivo stesso per cui Hulk si trova nello spazio. Da quello che avevo capito, con il finale di Age of Ultron, Hulk fuggiva dalla terra per timore di poter fare del male alle persone che ama (come Vedova Nera). In questo film viene fatto passare che l’eroe verde se ne è andato per il semplice fatto che non si sentisse amato dai terrestri. Possibile?
  4. certi personaggi vengono tolti di mezzo senza alcuna ripercussione sul protagonista. Capisco che si doveva trovare un modo per giustificare l’assenza di Natalie Portman, che non ha più voluto continuare col progetto, ma accennare alla sua scomparsa con un semplice “ci siamo lasciati” detto davanti a due ragazzine che volevano un selfie sembra un modo davvero superficiale per farlo. Oltre a lei, possiamo fare menzione anche degli amici di Thor (SPOILER, attenzione, se non avete ancora visto il film saltate questa parte fino alla fine del punto), Fandral, Hogun e Volstagg. Essi vengono uccisi da Hela in modo brutale e di loro non se ne parla più per tutto il film. Thor non chiede di loro, pur notandone inevitabilmente l’assenza, e nemmeno ne piange la morte. Eppure li abbiamo visti al suo fianco per due film e il loro rapporto era sempre stato descritto come fraterno. Per quale ragione Thor si dimentica improvvisamente di loro?

Insomma, queste sono le quattro cose che non mi hanno affatto convinto. Per il resto, per quanto le sparatorie stonassero anch’esse con il mondo asgardiano, ne sono uscito intrattenuto e divertito. Lo scontro tra Thor e Hulk all’interno dell’arena vale da solo tutto il film ed è uno dei più belli che ho visti all’interno di questo universo, ancor più di quelli avvenuti in Civil War.

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Ora, non ci resta che attendere l’uscita di Pantera Nera a Febbraio del 2018, prima di giungere al capitolo tanto atteso: Infinity War.

Fatemi sapere la vostra opinione, se avete visto il film di Thor e iscrivetevi al blog!

Alla prossima ciurma!

An se vì!

 

Ho letto “La locanda dell’ultima solitudine”.

Buona sera amici lettori.

Riemergo in superficie per parlarvi di una delle mie ultime letture. Tempo fa, infatti, mi ero proposto di leggere almeno uno dei romanzi che erano stati selezionati tra i finalisti del premio Bancarella 2017. Vi ricordo, qui di seguito, i titoli in questione: “Il giardino dei fiori segreti” (Cristina Caboni), “I medici – Una dinastia al potere” (Matteo Strukul), “La guardia, il poeta e l’investigatore” (Jung Myung Lee), “Gocce di veleno” (Valeria Benatti), “Magari domani resto” (Lorenzo Marone) e “La Locanda dell’Ultima Solitudine” (Alessandro Barbaglia).

Il premio fu vinto da Strukul con il romanzo sui Medici e forse, normalmente, sarebbe stato il libro su cui mi sarei più facilmente buttato. Fatto sta che la gentilezza mostrata da Alessandro Barbaglia (terzo classificato) su Facebook e la sua avvicinabilità mi hanno portato a voler sperimentare un genere di storia che ho la tendenza di evitare.

Quindi, oggi voglio parlarvi de “La Locanda dell’Ultima Solitudine”. Vi incollo la sinossi:

«È tutta in legno, la Locanda, alterna le pareti scure alle finestre piene di luce da cui entra sempre un po’ di vento. È fatta di poche stanze e una sola certezza: se sai arrivarci, facendo tutto quel sentiero buio che ci vuol 9788804673149_0_0_0_75poco a perdersi, quello è il posto più bello del mondo.»

Libero e Viola si stanno cercando. Ancora non si conoscono, ma questo è solo un dettaglio. Nel 2007 Libero ha prenotato un tavolo alla Locanda dell’Ultima Solitudine, per dieci anni dopo. Ed è certo che lì e solo lì, in quella locanda arroccata sul mare costruita col legno di una nave mancata, la sua vita cambierà. L’importante è saper aspettare, ed essere certi che “se qualcosa nella vita non arriva è perché non l’hai aspettato abbastanza, non perché sia sbagliato aspettarlo”. Anche Viola aspetta: la forza di andarsene. Da anni scrive lettere al padre, che lui non legge perché tempo prima, senza che nessuno ne conosca la ragione, è scomparso, lasciandola sola con la madre a Bisogno, il loro paese. Ed è a Bisogno, dove i fiori si scordano e da generazioni le donne della famiglia di Viola, che portano tutte un nome floreale, si tramandano il compito di accordarli, che lei comincia a sentire il peso di quell’assenza e la voglia di un nuovo orizzonte. Con ironia leggera, tra giochi linguistici, pennellate surreali e grande tenerezza, Alessandro Barbaglia ci racconta una splendida storia d’amore.

Come già si comprende dalla sinossi, il romanzo ha una marcata connotazione fiabesca, resa tale dai giochi di parole che la compongono e che accompagnano il lettore nella caratterizzazione dei personaggi all’interno di situazioni surreali. Basti pensare all’appartamento completamente blu di Libero o alla tradizione di famiglia di Viola di “accordare i fiori scordati”, solo per citarne alcune. Gli stessi nomi delle località, come Bisogno, in realtà inesistenti, ci portano a interpretazioni degli avvenimenti approfondite proprio grazie alle acrobazie linguistiche dell’autore. Pro1864644_1484559719-6963-kpme-u1100810659941wye-1024x57640lastampa-itprio questa caratteristica sopra le righe è ciò che mi ha tenuto incollato alla storia, visto che generalmente le storie d’amore non mi attirano in particolar modo.

Ho così letto il romanzo in soli due giorni, ritrovandomi perfino a leggere certi passaggi ad alta voce, involontariamente, a causa della loro poetica.

La Locanda dell’Ultima Solitudine ha al suo interno un interessante (e a tratti inaspettato) intreccio narrativo, con sottotrame che sanno alternare il dolce con l’amaro, ben rappresentando la vita vera, quella che tutti noi viviamo, senza le finzioni spesso propinate dalle storie di fantasia.

Il romanzo ha solo 163 pagine ed è molto scorrevole. Una volta concluso mi sono sentito appagato e soddisfatto e, se devo essere sincero, credo proprio che continuerò a seguire questo autore, tenendo d’occhio le sue future opere.

Vi consiglio di dargli una possibilità, anche se questo genere non rientra del tutto fra le vostre corde.

Al prossimo post, ciurma!

Infinity War: cosa mi aspetto dalla Marvel.

Buongiorno amici lettori e bentornato a me.

Spero di essere più presente da questo mese in avanti e chiedo scusa per la mia prolungata assenza estiva.

Come ben sapete, oltre che di libri, in questo blog mi piace parlare anche di cinema, serie televisive e altre mie passioni. In questo caso vi parlerò della Marvel e dell’inoltrarsi alla fase 3 dopo il tanto atteso film spartiacque Infinity War.

Ho notato di recente molte ipotesi e teorie su quello che ci attenderà e vorrei fare anche io qualche ipotesi, giusto per fare qualche scommessa e poter vedere in seguito quanto ci ho azzeccato (sicuramente nemmeno mezza). Veniamo al dunque:

  1. La morte di Tony Stark. Robert Downey Junior ha ormai 52 anni. All’epoca del primo Iron Man (2008) ne aveva 43. L’età avanza e anche se il suo personaggio è rinchiuso dentro2cbb04e7ef9266e1e57a9b0e75bc555f-iron-man-avengers-marvel-iron-man a un’armatura, senza dover agire grazie al suo fisico (e quindi non dovendo essere sottoposto ad allenamenti estenuanti) ho avuto l’impressione che l’attore non abbia più molta voglia di proseguire l’avventura. Consideriamo anche il fatto che il suo cerchio narrativo si è praticamente chiuso, con il matrimonio con Pepper e l’evoluzione del personaggio fino al suo cambiamento in Civil War, così come il fatto che, facendo da mentore a Spiderman in Homecoming, ha praticamente passato la staffetta. Circolano anche voci che Ironman 4 si farà, ma che non sarà lui a vestire i panni dell’eroe. Possiamo quindi dire che è alta la possibilità di una sua dipartita o di un suo mettersi da parte in favore di un/una giovane sostituto/a.
  2. La sostituzione di Capitan America. Chris Evans ha ormai onorato il suo contratto e dalle sue ultime interviste non sembra avere progetcapitan-americati con la Marvel in una continuazione delle avventure dell’eroe-soldato. Dopo Civil War il pubblico ha preso coscienza del fatto che quello scudo potrebbe portarlo anche un’altra persona diposta a vestirne i panni e i fumetti già hanno abituato i fan al fatto che ci siano stati altri “capitani” oltre a Steve Rogers. Facile, dunque, che questi lasci il posto a qualcun altro (senza dover morire) come il Cavaliere d’Inverno, il più papabile.
  3. Hulk più che mai. Molti dicono che i costi della computer grafica potrebbero portare la Marvel ad abbandonare l’idea di tenere Hulk a lungo andare e che quindi è tra gli eliminabili nei prossimi film. Io personalmente non sono d’accomaxresdefaultrdo. Per quanto costi molto e non abbia avuto molta fortuna nei suoi film singoli, Hulk è tra i personaggi preferiti dei bambini e da un punto di vista di marketing tira molto. A questo aggiungiamo il fatto che essendo un eroe in gran parte rappresentato a computer, Ruffalo ha ben poche scene da girare e il suo invecchiamento e il suo stipendio non graverebbero sulle riprese. Sono quindi convinto che lo vedremo sul grande schermo ancora a lungo.
  4. Thor sarà confinato da qualche parte. Molto probabile, considerando il fatto che Chris Hemsworth ha finito a sua volta il contratto ed è in ballo con tantissimi progetti cinematografici. Non si parla da nessuna parte4526898-3400932-1thor della possibilità di un Thor 4 e vista la sempre più numerosa presenza di nuovi eroi, quelli vecchi devono inevitabilmente essere messi da parte. Non penso che debba morire, perché se morirà Ironman sarà già una dura perdita da sopportare e la Marvel non girerà troppo il dito nella piaga. Piuttosto, vista anche la giovane età dell’attore, prevedo un esilio che permetterà in futuro di farlo tornare affiancando qualcuno dei nuovi eroi.
  5. La morte di Visione. Questa è inevitabile se pensiamo che la sua esistenza è dovuta essenzialmente da una delle pietre a cui ambisce Tamaxresdefault1nos. Per poterle possedere tutte, il nemico dovrà per forza di cose porre fine all’esistenza di questo personaggio.
  6. Nuovi eroi di punta: Spiderman, Pantera Nera, Doctor Strange, Capitan Marvel, Antman e Guardiani della Galassia. I film in programma riguardano questi personaggi e saranno loro a divenire il nuovo fulcro delle prossime trame. Prevedo una esclusione di Occhio di Falco, in qualche modo, e la presenza confermata di Vedova Nera, Scarlet Witch e Falcon.
  7. Secondo me, la Marvel si darà molto da fare nei prossimi anni per acquisire i diritti degli X-Men, introducendo un nuovo Wolverine nell’MCU.

Questo è tutto. Voi cosa prevedete?

A presto.

I disegni di Sonia Eccher.

Buongiorno amici lettori.

Facebook, l’altro giorno, mi ha messo davanti al naso un ricordo passato e mi faceva piacere poterlo condividere con voi.

Si tratta di alcuni disegni fatti dall’illustratrice Sonia Eccher.

Sonia aveva avuto modo di recensire il primo volume della saga Jolly Roger ed essendosene appassionata, decise di farmi come regalo questi disegni, che raffiguravano i personaggi de “La terra di nessuno”.

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JOHN MCKENZIE

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ANNETTE LAFAYETTE10686607_1630070600549349_7823448743146340554_n

JEAN LOUIS LAFAYETTE

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JAMES GOODWIN

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ISAAC BEN YEHOUDAH

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Vi ricordo che per seguire tutte le novità della saga basta mettere il proprio like a questa pagina:

PAGINA FACEBOOK

Al prossimo post!

Il self è sinonimo di bassa qualità?

Buongiorno a tutti, amici lettori. Inauguro questo blog parlando immediatamente di un argomento che mi sta molto a cuore: il Self Publishing.

Parlo di autopubblicazione perché io per primo mi sono buttato in questo campo. A volte lo si fa per scelta, altre volte per mancanza di altre opportunità, altre ancora in maniera inconsapevole, come il sottoscritto. Difatti, quando iniziai, non avevo alcuna ambizione in tal senso, se non quella di raccontare storie e divertire chi avesse avuto voglia e desiderio di leggermi. Alla fine, però, eccomi qui e attraverso l’esperienza, le batoste e i piccoli successi, ho potuto vedere da vicino e dall’interno come funzionano determinati meccanismi, così da poter parlare con un briciolo di cognizione di causa.

Il Self, nel panorama letterario, è ormai un fenomeno in costante crescita. Molte persone vi ricorrono per i motivi sopra citati e la facilità con cui si può oggi produrre un romanzo o qualsiasi opera scritta destinata al pubblico, può sia dare l’opportunità a persone meritevoli di farsi conoscere e sia darla a chi non ha le competenze necessarie per creare qualcosa di qualitativamente valido. Questo, d’altronde, è il problema che si pone in tutte le forme di libertà al mondo.

Per questo motivo, a causa di cattive esperienze, molti lettori bollano le opere autopubblicate come opere di bassa qualità, con errori di ortografia, trame banali e personaggi scontati e superficiali. Non si può di certo negare che in molti casi sia proprio così, ma perchè un romanzo pubblicato dall’autore non deve essere necessariamente considerato inferiore rispetto a un romanzo distribuito da una casa editrice?

Essenzialmenteself-publishing-davis-open-forum-embed perché l’autore, se si comporta da bravo investitore di sé stesso, può avvalersi delle stesse figure professionali di cui si avvale la CE, ossia editor freelance, grafici e quant’altro. Ovviamente deve pensare che questi servizi avranno un costo, ma sono indispensabili se si vuole entrare nel mercato editoriale e poter essere competitivi.

Molti scrittori Self hanno proprio questo tipo di cura nella stesura del proprio romanzo. In questo modo trasformano il Self in una vera e propria opportunità.

D’altronde, internet sta permettendo questo tipo di visibilità non soltanto agli aspiranti scrittori ma anche ad artisti che si cimentano nei più svariati campi. Basti pensare a cantanti, attori, registi, intrattenitori e molto altro, che attraverso una vetrina come quella di You Tube riescono a raggiungere molte persone senza ricorrere a case discografiche, case di produzione ecc…

Questo non vuol dire che le case editrici siano da demonizzare. Per quanto il Self sia un’ottima opportunità per potersi avviare in questo settore, credo che a un certo punto qualsiasi scrittore indipendente avrà, prima o poi, la necessità di affidarsi a un grande marchio, se vuole affermarsi. Soprattutto se vuole raggiungere quella categoria di lettori ancora legata al libro cartaceo, ossia la maggioranza.

Ma se sei un lettore, invece, come puoi fidarti di un’opera autopubblicata e tentare l’acquisto? Come puoi sapere se lo scrittore indipendente che ha scritto il libro che hai tra le mani o che ti viene pubblicizzato sullo schermo, abbia seguito le prassi necessarie per scrivere qualcosa di buono o se le abbia saltate a piedi uniti? Ci sono due modi per poterlo sapere:

  1. Sfoglia il libro e leggi alcuni stralci per poterne valutare la qualità. Nel caso di un libro digitale, spesso è disponibile un estratto proprio a questo scopo.
  2. Affidati al passaparola e alle recensioni che trovi in rete. Nel Self vige la meritocrazia. Se un prodotto è scadente di certo se ne parlerà male.

E voi? Cosa ne pensate? Avete avuto esperienze in tal senso?

Al prossimo articolo e buone letture ciurmaglia!