Per uno scrittore, quali gruppi FB sono utili e quali no?

Uno dei drammi dell’autore esordiente o poco conosciuto è quello di farsi notare nella massa di titoli e scrittori che entrano nel mercato ogni anno.

Questo soprattutto tra gli autopubblicati e coloro che sono editi da piccole case editrici, essendo la loro presenza in libreria praticamente pari a zero. Amazon è un bel calderone e Facebook è l’unico luogo in cui si possono incontrare i lettori e avviare una fruttuosa linea di comunicazione. Questa, con il tempo, può generare anche dei passaparola. Ma come si può utilizzare la rete a questo fine?

In ben cinque anni di presenza come autore, ne ho viste di tutti i colori. In primo luogo i fallimentari gruppi SPAM, tristemente noti per essere spazi fini a sé stessi. Perché questi gruppi sono inutili? Per la semplice ragione che i libri self o di piccole CE vengono, generalmente, letti soltanto da un pubblico di lettori forti. La maggiorparte dei lettori, infatti, tende ad affidarsi ai grossi titoli pubblicizzati dalle big e proposti nelle librerie. Chi legge poco non rischia, punta sulla propria “confort zone”, su Ken Follett, Dan Brown, Donato Carrisi e via dicendo. Verrebbe da pensare che gli scrittori facciano parte della categoria dei lettori forti ma, ahimé, non è così. Molti scrittori (soprattutto self) sono lettori deboli o, tante volte (di nuovo ahimé) non sono nemmeno lettori. Quante possibilità ci sono, dunque, che uno scrittore compri il vostro testo dopo averlo visto in un gruppo SPAM? Quanti lettori frequentano questo tipo di gruppi? Anche questa seconda domanda è molto interessante, perché mettendovi nei panni di un lettore, capirete che è più bello e divertente iscriversi a un gruppo dove SI PARLA di libri, anziché in un gruppo in cui compaiono solamente pubblicità.

Non ne siete ancora convinti? Provate a mettere il vostro romanzo in promozione gratuita e a pubblicizzarlo solo in gruppi di questo tipo e vedrete con i vostri stessi occhi il risultato.

Fatta questa premessa, passiamo a un altro tipo di gruppo Facebook, quello degli Avengers letterari, della squadra di Vendicatori della Penna.

Difatti, con chiare buone intenzioni, ho visto nel tempo che molti autori hanno pensato di creare, in alternativa, degli spazi in cui si potesse dare maggior visibilità a sé stessi e ai propri colleghi. Si tratta di gruppi che concedono lo SPAM solo in pochi giorni e che vogliono approfondire certe tematiche e dare sostegno reciproco.

L’iniziativa l’ho sempre trovata lodevole ma allo stesso tempo utopica.

Questi gruppi sono sorti come funghi e ce ne sono così tanti che gli unici interessati a farne parte sono autori speranzosi di trovare più vetrine possibili alle loro opere. Vengono create giornate autore in cui intervistare gli scrittori, sfide tra cover, esposizione di sinossi ecc… La triste realtà, però, è che le interazioni sono davvero poche, spesso solo dei diretti interessati. Così, che succede? Che gli admin si scoraggiano e pure i partecipanti. I gruppi vengono chiusi o abbandonati.

Cosa fare dunque? Quali gruppi Facebook possono giovare alle vendite per uno scrittore poco noto?

Io, fino ad ora, ne ho trovati utili solo di tre tipi:

  1. gruppi di lettori specifici rispetto al genere trattato. Sei uno scrittore di urban fantasy? Cerca gruppi di LETTORI di quella categoria. Scrivi romanzi storici? Devi fare lo stesso, magari essendo ancor più specifico in merito al periodo storico di cui parli. Contatta gli amministratori di quei gruppi, proponiti per delle letture condivise, giornate d’intervista, blog tour o semplice segnalazione. Partecipa come lettore, diventa utente attivo e fatti conoscere come persona tra i membri. Solo così potrai costruirti un bacino di lettori e di followers;
  2. gruppi di scrittura. Si tratta di quei gruppi in cui partecipano editor, scrittori e gente del mestiere che vuole mettere in campo la propria competenza per dare consigli di stile, di costruzione narrativa e quant’altro. Sono gruppi che aiutano molto nella crescita personale e che possono farvi diventare ancor più consapevoli della potenza di uno strumento come la penna;
  3. gruppi di scambio di esperienza. Self Publishing Italia è uno di questi, ossia un gruppo in cui tutti gli autopubblicati possono partecipare, fare domande e ricevere risposte da chi, prima di loro, ha fatto certe scelte o seguito un determinato percorso.

E voi? Avete avuto esperienze negative o positive con i gruppi Facebook?

LE MIE LETTURE DI GENNAIO

Buongiorno amici lettori.

Come ricorderete, per il 2019 mi ero proposto di arrivare a leggere ben 30 romanzi (10 in più rispetto all’anno scorso). Devo dire che sono partito piuttosto bene e nel primo mese dell’anno ho già terminato tre letture, di cui sono estremamente soddisfatto. Ho deciso di fare un post unico in cui ve ne parlo in maniera riassuntiva. Eccole qui di seguito:

  1. MARY READ, LA DONNA PIRATA (di Michela Piazza). Conosco Michela da molto tempo, un’autrice in gamba che ha voluto mettere su carta la biografia di questa famosa piratessa vissuta nei primi decenni del ‘700. Inizialmente l’opera era divisa in due volumi, perché la vita di Mary Read è così piena di avvenimenti che è davvero difficile racchiudere il tutto in poche pagine. Mary Read, infatti, finge di essere suo fratellastro morto, Mark, travestendosi da maschio. Lo fa sin da bambina, così da farsi mantenere dalla nonna di quest’ultimo. Negli anni, però, questi panni le permettono anche di fare una vita diversa da quella di tutte le altre donne. Diventa marinaio, soldato e perfino pirata. Unendo i due volumi in uno solo, Michela Piazza crea un’opera degna di essere conosciuta, dove le sue ricerche durate ben dieci anni, portano a descrivere con accuratezza la guerra tra Inghilterra e Francia oltre che la vita di mare. A questo aggiungiamo la capacità di farci immedesimare nei personaggi, di farci affezionare a loro e di soffrire, in più momenti, di fronte a situazioni drammatiche. Troveremo pirati come Calico Jack, Charles Vane, Barbanera, Anne Bonnie, Israel Hands e molti altri. Ammetto e ribadisco che è uno dei più bei romanzi che abbia mai letto;
  2. MOBY DICK, di Herman Melville. Che dire di questo classico? Non si può dire nulla che non sia già stato detto. Di certo un capolavoro della letteratura dell’800. Sicuramente non è un romanzo di facile lettura. Un po’ per la prosa molto antica e un po’ le continue parentesi che Melville apre nel descrivere, come in un saggio, la balena e tutte le sue parti, ho dovuto accantonarlo più volte per concedermi lo svago di letture più rilassanti. In circa tre mesi, alla fine, sono riuscito a terminarlo con grande soddisfazione. Una delle caratteristiche incredibili che ho notato del suo modo di scrivere, è quello di creare aspettativa. Lo fa con tutti i personaggi chiave, in particolar modo con tre. Il primo è Quiqueg, il ramponiere indigeno. Quando Ismaele trova alloggio in una locanda, prima di imbarcarsi, gli viene detto che non c’è posto, se non in un letto da condividere con questo strano personaggio. Quiqueg, però, non è presente in locanda e Ismaele mette assieme le più svariate voci sul suo conto, prima di poterlo vedere con i suoi occhi. Questo porta il lettore a farsi stravaganti idee e di non vedere l’ora che compaia tra le pagine. Lo stesso avviene con Achab, che non appare sul ponte della nave se non a viaggio inoltrato (e anche su di lui ne vengono dette di tutti i colori, contribuendo alla sua fama leggendaria) e con Moby Dick, la balena bianca, di cui se ne parla per tutto il romanzo ma che comparirà solo alla fine. Una tecnica eccezionale, tanto quanto la poetica dello scrittore;
  3. NON SI UCCIDE PER AMORE, di Rosa Teruzzi. Si tratta del terzo romanzo di una serie (di cui uscirà quest’anno il quarto). Segue infatti a “La sposa scomparsa” e a “La fioraia del Giambellino”. Si può leggere, però, anche da solo, non essendo strettamente legati agli altri libri. Libera è una fioraia che viene coinvolta spesso nei fatti di cronaca, risolvendo casi lasciati insoluti. Vive in un casello ferroviario, ha una figlia poliziotta di nome Vittoria e una mamma hippy di nome Iole. In questo romanzo, il trio dovrà indagare in merito alla morte del marito di Libera, avvenuta parecchi anni prima, in cui sembra sia coinvolta la ‘Ndrangheta. Più che il caso in sé, che viene risolto in maniera piuttosto semplice, quello che attira di questo romanzo riguarda le dinamiche familiari e i rapporti sentimentali e affettivi di queste tre donne sole. Libera, infatti, si contende il collega del defunto marito, Gabriele, con una donna molto più giovane di lei, Vittoria frequenta un uomo che pare sia un pregiudicato e Iole condisce la storia con la sua eccentricità e la sua ironia. Il tutto rende il romanzo molto frizzante e piacevole, da leggere in pochi giorni.

E voi? Quali sono state le vostre letture di gennaio?

Fino a che punto è vantaggioso il Self Publishing?

Buongiorno amici lettori.

Oggi torno a parlare di Self. In molti di voi sapranno quanto mi stia a cuore la tematica dell’autopubblicazione. Dal 2014 a oggi ho autopubblicato cinque romanzi, facenti parte della saga Jolly Roger, e ho fondato il gruppo Facebook Self Publishing Italia (che oggi conta tra i 1200 e i 1300 iscritti).

Sono da sempre, quindi, stato promotore di questa scelta, senza demonizzare mai l’editoria tradizionale, ma evidenziando i vantaggi del fare tutto da soli. Per esempio, si possono gestire le promozioni autonomamente, così come i prezzi o le tematiche che si vogliono trattare (cosa che i cataloghi ferrei e le leggi del mercato spesso non permettono di fare con i medio/grandi editori). C’è anche il vantaggio dei profitti e ultimamente si sta superando molto bene l’ostacolo della presenza alle fiere, con collettivi e associazioni culturali che prendono sotto le proprie ali gli autopubblicati riducendo drasticamente i costi degli stand.

Allora perché, con il mio sesto romanzo, mi sono messo a cercare un editore?

In questo post vorrei spiegare quelli che sono i limiti del self che mi hanno portato a questa decisione. Sono essenzialmente questi:

  1. la presenza nelle librerie fisiche. Non posso lamentarmi delle vendite ottenute dalla saga Jolly Roger con il digitale (sono comunque riuscito a raggiungere una quota che supera le 4000 copie sul totale), ma il tarlo di non poter arrivare alle librerie fisiche è difficile da debellare. Perché diciamocelo, per un self è impossibile arrivarci e poter essere esposto senza le difficoltà del conto deposito è qualcosa che è sicuramente gratificante per un autore. Inoltre, gran parte del mercato letterario è ancora cartaceo. Non si può puntare, quindi, a numeri più grandi rimanendo ancorati all’e-book (terreno fertile per i self);
  2. i premi letterari. Se si vuole ambire almeno una volta nella vita a un premio letterario, bisogna tener conto che le possibilità aumentano parecchio se si ha alle spalle una CE medio/grande. Parlo di premi quali Bancarella, Strega, Campiello e via dicendo;
  3. il pregiudizio ancora molto forte nel nostro paese. Il self si è fatto sempre più spazio e ha conquistato molta fiducia da parte dei lettori grazie al buon lavoro svolto da diversi autori nel proporre prodotti di qualità. Però ci sono ancora tante opere mal curate e questo porta molte persone a storcere il naso quando si parla di autopubblicazione e a non prendere seriamente la categoria. A questo aggiungiamo che perfino noi stessi non ci sentiamo mai pienamente appagati, nonostante i risultati (almeno, a me è accaduto più volte questo).

In sintesi: fino a che punto il self è vantaggioso? La risposta che darei io è: fino a che ci si pone obiettivi puramente economici. Se si vuole soltanto raggiungere una certa entrata mensile, allora la strada migliore, attualmente, è il self. Molti autopubblicati guadagnano e vendono molto più di tanti autori editi da colossi. Se, però, si vuole far crescere il proprio curriculum e raggiungere traguardi importanti dal punto di vista della professione, credo si debba passare anche all’editoria. Forse la via migliore è divenire autori ibridi, lasciando i progetti più arditi all’autopubblicazione e quelli più solidi a un editore in grado di portarti su uno scaffale.

Voi che ne pensate?

Novità in libreria: Mosaico, le due croci

Ciao a tutti, amici lettori.

Ricorderete che tempo fa avevo recensito positivamente un libro di un autore esordiente dalla buona penna, dal titolo: Mosaico, una storia veneziana. Qui vi metto il link alla recensione, nel caso ve la foste persa.

L’autore in questione è Marco De Luca, scrittore veneto che ha preso a cuore la storia della sua terra, riportandola attraverso una trama fitta di intrighi, inganni e complotti nel XVI secolo.

Il primo volume, di quella che si propone di essere una trilogia, ha riscosso molto successo, vendendo migliaia di copie. Il finale era stato lasciato aperto ma l’autore, anziché proseguire con un sequel, ha preferito pubblicare prima un prequel, dal titolo: Le due croci.

Marco De Luca

Una scelta molta coraggiosa ma che ha incuriosito molti lettori. Coloro che hanno avuto già modo di leggere “Una storia veneziana” si sono dimostrati ansiosi nel voler scoprire i retroscena che riguardano il passato dei protagonisti. Il fatto che, questa volta, la storia sarà autoconclusiva, permetterà anche a coloro che non hanno letto il precedente volume di approcciarsi alla saga partendo da qui.

Insomma, è un romanzo che è adatto a tutti quanti e che grazie alla sua accuratezza storica, già dimostrata nell’altro libro, si propone di appassionare tutti coloro che amano i romanzi storici, il ‘500 e soprattutto le terre venete.

Ecco qui la trama:

“Anno Domini 1581. Il Vicerè di Napoli è disposto a tutto pur di conquistare Venezia, la regina del Mediterraneo. Alfredo Dandolo, nobile veneziano senza scrupoli, è l’uomo adatto per colpire la città dei Dogi dall’interno. Una reliquia custodita a Costantinopoli è la merce di scambio richiesta all’uomo per diventare Doge; Iñacio Cortés il mercante scelto per riportarla a Venezia. Tra intrighi e inganni, Cortés verrà catapultato nella Mantova dei Gonzaga, città tanto bella quanto pericolosa. Passando da pedina a giocatore, accompagnato da due donne, sarà lui a dover fermare l’avanzata spagnola. Ci riuscirà?
La vera protagonista di Mosaico è però la Serenissima Repubblica, e più ancora gli uomini e le donne che la animano come tessere di un mosaico: uomini di stato, seducenti cortigiane, sicari senza scrupoli, avidi mercanti e cospiratori visionari.

«Non badate ai ricchi vestiti del nobiluomo che mi accompagnava: questa città sa tributare enorme rispetto alla ricchezza e ai diritti di nascita, perché sa che per prosperare ha bisogno di ducati e protezione, ma nel suo cuore, lo sappiamo entrambi, preferisce gli uomini che sanno di sale a quelli che profumano di cipria. Sono loro a capire davvero quanto sia unica al mondo; e anche se Venezia offre il suo lusso e le sue celebrazioni ai suoi uomini più ricchi e prestigiosi, io credo che siano gli altri, a conti fatti, a meritarsi il suo amore.»”

Se la trama vi ha incuriosito, ecco qui i link all’acquisto:

Romanzo cartaceo

Romanzo e-book

Pagina autore


Come promuovere il proprio libro nel mondo virtuale

Buongiorno amici lettori. Oggi voglio trattare un tema che riguarda perlopiù il mondo della scrittura. In questi giorni, infatti, ho avuto modo di parlare con alcuni autori self (o editi da piccole CE) che si stavano organizzando in gruppi Facebook per una sorta di sostegno reciproco. Visto il mio scetticismo in merito (e in seguito ne spiegherò anche i motivi) ho deciso di dire la mia su quali siano, secondo me, i metodi migliori per promuoversi in internet. Metto subito le mani avanti, però, dicendo chiaramente che non intendo presentarmi come un guru, ma voglio semplicemente mettere in gioco la mia esperienza, con tanto di errori commessi e strade buone intraprese. Veniamo a noi.

  1. Avere una trama accattivante e originale. Seppur sia scontato, non si può evitare i mettere questo punto in cima alla lista. Se la vostra trama risulterà banale e suonerà di “già sentito” allora sarà facile che si confonderà tra le migliaia di titoli che vengono sfornati ogni anno in Italia e la vostra lotta per farvi notare sarà tutta in salita. Siate originali, pensate a qualcosa che non sia stato ancora detto o trattato e fatene il vostro punto di forza. Quando sarà il momento di promuovervi diventerà la vostra carta vincente. Per quanto mi riguarda, per esempio, la scelta del tema piratesco mi ha permesso di trattare un’ambientazione non troppo abusata nel panorama letterario. In questo modo ho potuto stuzzicare in maniera particolare sia chi voleva trovare una storia che parlasse di bucanieri e sia chi voleva un romanzo d’avventura che fosse diverso da quello solitamente proposto;
  2. curate il testo e la copertina attraverso dei professionisti del settore. La grafica e l’editing sono degli aspetti fondamentali. La prima spingerà il lettore a dare una possibilità al vostro libro, il secondo, invece, glielo farà apprezzare e faciliterà il passaparola. Purtroppo, nel mondo del self, ci sono ancora molti autori che non investono in questi due campi e questo porta i lettori non solo a sconsigliare il loro romanzo ma anche a essere prevenuti riguardo all’autopubblicazione in generale;
  3. mettete il libro in una categoria specifica. Quest’aspetto l’ho scoperto a Gennaio. Prima, la saga era inserita, in Amazon, nella categoria “Avventura”. Questo mi portava a concorrere con tantissimi titoli, molti dei quali pilastri della letteratura. Era impossibile scalare la classifica. Così ho provato a metterlo in una categoria più piccola, ossia: Pirati, per ragazzi. Non che la saga fosse specifica per adolescenti, anzi, ma ho visto che anche quel pubblico ha saputo apprezzarlo nel corso del tempo. Il risultato? Che il pubblico adulto l’ho coltivato su Facebook, mentre quello giovane l’ho trovato direttamente da Amazon, con il primo volume della saga sempre in vetta alla classifica i categoria. In questo modo ho TRIPLICATO le vendite e i relativi guadagni;
  4. le promozioni gratuite. Lo so, molti storcono il naso nel sentire parlare di queste promozioni. Dicono che significhi svendere l’opera, svalutare il proprio lavoro ecc… Eppure, l’unico modo per competere con grandi titoli e autori noti è quello di lanciare il prodotto a un pubblico vasto, così da fomentare il passaparola. Questa tecnica viene usata anche dai grandi marchi, basti pensare ai prodotti omaggio che ci vengono regalati ai supermercati. Possiamo chiudere gli occhi e ostinarci a rifiutare questo tipo di strategia, ma rimarremo sempre con un libro venduto a caro prezzo e pochissimi lettori. Quindi, il mio consiglio è quello di sfruttare i cinque giorni trimestrali che Amazon mette a disposizione, usandoli sempre tutti insieme e mai separatamente. Questo perché con i download dei primi due giorni si può arrivare in cima alle classifiche di Amazon (soprattutto se avete agito seguendo il punto 3) e avrete ancor più acquisti nei tre giorni rimanenti. Ah, dimenticavo, quando fate queste promozioni pubblicizzatele sui vostri canali e create un evento su Facebook, soprattutto le prime volte;
  5. contattate blog e Booktubers per far sì che in un breve periodo escano tutte insieme diverse recensioni al vostro libro. In questo modo sembrerà che non si parli d’altro e raggiungerete un potenziale pubblico che ama leggere e che ama il vostro genere;
  6. partecipate attivamente ai gruppi Facebook. Fatelo, inizialmente, senza secondi fini. Condividete le vostre letture, date pareri sui libri menzionati e fatevi conoscere dai membri. Che avete scritto un libro sul genere specifico di cui tratta il gruppo, prima o poi, salterà fuori da solo. A quel punto, essendo una persona nota e apprezzata, le vendite verranno da sé. Alcuni gruppi organizzano anche giornate autore, giornate spam e letture condivise. Contattate gli admin per sapere come muovervi senza infastidire nessuno;
  7. coltivate il vostro pubblico sulle vostre pagine social. Questo significa curarle con attenzione. Proponete argomenti che stimolino l’interazione, i commenti e le condivisioni. Mantenete la pagina viva e investite con delle sponsorizzazioni mirate, sia verso dei target impostati da voi e sia verso chi già ha messo il like alla pagine e i loro amici.

Questi erano sette consigli con cui partire. Avevo però anche promesso di dire la mia sul perché non funzionano i gruppi di scrittori. Le ragioni sono semplici:

A) Purtroppo, la maggioranza degli scrittori, in Italia, legge molto poco. Ritengo sia molto difficile trovare dei potenziali lettori all’interno di questi gruppi. Lo potrete notare dalla bassa interazione che hanno i post di spam che vi vengono messi;

B) quando viene proposta una lettura incrociata, con tanto di recensione, sorgono i problemi dati dal conflitto di interesse. Se un altro scrittore legge il mio libro e mi recensisce con cinque stelle, quando io leggerò il suo, mi sentirò davvero libero di esprimere con sincerità la mia opinione? O sarò legato da una sorta di debito nei suoi confronti? Forse, qualcuno risponderà dicendo che sarà sempre e comunque obiettivo, ma sappiamo tutti che non potrà essere così. Ci sarà sempre quel timore che una stroncatura possa portare a ricevere pan per focaccia e di conseguenza si vedranno girare solo recensioni più che positive. La conseguenza? Che i lettori si sentiranno presi in giro da queste recensioni farlocche e aumenterà il pregiudizio verso i libri autopubblicati;

C) stesso problema con le segnalazioni. Ho visto scrittori condividere le opere altrui a mitraglia, senza badare al contenuto Questo per puro senso del dovere e per quel famoso “sostegno reciproco” menzionato all’inizio. In questo modo si rischia di pubblicizzare e conigliare opere che potrebbero non essere valevoli e tutto ciò comprometterebbe la vostra credibilità, davanti al vostro pubblico.

In ogni caso, nel corso degli anni, i risultati hanno sempre parlato da soli. Ho visto gruppi di questo genere nascere e morire, con i loro ideatori che impazzivano di crisi nervose tra autori che non collaboravano come volevano e risultati che non arrivavano. Con i primi sette punti elencati, invece, in questi quattro anno sono riuscito a vendere migliaia di copie della saga Jolly Roger, tutt’ora in cima alle cassifiche di categoria. Io ne ho trovato beneficio e spero lo possiate trovare anche voi.

Un caro saluto e alla prossima!

 

 

Stephen King e i suoi consigli di scrittura.

Buonasera amici lettori.

Questo mese mi sono approcciato a una lettura diversa dal solito, recuperata all’ultima fiera di Tempo di Libri. Sto parlando del manuale di scrittura di Stephen King, ossia “On Writing, autobiografia di un mestiere”.

Diverse persone che lavorano come editor mi avevano parlato di questo libro e me lo avevano consigliato, dal momento che sto cercando di entrare a piccoli passi nel mondo della scrittura. Sembra che sia uno dei manuali fondamentali, nella libreria di un autore, insieme a “Elementi di stile nella scrittura”, di William Strunk, consigliato dallo stesso King (che intendo presto recuperare).

Veniamo al libro. A chi può interessare? Secondo me a due categorie di persone:

1) fan di King, che vogliono vedere i retroscena delle sue opere storiche e di come abbia trovato ispirazione a certi passaggi divenuti molto popolari (come la porta distrutta dall’accetta in Shining o la diga costruita dai bambini in It);

2) gli scrittori o aspiranti tali, che vogliono ricevere consigli per migliorarsi.

Non mi dilungherò su tutto ciò che possa interessare la prima categoria e che riguarda il primo terzo del libro. Qui, King parla della sua vita, dall’infanzia fino ai primi racconti autopubblicati con suo fratello e distribuiti all’interno della scuola (ebbene sì, anche King è stato per poco tempo un Self Publisher). Questa parte non è solo interessante per ciò che viene raccontato, ma anche per come viene fatto. Essendo King l’autore della sua biografia, infatti, ha modo di mostrare anche attraverso la propria storia le sue capacità narrative, interessando così anche il secondo gruppo di lettori.

Veniamo ora ai suoi consigli. Vi mostro alcune cose che ho appuntato:

  1. La prima stesura deve avvenire a porta chiusa. La seconda a porta aperta. Questo non in senso letterale, ovviamente, ma in senso simbolico. La prima bozza deve essere fatta per te stesso. Deve esprimere tutto ciò che hai dentro, renderti felice e gratificarti. La seconda deve essere pensata, invece, per far arrivare l’emozione, il pensiero e la storia al lettore, facendo i dovuti aggiustamenti;
  2. la vita non deve essere a sostegno dell’arte, ma l’arte alla vita. Per questo motivo, la scrivania non deve mai essere al centro della stanza, ma di lato;
  3. l’arte è telepatia. Permette a chi la pratica di far giungere pensieri, emozioni e immagini alla mente di altre persone, percorrendo lo spazio e il tempo. Questo pensiero è stato il mio preferito dell’intero libro;
  4. secondo King, il vocabolario di uno scrittore deve essere spontaneo. Quando una parola stona e va sostituita, l’autore non deve ricercare parole che non userebbe mai nella vita quotidiana, ma mettere su carta le prime che gli vengono in mente. Questo per mantenere il rapporto di onestà tra scrittore e lettore, oltre che a risultare credibile. Ciò non toglie che il vocabolario possa essere arricchito nel tempo;
  5. King detesta le forme passive, prediligendo quelle attive. Al posto di dire “la riunione sarà tenuta alle sette”, sarebbe meglio dire “la riunione sarà alle sette”. Secondo lui risulterà più incisivo e piacevole;
  6. per quanto sia facile abusare degli avverbi (anche King ammette di cadere nella trappola), sarebbe buono evitarli, dove possibile. Usare parole come “disse scetticamente” può risultare odioso a lungo andare. Il semplice “lui disse” o “lei disse”, secondo King, è perfetto così com’è. Sarà il contesto, se ben fatto, a far capire al lettore in che modo la voce uscirà dalla bocca del personaggio;
  7. chi non ha tempo per leggere, non ha nemmeno tempo per scrivere. La lettura forgia lo scrittore, aumentando la sua capacità di capire cosa funzioni nella narrazione e cosa no, così come tutte le altre sfaccettature del mestiere;
  8. se non c’è gioia nello scrivere, allora è tutto inutile;
  9. la prima stesura non dovrebbe superare i tre mesi, con circa mille o duemila battute al giorno. Questo per battere il ferro dell’ispirazione finché è caldo;
  10. le storie e i loro simboli sono come reperti archeologici da disseppellire. Bisogna farlo con calma e cautela, lasciandosi trasportare dalla scrittura e dalle azioni dei personaggi stessi. King non ama le trame, infatti, sostiene che la vita vera non può essere progettata e di conseguenza nemmeno i suoi romanzi lo sono. Si fissa un traguardo, questo è certo, ma non sempre viene raggiunto. A volte ci vede giusto, altre volte la storia prende un’altra piega sorprendendolo. Secondo lui, però, l’essenza di un romanzo deve essere percepibile già dalla prima stesura, seppur nulla venga prestabilito.

 

Spero vi sia stato utile questa sorta di riassunto delle parti salienti di “On Writing”. Ve ne consiglio comunque l’acquisto perché ne vale davvero la pena.

A presto e iscriviti al blog per leggere anche i prossimi articoli!

 

Editori come funghi.

Buongiorno a tutti.

Oggi vi scrivo in merito a un’esperienza che ho avuto di recente e che risulta significativa all’interno del mondo editoriale. Difatti si sente spesso parlare di come in Italia, negli ultimi anni, ci sia stata un’impennata incredibile del numero di scrittori (o scriventi, come ama dire qualcuno), in rapporto a quello dei lettori.

Non lo si può negare. Migliaia di titoli vengono sfornati ogni anno e non solo dalle piccole/medio/grandi case editrici, ma anche (e soprattutto) dal Self Publishing. Quest’incremento ha portato con sé anche la crescita di altre attività legate a questo mondo. In alcuni casi, si tratta di professionisti capaci, mentre in altri di “volponi” che hanno fiutato l’affare. Tutto ciò riguarda agenzie letterarie, editor e case editrici. Se i lettori, in questo marasma, devono prestare la massima attenzione nella scelta dei titoli da portarsi a casa per evitare brutte sorprese, anche gli autori non devono essere da meno nel valutare a quale persona affidare la propria opera.

Proprio a questo riguardo ho avuto modo di riflettere negli ultimi giorni. Ho visto spesso, su Facebook, persone che si propongono agli autori con offerte (a loro dire) imperdibili.

Vuoi scoprire come vendere palate di libri attraverso il mio corso di web marcheting buisness manager? Clicca sul link e scopri le modalità di pagamento!!!

Casa editrice cerca titoli. Mandateli a tiziocaio@sempronio.it Accettiamo racconti, saggistica, fumetti, liste della spesa, diari di sQuola, tesi di laura scritte durante la sbronza di fine anno e istruzioni Ikea! Lettura manoscritto e proposta editoriale entro tre quarti d’ora!

Eccetera, eccetera. Ovviamente mi sono lasciato prendere la mano nel rendere la caricatura di quanto accade, ma non sono nemmeno andato troppo lontano dalla realtà.

Per quanto riguarda il primo caso, adotto sempre un buon metodo per smascherare i ciarlatani: guardare in che posizione della classifica di Amazon si è piazzato il loro manuale. Se tu, che vuoi aiutarmi a vendere un romanzo attraverso corsi da centinaia di euro o tramite segreti pari solo al Sacro Graal, non sei in grado di vendere il tuo manuale, facendomelo ritrovare alla posizione 678 451, beh… forse hai davvero poco da insegnare.

In merito al secondo caso, invece, l’argomento sarebbe molto ampio da trattare, se non, forse, anche soggettivo. Voglio però raccontarvi cosa mi è successo di preciso l’altro giorno, tanto da ispirarmi per questo articolo.

Navigando su Facebook, sono incappato in uno dei tanti gruppi che ospitano aspiranti scrittori. Era un gruppo che bene o male già conoscevo e a cui mi ero iscritto mesi fa, se non addirittura un anno. Avevo notato che, oltre al consueto spam selvaggio senza senso, c’erano anche dei post costruttivi, dove gli scrittori si consultavano e consigliavano l’un l’altro. I membri erano più di 8000. Ad un certo punto, arriva un post dove si chiedono manoscritti da inviare. Non era la prima volta che vedevo in rete annunci del genere e come altre volte ho visto le medesime mancanze:

  1. Non veniva indicato in alcun modo il nome della casa editrice, se non in seguito, nei commenti, su insistenza dei membri del gruppo;
  2. l’editore non aveva un sito, ma solo un post situato in un blog dove parlava delle proprie attività;
  3. il blog in questione era un semplice blogspot senza dominio, indice di scarsa volontà nell’investire sul proprio progetto, anche nelle piccole cose;
  4. l’articolo di presentazione aveva diversi refusi e questo lasciava immaginare la cura che avrebbero avuto dei testi;
  5. la grafica del blog era penosa e basilare, come avrebbero curato, quindi, le copertine?;
  6. si leggeva a chiare lettere che, in realtà, erano un’associazione culturale e non una casa editrice.

Diversi utenti hanno fatto presente queste pecche, tra cui il sottoscritto, ma essendo l’autore del post anche l’amministratore del gruppo, sono stati tutti quanti rimossi e bloccati. Tutto ciò ha solo indicato la malafede di chi stava avviando questo progetto, con una incapacità di accettare la critica e di fare il mestiere.

Purtroppo, immagino che qualche autore sia cascato nella rete. Per questo ci tengo a mettere in guardia chiunque voglia approdare nel mondo editoriale.

Dicevamo che chi non sa vendere il proprio libro non può aiutarvi a vendere il vostro e, anche qui, chi non sa curare il proprio sito di sicuro non saprà curare la vostra opera. Chi scrive sgrammaticato sul proprio blog o su Facebook, probabilmente non saprà fare un editing adeguato al testo che gli mandate e chi non sa comunicare sui social non saprà approcciarsi ai vostri lettori.

Quindi indagate, indagate e indagate. Non fermatevi mai alle apparenze e non cedete alla semplice voglia di avere il vostro libro fra le mani. Il lavoro, il tempo e il sudore che ci avete messo per mettere la vostra storia nero su bianco sono troppo preziosi per venderli (o regalarli) al primo ciarlatano che passa.

 

Ho letto “Mosaico” di Marco De Luca.

Buonasera a tutti.

Oggi torno con la rubrica “Ho letto” con un libro di un autore esordiente che sta riscontrando un discreto successo. Sto parlando di Mosaico, di Marco De Luca.

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Marco ha autopubblicato il suo romanzo a Febbraio di quest’anno attraverso la piattaforma Amazon, sia in e-book che in cartaceo. In soli due mesi ha venduto ben 500 copie del suo libro, scalando le classifiche del sito nella categoria “Narrativa Storica” e “Azione e Avventura”. Conoscendolo già da prima della pubblicazione del romanzo, ero molto curioso di tuffarmi nelle trame di Venezia da lui costruite e non vedevo l’ora di dirvi la mia personale opinione. Veniamo alla quarta di copertina:

Anno Domini 1583. Venezia è la città dei Dogi, la regina del Mediterraneo, centro nevralgico di tutti i commerci. Il capitano Iñacio Cortés, avventuriero portoghese, intraprendente e senza scrupoli, cercherà di farsi strada dai bassifondi della città di San Marco fino a raggiungere, forse, i vertici della piramide. Attraversando calli e sottoporteghi, districandosi tra intrighi e inganni, il portoghese verrà catapultato in una Spalato leggendaria, dove su suggerimento di un geniale ebreo, si è deciso di fare della città adriatica un fiorente scalo commerciale per favorire l’amicizia tra Venezia e i Turchi. Iñacio cadrà, si rialzerà e imparerà a proprie spese che nella vita ci sono tre tipi di persone: quelli che stanno fermi, quelli che muovono e quelli che sono mossi.
La vera protagonista di Mosaico è però la Serenissima Repubblica, e più ancora gli uomini e le donne che la animano come tessere di un mosaico: uomini di stato, cortigiane deliziose, sicari, avidi mercanti, nobili decaduti, eroi di guerra, corsari rinnegati e cospiratori visionari.

«Venezia è così, fatevelo dire da chi la conosce da sempre. Lo imparerete presto. È come un mosaico dove ogni tessera serve per tenere incollata l’altra. Prese per sé, sono poche le tessere che non siano brutte alla vista, che non sembrino sgradevoli o il cui senso non è chiaro: ma se tutto ricade secondo un disegno, ognuna di loro acquista scopo nel tutto.»

Come si può notare, oltre a Cortés, la vera protagonista della vicenda è Venezia. Ci si immerge totalmente nella città salmastra, tra i suoi viottoli, i canali e le abitudini del 1500. Marco De Luca dimostra una preparazione invidiabile e un lavoro certosino che, oltre a raccontare, permettono al lettore di imparare cose nuove, come in qualsiasi romanzo storico che si rispetti.

Il protagonista è, inoltre, ben caratterizzato, con le sue espressioni, i suoi vizi e le sue passioni. Oltre a Cortez mi sono molto piaciuti i personaggi di Cliff Hume e di Don Bruno Vasquez, compagni di missione che creeranno simpatici siparietti e dialoghi coinvolgenti.

Sugli altri personaggi, invece, c’è una nota dolente. Sono tanti e hanno poco spazio. Alcuni compaiono soltanto per poche pagine, seppur di loro, oltre al nome, si abbia una visione di tutto il loro passato e del loro ruolo all’interno della città. A mio avviso questo genera un po’ di confusione e a volte si poteva fare a meno di caratterizzarli così a fondo, vista la loro scarsa importanza, tratteggiandoli soltanto.

Anche lo stile è ancora un po’ acerbo ma è al contempo promettente e come libro d’esordio si mantiene a un livello molto alto, appassionando sia chi è amante di Venezia e sia chi ha piacere di immergersi nel XVI secolo. Le stesse recensioni avute dal romanzo dimostrano questo apprezzamento.

Sono molto fiducioso in merito all’universo narrativo che Marco sta mettendo in piedi e attendo con ansia il sequel.

Nel frattempo, non mi resta che invitarvi a dare una possibilità a questo libro che oltre a essere un’ottima storia è una delle prove viventi che anche il Self Publishing può sfornare prodotti veramente meritevoli.

Voto: 7,5.

Divertirsi con gli easter egg.

Buongiorno amici lettori.

Come state? L’altro giorno sono andato a vedere al cinema il film Marvel “I guardiani della galassia vol.2”. Non sto a raccontarvi in questo post le mie impressioni sulla pellicola, ma voglio concentrarmi su una cosa che ha catturato la mia attenzione.

Oltre al solito cameo di Stan Lee, che si diverte ad apparire in tutti i film della saga di supereroi, ho potuto notare in una scena l’apparizione di un personaggio fumettistico/cinematografico che, come comparsa, conversava amabilmente con altre persone sullo sfondo. Di chi si trattava? Di Howard il Papero. Forse non tutti se lo ricorderanno, ma nel 1986 George Lucas e Gloria Katz produssero un film ispirato a questo strambo personaggio dei fumetti. All’epoca fu un flop, ma col tempo divenne un cult, tanto che anche chi, come me, è nato qualche anno dopo ha potuto vederne la riproduzione in tv (si tratta del papero nella foto principale dell’articolo).

Perché far apparire Howard, slegato alla serie di film attualmente in circolo seppur sempre appartenente all’universo Marvel? E soprattutto, perché farlo comparire se non ha nulla a che vedere con la trama e non influisce minimamente sulla storia?

La risposta sta in una semplice parola: easter egg. Ma che cos’è un easter egg? Letteralmente significa “uovo di pasqua” e rappresenta l’idea di una sorpresa nascosta all’interno del film, della serie tv o del romanzo. Sono dettagli o rimandi creati appositamente per i fan più accaniti o, a volte, per un semplice sfizio dell’autore. Ce ne possono essere di diversa natura. Ve ne elenco alcuni:

  1. quelli che fungono da citazioni a opere a cui il regista/scrittore è affezionato;
  2. quelli che rimandano ad altri film/libri dell’autore stesso;
  3. quelli che si collegano ad aspetti secondari dello stesso film/libro.

Per poter fare degli esempi concreti, voglio mostrarvi alcuni easter egg presenti nella saga Jolly Roger, dove sono presenti tutte e tre le categorie.

  1. Riferimenti a opere esterne, soprattutto di genere piratesco.

«Potrei risolverla io con il loro capitano. Come si chiama? Threepwood?» Yan accennò una risata. «Vuoi chiarire con un uomo che dice di aver visto una scimmia a tre teste? Non ne caveresti nulla. Preferisco sbrigarmela da me. (Jolly Roger vol.3 “I fratelli della costa”)

In questo caso la citazione è della saga videoludica “Monkey Island” in cui il capitano Guybrush Threepwood riusciva a fuggire dagli avversari fingendo di vedere alle loro spalle una scimmia a tre teste.

«Come hai detto che ti chiami?» «John McKenzie, signore» rispose il barbuto con fierezza. «John» ripeté il pirata annuendo. Si volse verso il suo quartiermastro facendo una smorfia. «Monsieur Stevenson, vi ho chiesto un cuoco. Il massimo che sapete propormi è uno zoppo dalla gamba di legno? Ci avete messo più impegno quando mi avete procurato quel pappagallo che chiedeva pezzi da otto!» (Jolly Roger vol.4 “La torre del ribelle”)

Qui il riferimento è al romanzo di Robert Louis Stevenson “L’isola del tesoro”. Il pirata Long John Silver, nel libro, si fa arruolare come cuoco sulla nave del protagonista ai fini di impossessarsi del tesoro che questi intende trovare. Silver è un personaggio noto per la sua gamba di legno e ha con sé un pappagallo appartenuto al capitano Flint che aveva l’abitudine di dire “pezzi da otto!”

Troviamo anche il nome della nave di lord Archer, l’Arkadia, che omaggia la serie animata Capitan Harlock, e la frase pronunciata dal pirata Quentin Ember, in due occasioni, “temi la morte?”, che ricalca quella di Davy Jones nei “Pirati dei Caraibi”.

2) Quelli che rimandano a libri dello stesso autore.

Anche sotto questo aspetto mi sono sbizzarrito. Si tratta di dettagli che non è sempre facile cogliere a una prima lettura, ma che mi è piaciuto creare per formare un universo compatto e circolare. Ad esempio, nel primo volume, Sid, John ed Elisabeth arrivano in piazza e tre uomini stanno per essere impiccati. Si tratta di John Smallwood, Henry Sullivan e Santiago Ramirez.

Nel prologo del terzo volume, in un flashback, troviamo Mendoza, in una locanda di Tortuga, che viene provocato proprio da questi tre uomini. Jorge Ximenez, discutendo con questi, si augura di poter assistere, un giorno, alla loro esecuzione pubblica.

3) Quelli che si collegano ad aspetti secondari dello stesso libro.

Anche in questo caso ho creato diversi dettagli che, se colti, possono svelare ulteriori misteri in merito al racconto. Non menziono quelli più importanti così da non spoilerarvi nulla, nel caso non abbiate ancora iniziato a leggere la saga. Piuttosto, vi menziono soltanto un easter egg minore, come il fatto che, nel primo romanzo, nello spettacolo di burattini della compagnia dei Gatti di Strada vengano rappresentati un pirata dalle folte sopracciglia e una donna con l’uncino al posto della mano. Questi, altro non sono che Miguel Mendoza e la piratessa Saph.

Insomma, gli easter egg sono qualcosa di estramente divertenti per chi ama scrivere. E voi? Li amate? Ne fate uso?

Al prossimo post, ciurmaglia!

Come affrontare le critiche.

Buongiorno amici lettori.

Oggi parliamo di qualcosa che prima o poi ogni scrittore deve, per forza di cose, affrontare: le critiche.

Eh sì, perchè quando si lancia un manoscritto in pasto ai lettori si possono avere reazioni di ogni tipo e presto o tardi qualcuno parlerà inevitabilmente male di noi. Come affrontarle, dunque? Quanti tipi di critiche esistono? Sono tutte uguali? Analizziamone insieme qualcuna:

  1. la critica “de gustibus”. Si tratta di quella recensione negativa fatta da un lettore a cui non siamo piaciuti, di un parere soggettivo che, anche se ci può essere difficile da digerire, esiste e va accettato. Bisogna entrare nell’ottica che è quasi impossibile avere una bella pagina Amazon con 200 recensioni a 5 stelle e basta. I lettori sono tanti, le aspettative e i gusti ancora di più. Qualcuno che ci metterà una stella sola, prima o poi lo troveremo. A meno che non diventino la maggioranza o un numero considerevole (che ci dovrebbero portare a farci qualche domanda) bisogna applicare il principio del “guarda e passa”;
  2. la critica “tabula rasa“. Si tratta di quella recensione che più che a esporre la propria opinione ha il solo scopo di distruggere il vostro operato. Mi capitò, in passato, di una lettrice che fece una video-recensione di ben 30 minuti, dove si adoperò a mettere in dubbio alcuni aspetti storico/geografici del mio scritto, a fare una sorta di analisi grammaticale e a spoilerare diversi punti della trama. Cosa fare in questo caso? All’epoca mi buttai in una sorta di discussione pubblica ma, tornando indietro, direi che la cosa migliore è andare oltre, altrimenti si rischia di lasciare per la rete anche una brutta immagine di sé. Questo a meno che le calunnie non diventino così pesanti e diffuse da necessitare un nostro intervento chiarificatore, ovviamente;
  3. la critica “muratore bergamasco“. Si tratta di quella critica costruttiva, che mira ad aiutarti a crescere e che cerca di farti notare i punti deboli solo al fine di poter rendere l’opera o il tuo stile migliore. Sono critiche necessarie, se non indispensabili, perché è veramente difficile che il nostro primo manoscritto sia perfetto. La scrittura è una strada sempre in salita, che ci fornisce costanti opportunità di fare di più, se ci si pone con la giusta umiltà e atteggiamento. Se questo tipo di critica ti abbatte è solamente per costruirci sopra una casa più bella;
  4. la critica “Otello“. Avviene quando l’invidia e la gelosia la fanno da padrona. Si può dire che è una sottocategoria della “tabula rasa” poiché il metodo è lo stesso, solo che cambia il fine. A volte viene fatta al solo scopo di sabotarvi, forse per un vostro avanzamento in classifica, così da non aver concorrenti fra i piedi o solo per la rabbia di non essere al vostro posto, vedendo i lettori come la Desdemona di turno. Ignora anche questa, alla fine vince sempre la meritocrazia;
  5. la critica “Regina Antonietta“. Si tratta di quella critica mossa con snobbismo e superficialità, molte volte senza neanche averti letto, ma solamente per la tua appartenenza alla categoria degli autopubblicati. In genere, chi la muove non conosce quasi nulla dei sistemi del Self-Publishing, facendo affermazioni senza senso, come nel chiedere perché il popolo privato di pane non si sia cibato di briosche.

Queste sono quelle che ho avuto modo di incontrare io. Voi ne conoscete altre? Come le avete affrontate?

Al prossimo post!