Per uno scrittore, quali gruppi FB sono utili e quali no?

Uno dei drammi dell’autore esordiente o poco conosciuto è quello di farsi notare nella massa di titoli e scrittori che entrano nel mercato ogni anno.

Questo soprattutto tra gli autopubblicati e coloro che sono editi da piccole case editrici, essendo la loro presenza in libreria praticamente pari a zero. Amazon è un bel calderone e Facebook è l’unico luogo in cui si possono incontrare i lettori e avviare una fruttuosa linea di comunicazione. Questa, con il tempo, può generare anche dei passaparola. Ma come si può utilizzare la rete a questo fine?

In ben cinque anni di presenza come autore, ne ho viste di tutti i colori. In primo luogo i fallimentari gruppi SPAM, tristemente noti per essere spazi fini a sé stessi. Perché questi gruppi sono inutili? Per la semplice ragione che i libri self o di piccole CE vengono, generalmente, letti soltanto da un pubblico di lettori forti. La maggiorparte dei lettori, infatti, tende ad affidarsi ai grossi titoli pubblicizzati dalle big e proposti nelle librerie. Chi legge poco non rischia, punta sulla propria “confort zone”, su Ken Follett, Dan Brown, Donato Carrisi e via dicendo. Verrebbe da pensare che gli scrittori facciano parte della categoria dei lettori forti ma, ahimé, non è così. Molti scrittori (soprattutto self) sono lettori deboli o, tante volte (di nuovo ahimé) non sono nemmeno lettori. Quante possibilità ci sono, dunque, che uno scrittore compri il vostro testo dopo averlo visto in un gruppo SPAM? Quanti lettori frequentano questo tipo di gruppi? Anche questa seconda domanda è molto interessante, perché mettendovi nei panni di un lettore, capirete che è più bello e divertente iscriversi a un gruppo dove SI PARLA di libri, anziché in un gruppo in cui compaiono solamente pubblicità.

Non ne siete ancora convinti? Provate a mettere il vostro romanzo in promozione gratuita e a pubblicizzarlo solo in gruppi di questo tipo e vedrete con i vostri stessi occhi il risultato.

Fatta questa premessa, passiamo a un altro tipo di gruppo Facebook, quello degli Avengers letterari, della squadra di Vendicatori della Penna.

Difatti, con chiare buone intenzioni, ho visto nel tempo che molti autori hanno pensato di creare, in alternativa, degli spazi in cui si potesse dare maggior visibilità a sé stessi e ai propri colleghi. Si tratta di gruppi che concedono lo SPAM solo in pochi giorni e che vogliono approfondire certe tematiche e dare sostegno reciproco.

L’iniziativa l’ho sempre trovata lodevole ma allo stesso tempo utopica.

Questi gruppi sono sorti come funghi e ce ne sono così tanti che gli unici interessati a farne parte sono autori speranzosi di trovare più vetrine possibili alle loro opere. Vengono create giornate autore in cui intervistare gli scrittori, sfide tra cover, esposizione di sinossi ecc… La triste realtà, però, è che le interazioni sono davvero poche, spesso solo dei diretti interessati. Così, che succede? Che gli admin si scoraggiano e pure i partecipanti. I gruppi vengono chiusi o abbandonati.

Cosa fare dunque? Quali gruppi Facebook possono giovare alle vendite per uno scrittore poco noto?

Io, fino ad ora, ne ho trovati utili solo di tre tipi:

  1. gruppi di lettori specifici rispetto al genere trattato. Sei uno scrittore di urban fantasy? Cerca gruppi di LETTORI di quella categoria. Scrivi romanzi storici? Devi fare lo stesso, magari essendo ancor più specifico in merito al periodo storico di cui parli. Contatta gli amministratori di quei gruppi, proponiti per delle letture condivise, giornate d’intervista, blog tour o semplice segnalazione. Partecipa come lettore, diventa utente attivo e fatti conoscere come persona tra i membri. Solo così potrai costruirti un bacino di lettori e di followers;
  2. gruppi di scrittura. Si tratta di quei gruppi in cui partecipano editor, scrittori e gente del mestiere che vuole mettere in campo la propria competenza per dare consigli di stile, di costruzione narrativa e quant’altro. Sono gruppi che aiutano molto nella crescita personale e che possono farvi diventare ancor più consapevoli della potenza di uno strumento come la penna;
  3. gruppi di scambio di esperienza. Self Publishing Italia è uno di questi, ossia un gruppo in cui tutti gli autopubblicati possono partecipare, fare domande e ricevere risposte da chi, prima di loro, ha fatto certe scelte o seguito un determinato percorso.

E voi? Avete avuto esperienze negative o positive con i gruppi Facebook?

La sconosciuta differenza tra libri e gadget

Come in un mare mosso, a onde alterne si diffondono polemiche sui social da parte di autori risentiti e di lettori indignati. Questo, spesso, per il solito motivo: l’uscita del libro di un personaggio che tutto è tranne che uno scrittore.

A volte può essere un personaggio della televisione, altre volte un comico, un calciatore, un cantante, uno youtuber, un mafioso, un assassino che sta scontando la pena o, come negli ultimi giorni, un personaggio discutibile come Fabrizio Corona.

Le critiche che vengono mosse, per la maggiorparte, sono in difesa della cultura, delle buone opere, polemizzando sulla mancanza di qualità nei prodotti delle grosse case editrici, a vantaggio del guadagno economico.

Da frasi simili, però, emerge una distorta visione della realtà. Questo per tre ragioni:

  1. le grandi case editrici non pubblicano soltanto roba scadente. Importanti scrittori, colossi della letteratura contemporanea, sono editi da grandi marchi, così come tanti altri scrittori meno noti ma di grande qualità. Il fatto che siano presenti nei cataloghi anche pessime opere non pregiudica la massa;
  2. le case editrici non sono baluardi della buona scrittura. Sono delle aziende e queste, per funzionare, hanno bisogno di dipendenti stipendiati, di introiti e di piani di vendita. Immaginate di essere voi stessi a capo di una di queste case editrici e di investirvi tutti i vostri soldi. Se, attraverso la vostra esperienza, vedreste che “Uomini terrestri e la razionalità quotidiana” di Kevin Robinsky (non esiste, non andatelo a cercare), per quanto sia un papabile premio Nobel per la Letteratura, vende giusto dieci copie, mentre l’autobiografia di Anselmo, Tronista di Bulli e Pupe (non cercate nemmeno questo), ne vende mille, su quale puntereste? Forse, se amate la cultura, pubblicherete anche il primo, ma per far fronte alle spese dovrete, per forza di cose, pubblicare al contempo tre o quattro libri similari al secondo. Dunque, di chi è la responsabilità in merito a come gira il mercato? Esatto: dei lettori;
  3. i libri di questi personaggi non possono essere definiti romanzi e, spesso, nemmeno libri. Non è un’affermazione data dal pregiudizio o per semplice snobbismo. Si tratta semplicemente di realtà, perché lo scopo di gran parte di questi testi è molto differente rispetto alla normale letteratura. Vi siete mai chiesti perché questi libri vengono comprati soprattutto da persone che normalmente non leggono? Perché un ragazzino entra per la prima volta in libreria a comprare il libro del suo youtuber preferito? Non è di certo per una improvvisa ispirazione alla lettura, come se fossero stati illuminati sulla via per Damasco. Si tratta, piuttosto, di GADGET (e da qui il titolo del post). Al ragazzino frega poco e niente di cosa c’è scritto all’interno di quelle pagine. A lui importa avere qualcosa che riguardi il personaggio del momento. Perché la gente compra il libro di Totti? Perché romanista o, forse, perché appassionata di calcio e Totti ne è un simbolo. Perché comprano quello di Fabrizio Corona? Perché è trash, fa parte delle notizie del momento, contiene gossip e numerosi spunti di conversazione tra pettegoli. Non bisogna vederli, dunque, come qualcosa che contrasta la cultura del nostro paese, così come non lo sarebbe il fatto che molti giovani comprino pupazzetti Funko Pop o che molte persone comprino Donna Moderna. Stanno semplicemente comprando un’altra cosa.

In conclusione, dunque, non guardiamo i gadget come il nemico della cultura e dei buoni romanzi. Certamente dispiace vedere le librerie arrancare ed essere costrette a ripiegare sull’oggettistica, ma se si vuole far amare la vera lettura alle persone bisogna trovare il modo di farle innamorare di queste e non toglierle di mano ciò che, al momento, è l’intrattenimento che preferiscono e che sta tenendo in vita quei luoghi dove troviamo anche ottime opere che aspettano solo di essere lette.

Voi che ne pensate?