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Ho letto Misery, di Stephen King.

Buongiorno amici lettori.

Come preannunciato, dopo averlo acquistato a Tempo di Libri, mi sono finalmente messo a leggere il mio primo romanzo di Stephen King: Misery. L’ho fatto con una certa preparazione mentale, dato che il libro precedente a questo, che era sul mio comodino, è stato On Writing, manuale di scrittura dello stesso autore.

Abbinare queste due letture è stata una mossa vincente. Ho potuto apprezzare per prima cosa la TEORIA di King su come scrivere, per poi vederne la PRATICA con Misery. Sembrava di essere a lezione e la sua maestria è stata, senza dubbio, affascinante.

Per prima cosa, però, ecco la trama:s-l300

“Paul Sheldon, un celebre scrittore, viene sequestrato in una casa isolata del Colorado da una sua fanatica ammiratrice. Affetta da gravi turbe psichiche, la donna non gli perdona di aver “eliminato” Misery, il suo personaggio preferito, e gli impone tra terribili sevizie di “resuscitarla” in un nuovo romanzo. Paul non ha scelta, pur rendendosi conto che in certi casi la salvezza può essere peggio della morte…”

Come si può vedere, l’idea di partenza è tanto semplice quanto interessante. Prendi uno scrittore, mettilo tra le mani di un’ammiratrice psicopatica e cerca di farlo uscire da quella situazione sano e salvo. Nel suo stesso manuale, On Writing, King afferma che molte sue trame si sviluppano in questo modo, senza seguire un vero e proprio canovaccio. L’autore si diverte a creare delle circostanze surreali e a vedere di persona come i suoi personaggi possono venirne fuori. Anche in Misery, Paul Sheldon spiega questo meccanismo attraverso il gioco del “Puoi?”, ossia quel meccanismo (a suo modo divertente) con cui lo scrittore prova a districare la trama con l’ingegno di azioni possibili e al contempo credibili.

Facendo questo, Stephen King riesce a tenerci incollati alla storia e gli va una lode per esserci riuscito mostrando, in 380 pagine circa, soltanto un unico spazio ristretto: la casa di Annie Wilkes. Non viene mostrato il paese, non vengono descritte situazioni esterne o altro. Abbiamo soltanto Paul, il suo punto di vista e la casa della sua rapitrice. Niente di più e niente di meno.

Eppure viviamo la sua angoscia, il suo dolore dato dalla rottura delle gambe, il suo conseguente bisogno di farmaci che gli allevino le sofferenze e la paura verso un’aguzzina disturbata che non ci viene disegnata con parole chiare ed esplicite, piuttosto, viene mostrata lentamente, con i suoi comportamenti singolari, gli sbalzi di umore e i gesti folli.

Sia Paul (approfondito grazie al fatto che è il narratore) che Annie (svelata pian piano agli occhi dello scrittore imprigionato) lasciano il segno, affondando nella mente e nel cuore del lettore.

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Mi è piaciuta anche la trasformazione inesorabile del protagonista, non solo sempre più succube della donna, ma anche del suo stesso manoscritto.

Insomma, un romanzo da divorare (con due parti un po’ macabre che potrebbero disgustare chi è particolarmente sensibile) che si potrebbe porre su un sottile confine tra l’horror e il thriller.

Interessanti anche alcuni metodi di scrittura che abbandonano completamente le regole grammaticali (tra punteggiatura e ripetizioni) per far provare al lettore l’ansia e il panico di alcune situazioni.

Allo stesso modo ho notato un’incredibile capacità narrativa nel cambiare stile di scrittura quando Paul batte a macchina la storia di Misery, facendoci leggere un testo che, credibilmente, non sembra davvero scritto da King ma dal protagonista.

Voto: 9

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Ho letto: I nuovissimi X-Men #1

Buongiorno amici lettori.

Come già detto in passato, ho iniziato a leggere i fumetti della collana “Marvel Now“, creata apposta per chi, come me, è alle prime armi con questo mondo in formato disegno.

Per chi volesse dare un’occhiata alla mia recensione dei tre volumi degli “Avengers” e a quello di Thor, ecco i relativi link: qui e qui.

Passiamo ora al volume che tratterò in questo articolo: I nuovissimi X-Men, gli eroi di domani.

Ci troviamo in una situazione complicata ma che, attraverso i dialoghi, si dipana davanti anche ai nuovi lettori. Per capirla appieno, però, credo sia necessaria almeno un’infarinatura attraverso le pellicole cinematografiche, che ci permettono di capire chi siano determinati personaggi, citati ma che non compaiono.

La scuola degli X-Men (la Xavier School) è diretta, dopo la morte del Professore, da tre mutanti di spicco: Kitty Pride, Wolverine e Tempesta. Il trio cerca di portare avanti gli ideali del Professore e di mantenere la pace tra umani e mutanti. Essendo la scuola rimessa a nuovo, soprattutto nel suo organico, il gruppo si fa chiamare, perlappunto: i Nuovissimi X-Men.

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Sorgono però dei problemi. Ciclope, che un tempo era un altro membro di spicco della scuola, si è rivoltato ai suoi vecchi amici creando uno scisma (di cui si parla in un altro volume che straordinariamente ho in casa e che non fa parte del ciclo Marvel Now). Ciclope vuole reagire ai soprusi che gli umani stanno attuando ai danni dei mutanti e agli arresti che stanno svolgendo. Molti ragazzi, inconsapevoli dei propri poteri, infatti, stanno finendo dentro le sbarre. Insieme a Magneto, Eva Frost e Illyana, Ciclope compie degli attacchi per liberare alcuni ragazzi dalle grinfie dell’esercito. Attacchi che finiscono per creare degli scontri e intensificare la tensione tra le due razze.

Bestia (alias Henk), uno dei Nuovissimi X-Men più anziani, decide di sfruttare una macchina del tempo di sua invenzione, così da portare nel presente il Ciclope del passato. Il suo scopo è quello di mettere Ciclope davanti a ciò che era prima di diventare un terrorista e riprendere il controllo di sé.

Il mutante riesce nel suo intento, ma insieme al Ciclope del passato, porterà anche il giovane sé stesso, il mutante chiamato Angelo, Bobby (l’uomo ghiaccio) e Jean Grey. Quest’ultima è stata una vecchia fiamma sia di Wolverine che di Ciclope e rivederla porterà scompiglio in entrambi.

Il Ciclope del passato riesce così a incontrare quello del presente, ma l’incontro porterà a un’inevitabile battaglia.

Passiamo ora alla mia opinione.

La storia è ben fatta. Per quanto inizialmente ci si possa sentire un po’ disorientati, non conoscendo bene gli eventi che abbiano portato alla situazione attuale, lo stratagemma di portare al presente gli X-Men del passato è un ottimo modo per permettere ai nuovi lettori di cominciare da capo la saga dei mutanti, leggendo le loro avventure di quando erano giovani, pur non perdendo il filone canonico.

I due personaggi di spicco di questo volume sono sicuramente Bestia e Ciclope. Il primo è colui che muove la trama e il suo svolgimento, ideando il piano e portandolo all’attuazione. Il secondo è quello che si può definire “protagonista” approfondito e sviscerato, così che non appaia come un semplice villain senza spessore ma come un personaggio a tutto tondo con le sue motivazioni e i suoi perché. Al primo darei un bell’8 (avrei dato di più ma il suo regredire alla prima mutazione gli ha fatto perdere il fascino che aveva con quella nuova, molto più leonina), mentre al secondo un bel 9 (il 10 se l’è perso dopo la figura da fesso che ha fatto quando Magneto ha fatto cilecca, rischiando di farsi schiacciare da un auto).

Tutti gli altri fanno da sfondo. Di Angelo non sappiamo ancora niente ed è quello più insipido (5). Bobby ottiene più visibilità, invece, con le sue battute e devo ammettere che mi sono piaciute, strappandomi anche qualche risata (7). Jean Grey ci concede un breve riassunto di tutto ciò che ci siamo persi nei suoi confronti, grazie a Bestia che entra nella sua testa e che ci propone diverse immagini di ciò che ha compiuto fino alla morte (eh sì, perché nel presente Jean è morta). Per lei voto 6. Anche la Frost e Illyana hanno ben poco da dire (5) e Wolverine fa ancora poco e niente. Quest’ultimo l’avevamo già trovato nei volumi di Avengers e sto aspettando pazientemente che entri in azione e faccia qualcosa di concreto (5). Infine, diamo il voto a Magneto, di cui è rimasto ben poco da temere. Appare come un vecchietto che vuole essere minaccioso ma che in mancanza dei suoi poteri fa delle magre figure e soccombe davanti alla figura predominante di Ciclope (5 anche per lui).

Nonostante la marea di voti insufficienti, ritengo che lo spessore del personaggio di Scott Summers (Ciclope) regga l’intera storia, rendendola intrigante e suggestiva. Non posso, quindi, che dare un bell’8 al fumetto, aspettando di leggere la continuazione.

A presto!

Stephen King e i suoi consigli di scrittura.

Buonasera amici lettori.

Questo mese mi sono approcciato a una lettura diversa dal solito, recuperata all’ultima fiera di Tempo di Libri. Sto parlando del manuale di scrittura di Stephen King, ossia “On Writing, autobiografia di un mestiere”.

Diverse persone che lavorano come editor mi avevano parlato di questo libro e me lo avevano consigliato, dal momento che sto cercando di entrare a piccoli passi nel mondo della scrittura. Sembra che sia uno dei manuali fondamentali, nella libreria di un autore, insieme a “Elementi di stile nella scrittura”, di William Strunk, consigliato dallo stesso King (che intendo presto recuperare).

Veniamo al libro. A chi può interessare? Secondo me a due categorie di persone:

1) fan di King, che vogliono vedere i retroscena delle sue opere storiche e di come abbia trovato ispirazione a certi passaggi divenuti molto popolari (come la porta distrutta dall’accetta in Shining o la diga costruita dai bambini in It);

2) gli scrittori o aspiranti tali, che vogliono ricevere consigli per migliorarsi.

Non mi dilungherò su tutto ciò che possa interessare la prima categoria e che riguarda il primo terzo del libro. Qui, King parla della sua vita, dall’infanzia fino ai primi racconti autopubblicati con suo fratello e distribuiti all’interno della scuola (ebbene sì, anche King è stato per poco tempo un Self Publisher). Questa parte non è solo interessante per ciò che viene raccontato, ma anche per come viene fatto. Essendo King l’autore della sua biografia, infatti, ha modo di mostrare anche attraverso la propria storia le sue capacità narrative, interessando così anche il secondo gruppo di lettori.

Veniamo ora ai suoi consigli. Vi mostro alcune cose che ho appuntato:

  1. La prima stesura deve avvenire a porta chiusa. La seconda a porta aperta. Questo non in senso letterale, ovviamente, ma in senso simbolico. La prima bozza deve essere fatta per te stesso. Deve esprimere tutto ciò che hai dentro, renderti felice e gratificarti. La seconda deve essere pensata, invece, per far arrivare l’emozione, il pensiero e la storia al lettore, facendo i dovuti aggiustamenti;
  2. la vita non deve essere a sostegno dell’arte, ma l’arte alla vita. Per questo motivo, la scrivania non deve mai essere al centro della stanza, ma di lato;
  3. l’arte è telepatia. Permette a chi la pratica di far giungere pensieri, emozioni e immagini alla mente di altre persone, percorrendo lo spazio e il tempo. Questo pensiero è stato il mio preferito dell’intero libro;
  4. secondo King, il vocabolario di uno scrittore deve essere spontaneo. Quando una parola stona e va sostituita, l’autore non deve ricercare parole che non userebbe mai nella vita quotidiana, ma mettere su carta le prime che gli vengono in mente. Questo per mantenere il rapporto di onestà tra scrittore e lettore, oltre che a risultare credibile. Ciò non toglie che il vocabolario possa essere arricchito nel tempo;
  5. King detesta le forme passive, prediligendo quelle attive. Al posto di dire “la riunione sarà tenuta alle sette”, sarebbe meglio dire “la riunione sarà alle sette”. Secondo lui risulterà più incisivo e piacevole;
  6. per quanto sia facile abusare degli avverbi (anche King ammette di cadere nella trappola), sarebbe buono evitarli, dove possibile. Usare parole come “disse scetticamente” può risultare odioso a lungo andare. Il semplice “lui disse” o “lei disse”, secondo King, è perfetto così com’è. Sarà il contesto, se ben fatto, a far capire al lettore in che modo la voce uscirà dalla bocca del personaggio;
  7. chi non ha tempo per leggere, non ha nemmeno tempo per scrivere. La lettura forgia lo scrittore, aumentando la sua capacità di capire cosa funzioni nella narrazione e cosa no, così come tutte le altre sfaccettature del mestiere;
  8. se non c’è gioia nello scrivere, allora è tutto inutile;
  9. la prima stesura non dovrebbe superare i tre mesi, con circa mille o duemila battute al giorno. Questo per battere il ferro dell’ispirazione finché è caldo;
  10. le storie e i loro simboli sono come reperti archeologici da disseppellire. Bisogna farlo con calma e cautela, lasciandosi trasportare dalla scrittura e dalle azioni dei personaggi stessi. King non ama le trame, infatti, sostiene che la vita vera non può essere progettata e di conseguenza nemmeno i suoi romanzi lo sono. Si fissa un traguardo, questo è certo, ma non sempre viene raggiunto. A volte ci vede giusto, altre volte la storia prende un’altra piega sorprendendolo. Secondo lui, però, l’essenza di un romanzo deve essere percepibile già dalla prima stesura, seppur nulla venga prestabilito.

 

Spero vi sia stato utile questa sorta di riassunto delle parti salienti di “On Writing”. Ve ne consiglio comunque l’acquisto perché ne vale davvero la pena.

A presto e iscriviti al blog per leggere anche i prossimi articoli!

 

Editori come funghi.

Buongiorno a tutti.

Oggi vi scrivo in merito a un’esperienza che ho avuto di recente e che risulta significativa all’interno del mondo editoriale. Difatti si sente spesso parlare di come in Italia, negli ultimi anni, ci sia stata un’impennata incredibile del numero di scrittori (o scriventi, come ama dire qualcuno), in rapporto a quello dei lettori.

Non lo si può negare. Migliaia di titoli vengono sfornati ogni anno e non solo dalle piccole/medio/grandi case editrici, ma anche (e soprattutto) dal Self Publishing. Quest’incremento ha portato con sé anche la crescita di altre attività legate a questo mondo. In alcuni casi, si tratta di professionisti capaci, mentre in altri di “volponi” che hanno fiutato l’affare. Tutto ciò riguarda agenzie letterarie, editor e case editrici. Se i lettori, in questo marasma, devono prestare la massima attenzione nella scelta dei titoli da portarsi a casa per evitare brutte sorprese, anche gli autori non devono essere da meno nel valutare a quale persona affidare la propria opera.

Proprio a questo riguardo ho avuto modo di riflettere negli ultimi giorni. Ho visto spesso, su Facebook, persone che si propongono agli autori con offerte (a loro dire) imperdibili.

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Casa editrice cerca titoli. Mandateli a tiziocaio@sempronio.it Accettiamo racconti, saggistica, fumetti, liste della spesa, diari di sQuola, tesi di laura scritte durante la sbronza di fine anno e istruzioni Ikea! Lettura manoscritto e proposta editoriale entro tre quarti d’ora!

Eccetera, eccetera. Ovviamente mi sono lasciato prendere la mano nel rendere la caricatura di quanto accade, ma non sono nemmeno andato troppo lontano dalla realtà.

Per quanto riguarda il primo caso, adotto sempre un buon metodo per smascherare i ciarlatani: guardare in che posizione della classifica di Amazon si è piazzato il loro manuale. Se tu, che vuoi aiutarmi a vendere un romanzo attraverso corsi da centinaia di euro o tramite segreti pari solo al Sacro Graal, non sei in grado di vendere il tuo manuale, facendomelo ritrovare alla posizione 678 451, beh… forse hai davvero poco da insegnare.

In merito al secondo caso, invece, l’argomento sarebbe molto ampio da trattare, se non, forse, anche soggettivo. Voglio però raccontarvi cosa mi è successo di preciso l’altro giorno, tanto da ispirarmi per questo articolo.

Navigando su Facebook, sono incappato in uno dei tanti gruppi che ospitano aspiranti scrittori. Era un gruppo che bene o male già conoscevo e a cui mi ero iscritto mesi fa, se non addirittura un anno. Avevo notato che, oltre al consueto spam selvaggio senza senso, c’erano anche dei post costruttivi, dove gli scrittori si consultavano e consigliavano l’un l’altro. I membri erano più di 8000. Ad un certo punto, arriva un post dove si chiedono manoscritti da inviare. Non era la prima volta che vedevo in rete annunci del genere e come altre volte ho visto le medesime mancanze:

  1. Non veniva indicato in alcun modo il nome della casa editrice, se non in seguito, nei commenti, su insistenza dei membri del gruppo;
  2. l’editore non aveva un sito, ma solo un post situato in un blog dove parlava delle proprie attività;
  3. il blog in questione era un semplice blogspot senza dominio, indice di scarsa volontà nell’investire sul proprio progetto, anche nelle piccole cose;
  4. l’articolo di presentazione aveva diversi refusi e questo lasciava immaginare la cura che avrebbero avuto dei testi;
  5. la grafica del blog era penosa e basilare, come avrebbero curato, quindi, le copertine?;
  6. si leggeva a chiare lettere che, in realtà, erano un’associazione culturale e non una casa editrice.

Diversi utenti hanno fatto presente queste pecche, tra cui il sottoscritto, ma essendo l’autore del post anche l’amministratore del gruppo, sono stati tutti quanti rimossi e bloccati. Tutto ciò ha solo indicato la malafede di chi stava avviando questo progetto, con una incapacità di accettare la critica e di fare il mestiere.

Purtroppo, immagino che qualche autore sia cascato nella rete. Per questo ci tengo a mettere in guardia chiunque voglia approdare nel mondo editoriale.

Dicevamo che chi non sa vendere il proprio libro non può aiutarvi a vendere il vostro e, anche qui, chi non sa curare il proprio sito di sicuro non saprà curare la vostra opera. Chi scrive sgrammaticato sul proprio blog o su Facebook, probabilmente non saprà fare un editing adeguato al testo che gli mandate e chi non sa comunicare sui social non saprà approcciarsi ai vostri lettori.

Quindi indagate, indagate e indagate. Non fermatevi mai alle apparenze e non cedete alla semplice voglia di avere il vostro libro fra le mani. Il lavoro, il tempo e il sudore che ci avete messo per mettere la vostra storia nero su bianco sono troppo preziosi per venderli (o regalarli) al primo ciarlatano che passa.

 

Ho letto “Mosaico” di Marco De Luca.

Buonasera a tutti.

Oggi torno con la rubrica “Ho letto” con un libro di un autore esordiente che sta riscontrando un discreto successo. Sto parlando di Mosaico, di Marco De Luca.

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Marco ha autopubblicato il suo romanzo a Febbraio di quest’anno attraverso la piattaforma Amazon, sia in e-book che in cartaceo. In soli due mesi ha venduto ben 500 copie del suo libro, scalando le classifiche del sito nella categoria “Narrativa Storica” e “Azione e Avventura”. Conoscendolo già da prima della pubblicazione del romanzo, ero molto curioso di tuffarmi nelle trame di Venezia da lui costruite e non vedevo l’ora di dirvi la mia personale opinione. Veniamo alla quarta di copertina:

Anno Domini 1583. Venezia è la città dei Dogi, la regina del Mediterraneo, centro nevralgico di tutti i commerci. Il capitano Iñacio Cortés, avventuriero portoghese, intraprendente e senza scrupoli, cercherà di farsi strada dai bassifondi della città di San Marco fino a raggiungere, forse, i vertici della piramide. Attraversando calli e sottoporteghi, districandosi tra intrighi e inganni, il portoghese verrà catapultato in una Spalato leggendaria, dove su suggerimento di un geniale ebreo, si è deciso di fare della città adriatica un fiorente scalo commerciale per favorire l’amicizia tra Venezia e i Turchi. Iñacio cadrà, si rialzerà e imparerà a proprie spese che nella vita ci sono tre tipi di persone: quelli che stanno fermi, quelli che muovono e quelli che sono mossi.
La vera protagonista di Mosaico è però la Serenissima Repubblica, e più ancora gli uomini e le donne che la animano come tessere di un mosaico: uomini di stato, cortigiane deliziose, sicari, avidi mercanti, nobili decaduti, eroi di guerra, corsari rinnegati e cospiratori visionari.

«Venezia è così, fatevelo dire da chi la conosce da sempre. Lo imparerete presto. È come un mosaico dove ogni tessera serve per tenere incollata l’altra. Prese per sé, sono poche le tessere che non siano brutte alla vista, che non sembrino sgradevoli o il cui senso non è chiaro: ma se tutto ricade secondo un disegno, ognuna di loro acquista scopo nel tutto.»

Come si può notare, oltre a Cortés, la vera protagonista della vicenda è Venezia. Ci si immerge totalmente nella città salmastra, tra i suoi viottoli, i canali e le abitudini del 1500. Marco De Luca dimostra una preparazione invidiabile e un lavoro certosino che, oltre a raccontare, permettono al lettore di imparare cose nuove, come in qualsiasi romanzo storico che si rispetti.

Il protagonista è, inoltre, ben caratterizzato, con le sue espressioni, i suoi vizi e le sue passioni. Oltre a Cortez mi sono molto piaciuti i personaggi di Cliff Hume e di Don Bruno Vasquez, compagni di missione che creeranno simpatici siparietti e dialoghi coinvolgenti.

Sugli altri personaggi, invece, c’è una nota dolente. Sono tanti e hanno poco spazio. Alcuni compaiono soltanto per poche pagine, seppur di loro, oltre al nome, si abbia una visione di tutto il loro passato e del loro ruolo all’interno della città. A mio avviso questo genera un po’ di confusione e a volte si poteva fare a meno di caratterizzarli così a fondo, vista la loro scarsa importanza, tratteggiandoli soltanto.

Anche lo stile è ancora un po’ acerbo ma è al contempo promettente e come libro d’esordio si mantiene a un livello molto alto, appassionando sia chi è amante di Venezia e sia chi ha piacere di immergersi nel XVI secolo. Le stesse recensioni avute dal romanzo dimostrano questo apprezzamento.

Sono molto fiducioso in merito all’universo narrativo che Marco sta mettendo in piedi e attendo con ansia il sequel.

Nel frattempo, non mi resta che invitarvi a dare una possibilità a questo libro che oltre a essere un’ottima storia è una delle prove viventi che anche il Self Publishing può sfornare prodotti veramente meritevoli.

Voto: 7,5.

Fumetti: Thor. Il macellatore di déi.

Buongiorno amici lettori.

Come scrissi in un altro post, mi sono messo da poco a collezionare i fumetti della Marvel Now, una nuova serie Marvel che si propone di avvicinare i nuovi lettori a storie vecchie di decenni. Ero partito con i numeri di Mondo Avengers, di cui ho parlato qui, ma mi sono poi reso conto, attraverso un affidabile sito, che non erano i primi volumi della collana.

Dopo una breve ricerca, ho capito che il numero di Thor, Il macellatore di déi, era quello che cercavo. Ve ne parlo subito qui sotto.

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Facciamo un passo indietro, rispetto ai fumetti Avengers. Troviamo un Thor, nello spazio, alle prese con un’entità che riemerge dal suo passato: Gorr, il Macellatore di Dei.

Questo nemico, conosciuto da Thor già nel IX secolo D.C. semina morte tra le divinità, uccidendole in maniera crudele nel corso dei secoli. Queste divinità vengono catalogate come “divinità scomparse” e nessuno si è mai preso la briga di verificare cosa gli fosse successo veramente. Thor, però, trovando collegamenti a ciò che aveva visto secoli prima, decide di recarsi sui pianeti di questi déi, trovando uno scenario spaventoso. Inizia così la sua ricerca di Gorr e il disperato tentativo di fermarlo.

Consideriamo ora alcuni aspetti nel dettaglio:

  1. La sceneggiatura: ottima dal mio punto di vista. Questo, in primis, perchè a differenza del caotico Mondo Avenger, fa sentire il neofita lettore a suo agio, grazie a tre strisce temporali (Passato, presente e futuro) che danno spessore al personaggio, rendendo chiara la sua psiche e diversi aspetti della personalità di Thor, oltre a chi è, da dove viene ecc… Molto chiara e comprensibile mi ha molto coinvolto;
  2. Il protagonista: come dicevo, Thor è stato ben tratteggiato. Lo troviamo nel passato, arrogante e presuntuoso, nel presente con i suoi carichi di responsabilità e il suo senso del dovere, così come nel futuro, amareggiato e vecchio per ciò che il suo nemico è riuscito a fare. Oltre a questi collocamenti temporali abbiamo anche dei viaggi nel tempo che permettono di non dare nulla per scontato. Se in Mondo Avenger avevo dato 8 a Thor, penso di confermare il mio voto anche in questo volume;23_13772121855554
  3. L’antagonista: che dire di Gorr? Mi è piaciuto parecchio. Questo sia per la sua potenza, mettendo davvero in difficoltà l’eroe di Asgard, e sia per il suo background, appena tratteggiato ma subito comprensibile, con un astio verso tutte le divinità, troppo impegnate nelle proprie faccende da non aver aiutato il suo popolo sofferente. L’unica cosa che non viene resa nota è l’acquisizione dei suoi poteri. Chissà se verrà spiegato in seguito.23_13827889922846

In questo volume c’è anche una comparsata di Iron Man, che aiuta Thor nel raggiungere un obbiettivo. Poca cosa, poche battute, ma veniamo a sapere che Tony Stark è impegnato in alcuni viaggi sulla luna.

Che dire quindi? Se ho dato 8 al personaggio, mi sento di dare 9 alla storia. Finalmente inizio a sentirmi a mio agio nel mondo Marvel Now.

A presto ciurma!

 

Sono stato a Tempo di Libri.

Buonasera ragazzi.

Oggi comincia una nuova settimana, dopo essere stato reduce da una Week-End milanese.

Sabato ho avuto modo di sperimentare insieme a degli amici una Escape Room ed è stata un’esperienza unica. Per chi non sa di cosa si tratta, consiglio di visitare la pagina di Trap Milano a questo link. Il gioco consiste in una stanza in cui dovrete risolvere diversi enigmi per poter passare a quella successiva e giungere alla soluzione finale. Nel nostro caso, l’ambientazione scelta era quella di una base in Antartide, invasa da un virus. Lo scopo era di trovare l’antidoto e riuscire ad andarsene via in meno di un’ora. Ci abbiamo messo un’ora e dieci, grazie alla misericordia dei gestori e ci siamo divertiti un sacco. Ve lo consiglio.

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Passando alla Domenica e al tema portante di questo post, ho visitato per la prima volta la fiera Tempo di Libri. L’anno scorso non avevo avuto modo di esserci e avevo ripiegato per il Cartoomics, ma questa volta sono riuscito a non mancare.

Tra l’altro, piccola parentesi, mi chiedo ancora il motivo per cui quest’anno abbiano messo le due fiere in contemporanea, cosa che, a mio avviso, le ha penalizzate entrambe.

L’afflusso mi è sembrato molto minore rispetto a Torino (che vanta un padiglione in più e molti più stand per le CE) ma a sentire alcuni presenti c’è stato progresso dall’anno scorso.

Mi sono concentrato molto sullo shopping, a differenza delle mie passate esperienze al Salone di Torino. Ho comprato il fumetto di Zero Calcare “Kobane Calling” (BAO), perché dopo numerose volte in cui ho letto le sue strisce dalla rete, non potevo perdermi un suo volume e iniziare a collezionarlo. A questo aggiungiamo “Il piccolo principe”, in versione economica della Newton Compton, dal momento che l’avevo letto grazie a un prestito e mancava dalla mia libreria, “Il buio dentro” di Antonio Lanzetta, autore promettente della scuderia “La corte editore” e ben due libri del maestro Stephen King (di cui non avevo ancora letto nulla). Il primo è “On Writing”, manuale con i suoi consigli di scrittura, mentre il secondo è “Misery”.

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Passando agli eventi, ho assistito a due di questi. Uno mi interessava quanto scrittore, presentato da Maria Grazia Cocchetti, autrice del libro “L’autore in cerca di editore”, coadiuvata da Alberto Gelsomini, selezionatore Mondadori, e da Alessandra Selmi, responsabile della Lorem Ipsum, agenzia letteraria. Si è parlato dei criteri di selezione sia delle case editrici che delle agenzie e ho potuto anche fare una domanda in merito ai requisiti che deve avere un libro autopubblicato per essere preso in considerazione. Ne sono uscito, quindi, molto soddisfatto.

Il secondo evento è stato, invece, quello di Nino Frassica, che ha parlato dell’umorismo no-sense. Devo ammettere che quest’uomo è davvero uno dei migliori comici in circolazione. Non è volgare, piace ai giovani e riesce a far ridere con molta semplicità.

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In sintesi, una fiera discreta, senza troppe pretese, con poche CE piccole/medie a parteciparvi e un’affluenza contenuta. Mi è comunque piaciuta e credo proprio di tornarci anche il prossimo anno.

E voi? Ci siete stati? Raccontate la vostra esperienza in un commento.

Alla prossima!

 

 

Ho letto “La freccia nera” di Stevenson.

Buongiorno amici lettori.

Dopo aver concluso il mese di Gennaio con le letture di “Incubo” di Wulf Dorn e “Dannati” di Glenn Cooper (di cui vi lascio le recensioni qui e qui) ho iniziato Febbraio con altri due nuovi propositi. Il primo, appena concluso, è un’altra opera di Robert Louis Stevenson, che già mi aveva stregato con “L’isola del tesoro” (qui la recensione). In questo caso, il romanzo che ho scelto è stato “La freccia nera”.

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Stevenson abbandona le ambientazioni caraibiche immergendoci nell’Inghilterra del 1400, in un periodo che viene chiamato “Guerra delle due rose” che vede contrapposto il casato degli York a quello dei Lancaster per impossessarsi del trono.

Il protagonista, Richard Shelton (detto Dick o Dicky), è un giovane orfano che è stato preso sotto l’ala protettrice di lord Daniel Brackley, un nobile voltagabbana che a seconda della convenienza passa facilmente dal sostenere un casato all’allearsi con l’altro. Lord Brackley intende far sposare Richard con Joanna Sedley, una ricca ereditiera la cui dote può fruttare molto all’uomo. Ma ci saranno numerosi imprevisti.

La storia intreccia quindi tre filoni narrativi principali che sono:

  1. La classica impresa dell’eroe (Richard) che cerca di liberare l’amata (Joanna) dalle mani del nemico per poterla sposare;
  2. l’indagine del protagonista, che vuole scoprire chi uccise suo padre per poi vendicarsi;
  3. la guerra tra gli York e i Lancaster.

Oltre a questi ultimi due fronti citati, nel corso della storia si farà conoscenza anche dei banditi della “Freccia Nera” (che danno il nome al romanzo) che oltre a mettere i bastoni tra le ruote a lord Daniel Brackely saranno fonte di pericolo anche per Richard.

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Robert Louis Stevenson

Passiamo ai pregi e ai difetti del romanzo.

Pregi:

Stevenson ha la meravigliosa capacità di far immergere il lettore nell’ambientazione da lui scelta. Se ne “L’isola del tesoro” si poteva sentire l’odore della salsedine e del rum, i rumori dell’isola deserta e il carisma delle figure piratesche (Long John Silver su tutti), in questo romanzo si può avvertire il suono dell’acciaio durante la battaglia, il nitrito dei cavalli, il sibilare delle frecce, facendoti sentire parte integrante di un’epoca cavalleresca di tutt’altro genere. Anche qui non mancano personaggi interessanti, alcuni solo menzionati (John Vendicatorti) mentre altri sono più approfonditi (il bandito Senzalegge). Mi sono piaciute anche alcune scelte morali del protagonista, molto in linea con la sua personalità, così come il fatto che Stevenson abbia fatto sì che Richard compisse anche alcuni errori che, per quanto fosse sua volontà riparare, lasciano nella storia il segno di danni permanenti con cui convivere. Mi è parso un ottimo spaccato di realtà che può dare molti insegnamenti.

Difetti:

Il libro, al contrario de “L’isola del tesoro” non ha una trama così complessa e imprevedibile, anzi. Ha una linea molto semplice e chiara, fin troppo scontata, ma credo che bisogna tenere da conto che fu scritto per ragazzi, alla pari dell’altro romanzo, uscendo a sua volta a puntate prima di essere raccolto in un unico volume. Posso quindi dire che è abbastanza comprensibile la scelta di sceneggiarlo in questo modo, anche se agli occhi di un adulto può risultare facilmente come qualcosa di già visto e sentito.

Anche l’amore tra Joanna e Richard sembra sbocciare troppo facilmente e ho avuto l’impressione che la protagonista femminile fosse troppo frivola e predisposta ai facili sentimenti, ma anche in questo caso, forse, è dovuto all’atmosfera leggera e superficiale che Stevenson ha voluto tratteggiare per favorire una lettura ai più giovani. Perfino il conflitto tra York e Lancaster non viene minimamente spiegato, ma ne conosciamo l’esistenza soltanto per la domanda frequente che troviamo nella storia: “Sei degli York o dei Lancaster?”.

In conclusione, il libro è un ottimo intrattenimento, soprattutto per i giovani. Subisce, però, le aspettative derivanti dall’altra opera di Stevenson, che purtroppo lo schiaccia continuando a mantenere il primato. Non posso dire sia un romanzo che lasci il segno e vista la scontatezza ho faticato un po’ a finirlo, per quanto si leggesse in maniera molto scorrevole.

Voto: 6.5

Voi che ne pensate? Avete avuto modo di leggerlo?

Alla prossima.

Ps. Esistono anche alcuni sceneggiati che hanno portato l’opera in televisione. Per quanto riguarda l’Italia, negli anni 60 ne uscì uno con Loretta Goggi, mentre nel 2006 una trasposizione ambientata in Trentino vedeva come protagonisti Riccardo Scamarcio e Martina Stella.

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Fumetti: Marvel Now e gli Avengers.

Buongiorno a tutti.

Dopo aver collezionato tutti i film della Marvel del progetto MCU (da quello di Iron Man che ha dato il via a tutto fino all’ultimo disponibile in dvd: Spiderman Homecoming), ho iniziato a coltivare il desiderio di approcciarmi anche all’universo fumettistico dei super-eroi. La domanda che mi sono posto sin da subito, però, è stata: da dove iniziare?

Chiederselo è legittimo, considerando che la “Casa delle Idee” è stata fondata nel 1939, con la conseguenza che molti dei suoi personaggi sono in circolazione da altrettanto tempo e quindi i fumetti e le storie sono davvero tante.

Mentre cercavo di orientarmi in questo mare immenso di eventi, intrecci e volumi secondari, grazie all’aiuto di alcuni gruppi Facebook dedicati ai fumetti, sono venuto a conoscenza della creazione di una serie intitolata “Marvel Now” che, seppur non resetti l’universo della Marvel, presenta storie nuove con lo scopo di dare il “benvenuto” ai nuovi lettori e accompagnarli all’interno di questo mondo.

Ho così ordinato le prime tre copie, che corrispondono a: Mondo Avengers; L’ultimo evento bianco e Preludio a Infinity. Sembra che sia un buon punto di partenza, anche se poi, come vi dirò in seguito, alcune cose non vengono spiegate benissimo. Il mio approccio e la mia recensione sarà comunque non tanto da esperto ma, al contrario, da principiante che si trova fra le mani una storia creata apposta per quelli come lui. Vedremo quindi che ne salta fuori.

Trama (ossia: quello che ho capito in una piccola sintesi): la Terra sta subendo degli attacchi attraverso delle bombe biologiche che vengono lanciate da Marte. Capitan America e IronMan riescono a rintracciarne l’origine e assemblano una squadra (gli Avengers o Vendicatori) per poter rispondere all’attacco e contrastare il nemico. Parte della storia parla proprio di questo scontro e dei nemici che hanno ideato e realizzato l’aggressione: i gemelli Ex Nihilo e Abyss e il robot Alph. La restante, invece, si concentra sulle 7 zone in cui sono cadute le bombe biologiche, con le relative conseguenze e nemici.

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Il voto che darei a questa trama è 7.5. Risulta interessante e con ottimi spunti (ogni sito in cui è caduta una bomba ha degli effetti diversi e porta al crearsi di ulteriori sottotrame) ma a volte si perde un po’ via. I personaggi coinvolti sono troppo, con ben poco spazio a loro riservato. Questo porta diversi di loro a essere completamente inutili ai fini della trama e si poteva farne anche a meno. Il cambio di rotta nelle vicende che riguardano Ex Nihilo l’ho trovato incoerente e sbrigativo, ma tutto torna sui giusti binari nella seconda metà. Veniamo ai personaggi:

  1. Capitan America (Steve Roger). In questo volume non si parla delle sue origini, ma appare comunque come un leader già consolidato, con una naturale autorevolezza a cui tutti i supereroi rispondono. Nessuno lo mette mai in discussione e insieme ad IronMan è colui che assembla gli Avengers reclutando per il mondo coloro che hanno delle capacità speciali. Steve è colui che divide i gruppi, assegna i compiti e stabilisce i piani di azione. Si può definire il motore di questi volumi e svolge il suo compito molto bene, se non nel giudicare le azioni di Starbrand (Kevin Connor), dove appare fin troppo cinico nei confronti di un ragazzino che si direbbe disorientato di fronte a dei nuovi poteri così forti da essere a tratti incontrollabili. A questo aggiungiamo che eticamente le azioni di Kevin, giudicate negativamente da Steve, sarebbero state compiute allo stesso modo da qualsiasi altro Vendicatore. Voto: 7.5
  2. Iron Man (Tony Stark). Appare sin da subito come spalla di Capitan America nel costruire la squadra degli Avengers. Diversi personaggi lo cercano, dipendenti dal suo carisma e dalle sue capacità ingegneristiche (soprattutto Steve Roger e Bruce Banner). Il fatto è che a parte mettere a disposizione la Torre (il centro operativo degli Avengers) e muoversi per reclutare supereroi, in questi volumi non muove nemmeno un dito. A parte trovarlo nella mischia, dove spesso le prende di santa ragione, Tony non appare determinante in nessun contesto e questo lo relega a una macchietta sullo sfondo. Voto: 5.
  3. Thor. Il figlio di Odino si prende numerosi spazi in questi volumi. Non è sempre determinante, anzi. Anche se i suoi fulmini fanno il loro effetto in diverse situazioni rendendo il combattimento più vario rispetto ai soliti e ripetitivi raggi laser che vengono sparati a destra e a sinistra. Lo troviamo a fare amicizia con Hyperion, ad aprirsi con lui in merito alla visione del futuro, ai bambini e a molte altre tematiche. Abyss, la sorella di Ex-Nihilo, si prende perfino una cotta per lui. Simpatico, alternativo e divertente da leggere, soprattutto grazie al font differente con cui vengono scritte le sue battute. Voto: 8.
  4. Occhio di Falco (Clint Barton). All’interno di storie come queste, che coinvolgono soprattutto razze aliene e poteri molto forti, vedere un uomo che combatte in mezzo a divinità e titani con un arco e delle frecce stona parecchio, soprattutto se si limita a lanciare dardi senza una minima variante. Se devo ricordarmi di Occhio di Falco in questa trama mi viene in mente soltanto lui, in spiaggia, che si vanta di essersi fatto spalmare la crema solare dalla Donna Ragno. Voto: 4.
  5. Vedova Nera (Natasha Romanova). Anche questa donna non ha dei superpoteri, alla pari di Clint, se non la sua abilità nel combattimento a mani nude e nell’uso delle armi. A differenza di Occhio di Falco, però, riesce a distinguersi per il suo carattere freddo e calcolatore e per mettere mano a situazioni pericolose e allo stesso tempo stantie. Nella scena del casinò, infatti, prende le redini del suo piccolo gruppo facendo valere le sue capacità. Voto: 6.5
  6. Hulk (Bruce Banner). Se normalmente pensiamo all’uomo verde come a uno dei più potenti dell’universo Marvel, in questi volumi lo troviamo con un potenziale inespresso, che lo rende succube e vittima di altri personaggi. Hulk è l’unico che si lascia abbindolare da Abyss (e questo avviene con una semplicità disarmante) e in ben due combattimenti riesce a prendere di santa ragione, prima con Hyperion e poi con Starbrand. L’unico momento in cui fa valere la sua forza è contro i computer dello Shield, immotivatamente, per poi tornare in sé di fronte allo sbigottimento dei soldati. Voto: 5.
  7. Wolverine (Logan Howlett). Dei tre X-Men che compaiono in questa storia, Logan è quello che si prende più simpatie, ma tutto ciò è soltanto a causa del fatto che il personaggio si conosce. Nella trama ha davvero poco spazio, se non un piccolo frangente all’inizio dove è determinante con i suoi artigli nel tagliare dei tentacoli di titanio. Per tutto il resto appare nello sfondo, in mischia, senza avere un ruolo preciso, tranne l’essere amico di un generale del dipartimento H. Voto: 5.
  8. Uomo Ragno (Peter Parker). Anche lui è vittima della confusione e dell’eccessivo numero di personaggi. Gli autori lo usano, però, per spezzare un po’ la tensione con dei siparietti comici. Lo troviamo così a discutere con Cannonball e Sunspot in merito agli avanzi del frigor o a insegnare a dei bambini una morale che differisce molto da quella di Hyperion, Thor e Capitan America. In sostanza, riesce a spiccare un po’ e a divertire e grazie a questo raggiunge la sufficienza. Voto: 6.
  9. Capitan Marvel (Carol Danvers). Tra le donne è quella che ha più il sopravvento. Quando una squadra secondaria deve muoversi, Capitan America è a lei che si rivolge, facendo emergere anche la sua autorevolezza verso i compagni. Si dimostra capace di gestire diverse situazioni e in alcune è lei a ottenere informazioni determinanti ai fini della trama, anche se non sempre le viene riconosciuto (vedasi le scene del Casinò, dove i meriti se li prende tutti Shang Chi). Voto: 7.
  10. Donna Ragno (Jessica Drew). Purtroppo, dove Capitan Marvel emerge, Jessica cade nell’ombra. La si vede in azione davvero poco e rimane anche lei sullo sfondo. In situazioni dove poteva fare la differenza, come al casinò, rimane impacciata, tanto da doversi affidare a Vedova Nera per non cadere vittima di una situazione pericolosa. Per il resto, non la si vede proprio. Ah, no, giusto… Ha spalmato la crema a Occhio di Falco! Voto: 5.
  11. Falcon (Sam Wilson), Cannonball (Samuel Guthrie) e Sunspot (Roberto Da Costa). Questi tre supereroi li ho raggruppati per il semplice fatto che hanno una rilevanza tale che se non fossero stati inseriti in questi volumi nessuno se ne sarebbe accorto. In particolare gli ultimi due risultano perfino irritanti e un novellino come me, per capire quali siano i loro effettivi poteri, deve ricorrere a Wikipedia. Voto: 4.5
  12. Shang Chi. Pur non avendo dei superpoteri, il cinese è quello che riesce a farsi notare maggiormente, con le sue mosse di Kung-Fu. Spezza una gamba robotica con un semplice colpo di mano, essendo a tutti gli effetti il supereroe che reca più danni di tutti ad Alph (tranne che per colui che lo uccide). Affronta da solo anche l’intero squadrone della Chimera e di conseguenza ha diverse pagine a lui dedicate. Per quanto ne sappia poco di lui posso dire che mi è piaciuto. Voto: 7.
  13. Manifold (Eden Fesi). L’indigeno australiano è indispensabile alla storia. Il suo potere di piegare lo spazio a suo piacere e di condurre i supereroi in ogni parte del pianeta e della galassia è ciò che permette lo sviluppo della trama, visto che gli spostamenti su Marte o in parti remote del globo sono necessaria per affrontare i nemici, avendo anche poco tempo a disposizione. La sua parte la svolge quindi ottimamente ed è apparso convincente. Voto: 8.
  14. Smasher (Isabel Kane). Di questo personaggio, i volumi si prendono la briga di spiegarci in maniera spiccia le sue origini e della sua passione per l’astronomia. Ha anche degli spazi in cui vediamo un suo evolversi, con le dovute gratificazioni ai successi ottenuti. Per quanto non sia determinante, Smasher ci permette di entrare in empatia con lei e a vederla come personaggio “vivo”. Voto: 6.5
  15. Capitan Universo. Seppur, come un parassita, venga ospitato dal civile di turno, Capitan Universo è molto di più che un personaggio, quanto un entità astratta. Rappresenta il Cosmo intero e per questo comprenderlo richiede una lettura più che attenta. La sua filosofia, ciò che racchiude, affatica la lettura portando chi si approccia a questi fumetti per la prima volta a far fronte a una matassa fatta di multiuniversi, flussi spaziali e altro di cui si ignora a tutto tondo il significato. Capitan Universo diviene quindi una figura che sembra aver la capacità di poter risolvere ogni cosa, ma non lo fa, lasciando ogni volta perplessi in merito alla sua funzione, soprattutto vista la costante preoccupazione che manifesta per il destino del mondo e dell’universo. Tutto questo non fa altro che renderla pedante. Voto: 5.
  16. Hyperion. Penso che questo titano è colui che vince su tutti all’interno di questi tre volumi. Hyperion ha per sé il giusto spazio, in cui vengono tratteggiati i contorni delle sue origini e dialoga con diversi personaggi. Come dicevo in precedenza, costruisce un’amicizia con Thor, si guadagna il rispetto di Capitan America, distrugge un robot che le stava suonando a tutti e riesce a darle persino all’Alto Evoluzionario e a Hulk. Insomma, si dimostra il più forte in questa storia e risolve molte situazioni. Voto: 9.5361324-hyperion

Come vedete i personaggi sono ben 18. Fin troppi, forse, per una storia di questo tipo. Per quanto riguarda i nemici, quello che si è dimostrato più potente e affascinante non è altri che l’essere che sorge dall’isola di A.I.M. mentre Ex-Nihilo, Abyss, Alph, lo Scienziato Supremo, Superia e l’Alto Evoluzionario si dimostrano tutti quanti molto più deboli e manipolabili di quanto vogliano far sembrare all’inizio.

Ora non mi resta che continuare la serie, provando anche con alcuni spin-off. Il sito di comicsbox mi consiglia “I nuovissimi X-Men”, “Guardiani della Galassia”, “Thor” e “MoonKnight”, mentre in alcuni gruppi Facebook mi si era consigliato “Incredibili Avengers”. Ci penserò su e vi farò sapere. A presto, tra libri, film e fumetti!

 

Ho letto: Dannati, di Glenn Cooper.

Buonasera ragazzi.

Sono contento di esser riuscito a terminare la seconda lettura che mi ero prefisso per il mese di Gennaio, perché in questo modo mi sono tenuto in pista verso l’obbiettivo che mi ero fissato per il 2018, ossia 20 letture.

Dopo “Incubo” di Wulf Dorn, mi sono così tuffato sul primo libro della trilogia “Dannati” di Glenn Cooper, che porta il medesimo titolo.

Veniamo alla trama:

“Lo chiamano Oltre. Alcuni sono appena arrivati in quel mondo così simile al nostro eppure così diverso. Altr9788842924654_0_0_1533_75i invece sono lì da secoli e sono ormai indifferenti alla perenne coltre di nubi che nasconde il sole e all’atmosfera cupa che li circonda. Ma ognuno di loro condivide lo stesso destino: dopo essere morti, sono stati condannati per l’eternità. Sia che abbiano scritto a caratteri di fuoco il loro nome nel grande libro della Storia – tiranni sanguinari, sovrani spietati, criminali di guerra – sia che nel corso della loro oscura esistenza si siano macchiati di colpe incancellabili, adesso sono tutti relegati in quel luogo maledetto. Tutti, tranne John Camp. Lui è “vivo”, ed è lì per sua scelta. Perché ha giurato di salvare la donna che ama. Durante un audace esperimento di fisica delle particelle, la dottoressa Emily Loughty è scomparsa nel nulla e, quando si è deciso di ripetere il procedimento per capire cosa fosse successo, John si è posizionato nel punto esatto in cui lei era sparita e… in un attimo è stato catapultato nel mondo chiamato Oltre. E ora deve affrontare il male assoluto per ritrovare Emily e riportarla indietro. Ma il tempo a sua disposizione è poco, e tutti e due rischiano di rimanere per sempre prigionieri nella terra dei Dannati…”

Dannati si preannuncia, quindi, una sorta di Divina Commedia moderna, dove John Camp, ex Berretto Verde reduce dall’Afghanistan, deve percorrere in lungo e in largo gli inferi alla ricerca della sua Beatrice, Emily Loughty, dottoressa responsabile del MAAC, progetto che mira a concorrere con il CERN nella ricerca dei “gravitoni”. L’inferno disegnato da Glenn Cooper non ha però nulla di dantesco. Anziché il classico ambiente a gironi a cui l’immaginario ci ha abituati, ci ritroviamo, invece, di fronte a un pianeta completamente identico al nostro, dove Inghilterra, Francia, Italia e Germania continuano a trovarsi nei rispettivi luoghi. Soltanto il progresso scientifico e tecnologico viene a decadere, lasciando posto ad un clima medievale dove la fanno più da padrone le spade rispetto alle sporadiche vecchie pistole a pietra focaia.

Inizialmente si potrebbe avere una piccola sensazione di deja-vu, poichè lo schema ricorda quasi quello di Time Line di Michael Crichton, con il personaggio che attraverso un portale si ritrova catapultato in pieno Medio Evo per ritrovare una determinata persona e riportarla indietro. Anche la procedura di rientro è molto simile, ossia recarsi nel punto di ritorno a un orario prestabilito. C’è però da dire che tutto il contorno trova il suo spazio e la sua originalità, facendoci dimenticare presto di queste similitudini.glenncooper1

Ho comunque gradito lo stile di Glenn Cooper, con cui mi sono approcciato per la prima volta. Posso considerarlo un degno erede di Crichton per il suo modo di approcciarsi tanto alla storia quanto ad argomenti scentifici, facendoci percepire la sua preparazione senza farcela pesare.

I personaggi storici che Camp trova all’Inferno sono ciò che intrattiene maggiormente il lettore. Enrico VIII, Cesare Borgia, Robespierre e Barbarossa sono ben caratterizzati e risultato estremamente interessanti, forse anche più del protagonista, che a mio personale parere risulta fin troppo perfetto per rientrare nelle mie corde. Tempo addietro avevo già scartato il personaggio di Dirk Pitt di Clive Clusser per lo stesso motivo, poiché ho una predilizione per i personaggi complessi, tormentati e con tanti pregi quanto difetti. John Camp è bello, tutte le donne cadono ai suoi piedi, ha sempre la battuta pronta in grado di umiliare il gradasso di turno e conosce mosse che sanno stendere otto avversari armati anche quando si trova a fronteggiarli a mani nude. Insomma, le diverse situazioni, col tempo, diventano un pochino noiose e monotone e prive di patos a causa di questo, ma il romanzo, comunque, scorre molto bene e, come dicevo, sono gli stessi incontri di John con personaggi di ogni epoca a vivacizzare il tutto.

Una piccola nota che mi ha lasciato perplesso riguarda le distanze. La vicenda si svolge in tre settimane, durante il quale il protagonista riesce a passare dall’Inghilterra alla Francia, per poi arrivare fino in Italia, tornare in Francia e poi ancora in Inghilterra. Tutto quanto a piedi, a cavallo e con una macchina che va a 30/50 Km/h, con le relative pause, tappe e battaglie. Anche i soldati marciano negli stessi tragitti e abbiamo uomini che percorrono la Russia intera per andare a piedi in Germania, giungendo a destinazione. Insomma, questa cosa mi ha fatto storcere un pochino il naso, sembrandomi irrealistica, ma è stata l’unica cosa.

Il libro non è autoconclusivo e la trilogia necessita di esser letta per completo per godere appieno della storia.

Il mio voto? Direi 7.5. Mi ha intrattenuto e mi ha divertito. Sicuramente proseguirò con gli altri due libri.

Alla prossima!