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Per uno scrittore, quali gruppi FB sono utili e quali no?

Uno dei drammi dell’autore esordiente o poco conosciuto è quello di farsi notare nella massa di titoli e scrittori che entrano nel mercato ogni anno.

Questo soprattutto tra gli autopubblicati e coloro che sono editi da piccole case editrici, essendo la loro presenza in libreria praticamente pari a zero. Amazon è un bel calderone e Facebook è l’unico luogo in cui si possono incontrare i lettori e avviare una fruttuosa linea di comunicazione. Questa, con il tempo, può generare anche dei passaparola. Ma come si può utilizzare la rete a questo fine?

In ben cinque anni di presenza come autore, ne ho viste di tutti i colori. In primo luogo i fallimentari gruppi SPAM, tristemente noti per essere spazi fini a sé stessi. Perché questi gruppi sono inutili? Per la semplice ragione che i libri self o di piccole CE vengono, generalmente, letti soltanto da un pubblico di lettori forti. La maggiorparte dei lettori, infatti, tende ad affidarsi ai grossi titoli pubblicizzati dalle big e proposti nelle librerie. Chi legge poco non rischia, punta sulla propria “confort zone”, su Ken Follett, Dan Brown, Donato Carrisi e via dicendo. Verrebbe da pensare che gli scrittori facciano parte della categoria dei lettori forti ma, ahimé, non è così. Molti scrittori (soprattutto self) sono lettori deboli o, tante volte (di nuovo ahimé) non sono nemmeno lettori. Quante possibilità ci sono, dunque, che uno scrittore compri il vostro testo dopo averlo visto in un gruppo SPAM? Quanti lettori frequentano questo tipo di gruppi? Anche questa seconda domanda è molto interessante, perché mettendovi nei panni di un lettore, capirete che è più bello e divertente iscriversi a un gruppo dove SI PARLA di libri, anziché in un gruppo in cui compaiono solamente pubblicità.

Non ne siete ancora convinti? Provate a mettere il vostro romanzo in promozione gratuita e a pubblicizzarlo solo in gruppi di questo tipo e vedrete con i vostri stessi occhi il risultato.

Fatta questa premessa, passiamo a un altro tipo di gruppo Facebook, quello degli Avengers letterari, della squadra di Vendicatori della Penna.

Difatti, con chiare buone intenzioni, ho visto nel tempo che molti autori hanno pensato di creare, in alternativa, degli spazi in cui si potesse dare maggior visibilità a sé stessi e ai propri colleghi. Si tratta di gruppi che concedono lo SPAM solo in pochi giorni e che vogliono approfondire certe tematiche e dare sostegno reciproco.

L’iniziativa l’ho sempre trovata lodevole ma allo stesso tempo utopica.

Questi gruppi sono sorti come funghi e ce ne sono così tanti che gli unici interessati a farne parte sono autori speranzosi di trovare più vetrine possibili alle loro opere. Vengono create giornate autore in cui intervistare gli scrittori, sfide tra cover, esposizione di sinossi ecc… La triste realtà, però, è che le interazioni sono davvero poche, spesso solo dei diretti interessati. Così, che succede? Che gli admin si scoraggiano e pure i partecipanti. I gruppi vengono chiusi o abbandonati.

Cosa fare dunque? Quali gruppi Facebook possono giovare alle vendite per uno scrittore poco noto?

Io, fino ad ora, ne ho trovati utili solo di tre tipi:

  1. gruppi di lettori specifici rispetto al genere trattato. Sei uno scrittore di urban fantasy? Cerca gruppi di LETTORI di quella categoria. Scrivi romanzi storici? Devi fare lo stesso, magari essendo ancor più specifico in merito al periodo storico di cui parli. Contatta gli amministratori di quei gruppi, proponiti per delle letture condivise, giornate d’intervista, blog tour o semplice segnalazione. Partecipa come lettore, diventa utente attivo e fatti conoscere come persona tra i membri. Solo così potrai costruirti un bacino di lettori e di followers;
  2. gruppi di scrittura. Si tratta di quei gruppi in cui partecipano editor, scrittori e gente del mestiere che vuole mettere in campo la propria competenza per dare consigli di stile, di costruzione narrativa e quant’altro. Sono gruppi che aiutano molto nella crescita personale e che possono farvi diventare ancor più consapevoli della potenza di uno strumento come la penna;
  3. gruppi di scambio di esperienza. Self Publishing Italia è uno di questi, ossia un gruppo in cui tutti gli autopubblicati possono partecipare, fare domande e ricevere risposte da chi, prima di loro, ha fatto certe scelte o seguito un determinato percorso.

E voi? Avete avuto esperienze negative o positive con i gruppi Facebook?

La sconosciuta differenza tra libri e gadget

Come in un mare mosso, a onde alterne si diffondono polemiche sui social da parte di autori risentiti e di lettori indignati. Questo, spesso, per il solito motivo: l’uscita del libro di un personaggio che tutto è tranne che uno scrittore.

A volte può essere un personaggio della televisione, altre volte un comico, un calciatore, un cantante, uno youtuber, un mafioso, un assassino che sta scontando la pena o, come negli ultimi giorni, un personaggio discutibile come Fabrizio Corona.

Le critiche che vengono mosse, per la maggiorparte, sono in difesa della cultura, delle buone opere, polemizzando sulla mancanza di qualità nei prodotti delle grosse case editrici, a vantaggio del guadagno economico.

Da frasi simili, però, emerge una distorta visione della realtà. Questo per tre ragioni:

  1. le grandi case editrici non pubblicano soltanto roba scadente. Importanti scrittori, colossi della letteratura contemporanea, sono editi da grandi marchi, così come tanti altri scrittori meno noti ma di grande qualità. Il fatto che siano presenti nei cataloghi anche pessime opere non pregiudica la massa;
  2. le case editrici non sono baluardi della buona scrittura. Sono delle aziende e queste, per funzionare, hanno bisogno di dipendenti stipendiati, di introiti e di piani di vendita. Immaginate di essere voi stessi a capo di una di queste case editrici e di investirvi tutti i vostri soldi. Se, attraverso la vostra esperienza, vedreste che “Uomini terrestri e la razionalità quotidiana” di Kevin Robinsky (non esiste, non andatelo a cercare), per quanto sia un papabile premio Nobel per la Letteratura, vende giusto dieci copie, mentre l’autobiografia di Anselmo, Tronista di Bulli e Pupe (non cercate nemmeno questo), ne vende mille, su quale puntereste? Forse, se amate la cultura, pubblicherete anche il primo, ma per far fronte alle spese dovrete, per forza di cose, pubblicare al contempo tre o quattro libri similari al secondo. Dunque, di chi è la responsabilità in merito a come gira il mercato? Esatto: dei lettori;
  3. i libri di questi personaggi non possono essere definiti romanzi e, spesso, nemmeno libri. Non è un’affermazione data dal pregiudizio o per semplice snobbismo. Si tratta semplicemente di realtà, perché lo scopo di gran parte di questi testi è molto differente rispetto alla normale letteratura. Vi siete mai chiesti perché questi libri vengono comprati soprattutto da persone che normalmente non leggono? Perché un ragazzino entra per la prima volta in libreria a comprare il libro del suo youtuber preferito? Non è di certo per una improvvisa ispirazione alla lettura, come se fossero stati illuminati sulla via per Damasco. Si tratta, piuttosto, di GADGET (e da qui il titolo del post). Al ragazzino frega poco e niente di cosa c’è scritto all’interno di quelle pagine. A lui importa avere qualcosa che riguardi il personaggio del momento. Perché la gente compra il libro di Totti? Perché romanista o, forse, perché appassionata di calcio e Totti ne è un simbolo. Perché comprano quello di Fabrizio Corona? Perché è trash, fa parte delle notizie del momento, contiene gossip e numerosi spunti di conversazione tra pettegoli. Non bisogna vederli, dunque, come qualcosa che contrasta la cultura del nostro paese, così come non lo sarebbe il fatto che molti giovani comprino pupazzetti Funko Pop o che molte persone comprino Donna Moderna. Stanno semplicemente comprando un’altra cosa.

In conclusione, dunque, non guardiamo i gadget come il nemico della cultura e dei buoni romanzi. Certamente dispiace vedere le librerie arrancare ed essere costrette a ripiegare sull’oggettistica, ma se si vuole far amare la vera lettura alle persone bisogna trovare il modo di farle innamorare di queste e non toglierle di mano ciò che, al momento, è l’intrattenimento che preferiscono e che sta tenendo in vita quei luoghi dove troviamo anche ottime opere che aspettano solo di essere lette.

Voi che ne pensate?

LE MIE LETTURE DI GENNAIO

Buongiorno amici lettori.

Come ricorderete, per il 2019 mi ero proposto di arrivare a leggere ben 30 romanzi (10 in più rispetto all’anno scorso). Devo dire che sono partito piuttosto bene e nel primo mese dell’anno ho già terminato tre letture, di cui sono estremamente soddisfatto. Ho deciso di fare un post unico in cui ve ne parlo in maniera riassuntiva. Eccole qui di seguito:

  1. MARY READ, LA DONNA PIRATA (di Michela Piazza). Conosco Michela da molto tempo, un’autrice in gamba che ha voluto mettere su carta la biografia di questa famosa piratessa vissuta nei primi decenni del ‘700. Inizialmente l’opera era divisa in due volumi, perché la vita di Mary Read è così piena di avvenimenti che è davvero difficile racchiudere il tutto in poche pagine. Mary Read, infatti, finge di essere suo fratellastro morto, Mark, travestendosi da maschio. Lo fa sin da bambina, così da farsi mantenere dalla nonna di quest’ultimo. Negli anni, però, questi panni le permettono anche di fare una vita diversa da quella di tutte le altre donne. Diventa marinaio, soldato e perfino pirata. Unendo i due volumi in uno solo, Michela Piazza crea un’opera degna di essere conosciuta, dove le sue ricerche durate ben dieci anni, portano a descrivere con accuratezza la guerra tra Inghilterra e Francia oltre che la vita di mare. A questo aggiungiamo la capacità di farci immedesimare nei personaggi, di farci affezionare a loro e di soffrire, in più momenti, di fronte a situazioni drammatiche. Troveremo pirati come Calico Jack, Charles Vane, Barbanera, Anne Bonnie, Israel Hands e molti altri. Ammetto e ribadisco che è uno dei più bei romanzi che abbia mai letto;
  2. MOBY DICK, di Herman Melville. Che dire di questo classico? Non si può dire nulla che non sia già stato detto. Di certo un capolavoro della letteratura dell’800. Sicuramente non è un romanzo di facile lettura. Un po’ per la prosa molto antica e un po’ le continue parentesi che Melville apre nel descrivere, come in un saggio, la balena e tutte le sue parti, ho dovuto accantonarlo più volte per concedermi lo svago di letture più rilassanti. In circa tre mesi, alla fine, sono riuscito a terminarlo con grande soddisfazione. Una delle caratteristiche incredibili che ho notato del suo modo di scrivere, è quello di creare aspettativa. Lo fa con tutti i personaggi chiave, in particolar modo con tre. Il primo è Quiqueg, il ramponiere indigeno. Quando Ismaele trova alloggio in una locanda, prima di imbarcarsi, gli viene detto che non c’è posto, se non in un letto da condividere con questo strano personaggio. Quiqueg, però, non è presente in locanda e Ismaele mette assieme le più svariate voci sul suo conto, prima di poterlo vedere con i suoi occhi. Questo porta il lettore a farsi stravaganti idee e di non vedere l’ora che compaia tra le pagine. Lo stesso avviene con Achab, che non appare sul ponte della nave se non a viaggio inoltrato (e anche su di lui ne vengono dette di tutti i colori, contribuendo alla sua fama leggendaria) e con Moby Dick, la balena bianca, di cui se ne parla per tutto il romanzo ma che comparirà solo alla fine. Una tecnica eccezionale, tanto quanto la poetica dello scrittore;
  3. NON SI UCCIDE PER AMORE, di Rosa Teruzzi. Si tratta del terzo romanzo di una serie (di cui uscirà quest’anno il quarto). Segue infatti a “La sposa scomparsa” e a “La fioraia del Giambellino”. Si può leggere, però, anche da solo, non essendo strettamente legati agli altri libri. Libera è una fioraia che viene coinvolta spesso nei fatti di cronaca, risolvendo casi lasciati insoluti. Vive in un casello ferroviario, ha una figlia poliziotta di nome Vittoria e una mamma hippy di nome Iole. In questo romanzo, il trio dovrà indagare in merito alla morte del marito di Libera, avvenuta parecchi anni prima, in cui sembra sia coinvolta la ‘Ndrangheta. Più che il caso in sé, che viene risolto in maniera piuttosto semplice, quello che attira di questo romanzo riguarda le dinamiche familiari e i rapporti sentimentali e affettivi di queste tre donne sole. Libera, infatti, si contende il collega del defunto marito, Gabriele, con una donna molto più giovane di lei, Vittoria frequenta un uomo che pare sia un pregiudicato e Iole condisce la storia con la sua eccentricità e la sua ironia. Il tutto rende il romanzo molto frizzante e piacevole, da leggere in pochi giorni.

E voi? Quali sono state le vostre letture di gennaio?

Novità in libreria: “Avventure nel Mar Rosso”

Buongiorno amici lettori.

Anche oggi abbiamo una segnalazione in merito a un’uscita molto interessante. Si tratta di “Avventure nel Mar Rosso” di Aaronne Colagrossi.

Ho conosciuto Aaronne grazie ai diversi romanzi che ha scritto sulla pirateria e che vi invito ad andare a vedere, se vi piace il genere (Capo Tiburon, Inferno blu cobalto e Pirati sotto scacco). L’ho sempre trovato molto preparato e ho avuto modo di ascoltare in streaming una sua presentazione in cui, oltre a parlare dei suoi libri, snocciolava molte informazioni storiche a beneficio dei presenti.

Aaronne, infatti, affianca la scrittura alla passione per gli argomenti trattati. Oltre ai romanzi pirateschi ha pubblicato “Il regno degli elefanti” (ambientato in Botswana, dal delta del grande fiume Okavango al deserto del Kalahari settentrionale), In treno oltre le foreste, che sono entrambi libri fotografici, e “Megalodon”. 

I romanzi di Aaronne Colagrossi

In quest’ultimo romanzo, Colagrossi ci narra una storia che ha come protagonista uno degli animali che più lo affascina: lo squalo. Di questo predatore non ce ne parla solo in questo libro, ma anche nella sua ultima uscita: “Avventure nel Mar Rosso”.

Aaronne ci porta ancora una volta nel mondo sottomarino, attraverso immersioni, fotografie spettacolari e tanti, tanti denti affilati.

Qui di seguito la quarta di copertina:

“Mar Rosso, la nostra imbarcazione salpa per una crociera subacquea, una vera avventura sotto il mare che ci porterà in contatto con gli squali, le meravigliose creature degli oceani, minacciate anche in questi perigliosi lidi. Gli squali sono i predatori all’apice di questa catena alimentare tropicale, dove vivono migliaia di specie animali, che avremo modo di apprezzare. Queste lontane isole sono dimora anche di relitti e fari leggendari.”

Aaronne Colagrossi

Se siete interessati alla sua ultima uscita, cliccate qui!

Fino a che punto è vantaggioso il Self Publishing?

Buongiorno amici lettori.

Oggi torno a parlare di Self. In molti di voi sapranno quanto mi stia a cuore la tematica dell’autopubblicazione. Dal 2014 a oggi ho autopubblicato cinque romanzi, facenti parte della saga Jolly Roger, e ho fondato il gruppo Facebook Self Publishing Italia (che oggi conta tra i 1200 e i 1300 iscritti).

Sono da sempre, quindi, stato promotore di questa scelta, senza demonizzare mai l’editoria tradizionale, ma evidenziando i vantaggi del fare tutto da soli. Per esempio, si possono gestire le promozioni autonomamente, così come i prezzi o le tematiche che si vogliono trattare (cosa che i cataloghi ferrei e le leggi del mercato spesso non permettono di fare con i medio/grandi editori). C’è anche il vantaggio dei profitti e ultimamente si sta superando molto bene l’ostacolo della presenza alle fiere, con collettivi e associazioni culturali che prendono sotto le proprie ali gli autopubblicati riducendo drasticamente i costi degli stand.

Allora perché, con il mio sesto romanzo, mi sono messo a cercare un editore?

In questo post vorrei spiegare quelli che sono i limiti del self che mi hanno portato a questa decisione. Sono essenzialmente questi:

  1. la presenza nelle librerie fisiche. Non posso lamentarmi delle vendite ottenute dalla saga Jolly Roger con il digitale (sono comunque riuscito a raggiungere una quota che supera le 4000 copie sul totale), ma il tarlo di non poter arrivare alle librerie fisiche è difficile da debellare. Perché diciamocelo, per un self è impossibile arrivarci e poter essere esposto senza le difficoltà del conto deposito è qualcosa che è sicuramente gratificante per un autore. Inoltre, gran parte del mercato letterario è ancora cartaceo. Non si può puntare, quindi, a numeri più grandi rimanendo ancorati all’e-book (terreno fertile per i self);
  2. i premi letterari. Se si vuole ambire almeno una volta nella vita a un premio letterario, bisogna tener conto che le possibilità aumentano parecchio se si ha alle spalle una CE medio/grande. Parlo di premi quali Bancarella, Strega, Campiello e via dicendo;
  3. il pregiudizio ancora molto forte nel nostro paese. Il self si è fatto sempre più spazio e ha conquistato molta fiducia da parte dei lettori grazie al buon lavoro svolto da diversi autori nel proporre prodotti di qualità. Però ci sono ancora tante opere mal curate e questo porta molte persone a storcere il naso quando si parla di autopubblicazione e a non prendere seriamente la categoria. A questo aggiungiamo che perfino noi stessi non ci sentiamo mai pienamente appagati, nonostante i risultati (almeno, a me è accaduto più volte questo).

In sintesi: fino a che punto il self è vantaggioso? La risposta che darei io è: fino a che ci si pone obiettivi puramente economici. Se si vuole soltanto raggiungere una certa entrata mensile, allora la strada migliore, attualmente, è il self. Molti autopubblicati guadagnano e vendono molto più di tanti autori editi da colossi. Se, però, si vuole far crescere il proprio curriculum e raggiungere traguardi importanti dal punto di vista della professione, credo si debba passare anche all’editoria. Forse la via migliore è divenire autori ibridi, lasciando i progetti più arditi all’autopubblicazione e quelli più solidi a un editore in grado di portarti su uno scaffale.

Voi che ne pensate?

Novità in libreria: Mosaico, le due croci

Ciao a tutti, amici lettori.

Ricorderete che tempo fa avevo recensito positivamente un libro di un autore esordiente dalla buona penna, dal titolo: Mosaico, una storia veneziana. Qui vi metto il link alla recensione, nel caso ve la foste persa.

L’autore in questione è Marco De Luca, scrittore veneto che ha preso a cuore la storia della sua terra, riportandola attraverso una trama fitta di intrighi, inganni e complotti nel XVI secolo.

Il primo volume, di quella che si propone di essere una trilogia, ha riscosso molto successo, vendendo migliaia di copie. Il finale era stato lasciato aperto ma l’autore, anziché proseguire con un sequel, ha preferito pubblicare prima un prequel, dal titolo: Le due croci.

Marco De Luca

Una scelta molta coraggiosa ma che ha incuriosito molti lettori. Coloro che hanno avuto già modo di leggere “Una storia veneziana” si sono dimostrati ansiosi nel voler scoprire i retroscena che riguardano il passato dei protagonisti. Il fatto che, questa volta, la storia sarà autoconclusiva, permetterà anche a coloro che non hanno letto il precedente volume di approcciarsi alla saga partendo da qui.

Insomma, è un romanzo che è adatto a tutti quanti e che grazie alla sua accuratezza storica, già dimostrata nell’altro libro, si propone di appassionare tutti coloro che amano i romanzi storici, il ‘500 e soprattutto le terre venete.

Ecco qui la trama:

“Anno Domini 1581. Il Vicerè di Napoli è disposto a tutto pur di conquistare Venezia, la regina del Mediterraneo. Alfredo Dandolo, nobile veneziano senza scrupoli, è l’uomo adatto per colpire la città dei Dogi dall’interno. Una reliquia custodita a Costantinopoli è la merce di scambio richiesta all’uomo per diventare Doge; Iñacio Cortés il mercante scelto per riportarla a Venezia. Tra intrighi e inganni, Cortés verrà catapultato nella Mantova dei Gonzaga, città tanto bella quanto pericolosa. Passando da pedina a giocatore, accompagnato da due donne, sarà lui a dover fermare l’avanzata spagnola. Ci riuscirà?
La vera protagonista di Mosaico è però la Serenissima Repubblica, e più ancora gli uomini e le donne che la animano come tessere di un mosaico: uomini di stato, seducenti cortigiane, sicari senza scrupoli, avidi mercanti e cospiratori visionari.

«Non badate ai ricchi vestiti del nobiluomo che mi accompagnava: questa città sa tributare enorme rispetto alla ricchezza e ai diritti di nascita, perché sa che per prosperare ha bisogno di ducati e protezione, ma nel suo cuore, lo sappiamo entrambi, preferisce gli uomini che sanno di sale a quelli che profumano di cipria. Sono loro a capire davvero quanto sia unica al mondo; e anche se Venezia offre il suo lusso e le sue celebrazioni ai suoi uomini più ricchi e prestigiosi, io credo che siano gli altri, a conti fatti, a meritarsi il suo amore.»”

Se la trama vi ha incuriosito, ecco qui i link all’acquisto:

Romanzo cartaceo

Romanzo e-book

Pagina autore


I romanzi che ho letto nel 2018

Buongiorno a tutti.

Ci lasciamo alle spalle il 2018 e, come tanti, uso questo pretesto per tirare un po’ le somme e disegnare i propositi per il prossimo anno.

Nel 2018 ho raggiunto risultati importanti. A gennaio ho concluso la saga Jolly Roger con l’ultimo volume, il quinto, intitolato: Il piano di Archer.

Ho anche partecipato al torneo IoScrittore per la prima volta, con un altro romanzo che avevo scritto questa primavera. Anche se non sono riuscito a vincere, ho lavorato duramente su questo manoscritto insieme a un editor molto professionale e ora vorrei provare a cercare un editore. Vedremo.

Ci sono stati anche diversi eventi che mi hanno visto partecipe. Per esempio ho partecipato al Novara in Bionda, sfidando altri 19 autori con in mano una birra, parlando cinque minuti a testa del proprio romanzo. Il pubblico ha votato e sono arrivato 9° su 20. Un risultato che mi ha soddisfatto parecchio, considerando che c’erano autori del calibro di Simone Sarasso, Paolo Roversi e Rosa Teruzzi, insieme a molti altri.

Ho anche avuto il piacere di sperimentare la prima bancarella a Sestri Levante, alla fiera di Libri in Baia, dove ho anche tenuto una conferenza sul Self Publishing insieme alla editor Sara Gavioli.

Insomma, una saga chiusa (e per me già questo vale tantissimo), un altro romanzo concluso ed eventi nuovi, mai fatti prima. Questo mi fa sentire a un gradino più in alto, consapevole di aver raggiunto qualcosa, di aver fatto un passo in avanti.

Ho anche letto molto. Pure questo mi ha dato molte soddisfazioni. Qui vi metto l’elenco delle mie letture. Di alcune si possono trovare anche le recensioni qui sul sito.

Incubo (Wulf Dorn)

Dannati (Glenn Cooper)

Mosaico (Marco De Luca)

La freccia nera (Robert Louis Stevenson)

Misery (Stephen King)

Il buio dentro (Antonio Lanzetta)

La luce dell’impero (Marco Buticchi)

L’atlante dell’invisibile (Alessandro Barbaglia)

La torre nera (Stephen King)

Il rumore del pallone sul cemento (Dario Santonico)

Citizen Band (Gianni Marchetti)

Fiori sopra l’inferno (Ilaria Tuti)

La cattiva strada (Simone Sarasso)

Il bacio del lago (Sunny Valerio)

Il ritratto di Dorian Gray (Oscar Wilde)

La vera storia del pirata Long John Silver (Bjorn Larsson)

Alice nel paese delle meraviglie (Lewis Carroll)

On writing (Stephen King)

Lo strano caso del dottor Jackiel e Mr Hyde (Stevenson)

Allegra! (Emanuele Martinelli)

Il mistero dell’isola di ghiaccio (Miriam Briotti)

Il tutto, per un totale di 21 romanzi. Mi ero promesso di arrivare a 20, quindi sono felice del risultato.

E per l’anno prossimo? Beh, spero di arrivare a 30 romanzi letti, di pubblicare il libro che ho nel cassetto, di terminare la stesura di un romanzo di fantascienza che sto scrivendo ed essere più attivo sul blog. E voi? Quali mete vi siete posti per il 2019?

Racconto: L’imbucato

“Ristorante Bellavista? Hanno pensato in grande!” esclamò Giada mentre accostava davanti all’ingresso della struttura.

“Le apparenze ingannano. Hanno riservato solo un piano. Se non sbaglio, quello di sotto.”

Gianluca si guardò nello specchietto e si aggiustò la cravatta bordeaux e le asole della giacca del completo. Diede un bacio sulle labbra a sua moglie e scese.

“Farò tardi. Non aspettarmi alzata.”

Si diresse alla grossa porta di vetro, da cui si poteva vedere il ristorante pieno di persone altrettanto ben vestite. Non conosceva quasi nessuno, ma sapeva che ci avrebbe messo ben poco a farsi dentro in quella cena di lavoro, a creare gli agganci giusti e a lasciare diversi biglietti da visita. Quando varcò la soglia fu subito accolto da musica Jazz di sottofondo e dal brusio di persone in fila davanti a un buffet. Gianluca iniziò a stringere mani ma vide ben presto che a un tavolo ornato di fiori era seduta una coppia di sposi. Si pietrificò e maledì se stesso per aver sbagliato piano. “Quello sopra, stupido! Quello sopra!” si rimproverò. Girò i tacchi, pronto a tornare fuori, quando una voce stridula lo irrigidì.

“Ehi, ma tu sei Max, il nipote di Clara!”

Gianluca sgranò gli occhi e si girò di nuovo, trovandosi di fronte una donna in carne, truccata con dei colori tanto accesi da sembrare parodistici. Doveva avere sui sessant’anni.

“C… Come scusi?” La donna gli prese le guance stropicciandogliele. “Ma come sei cresciuto! Francesca mi aveva detto di averti invitato ma che non saresti riuscito a venire. Com’è vivere in Australia? Eh?”

Gianluca sentì le parole morirgli in gola. Si guardò attorno e notò che diversi presenti avevano smesso di parlare, tendendo l’orecchio a quel nuovo arrivato che suscitava tanta curiosità.

“Non… è poi così male. Ho dovuto solo abituarmi allo sciacquone che gira al contrario. Mi ha scombussolato per settimane. Non possono fare le cose come noi?”

La signora lo fissava con ammirazione e annuiva convinta a quell’invettiva contro gli stranieri. Gli occhi divennero improvvisamente vitrei, però, quando capì che spettava a lei dire qualcosa a riguardo.

“Da non credere” si limitò a rispondere. “E zia Clara? Come sta?”

Gianluca iniziò a divertirsi nell’interpretare quella parte improvvisata.

“Zia Clara? E chi la tiene ferma!” disse con un sorriso affabile.

La signora sembrò non capire bene.

“Ma… sapevo fosse sulla sedia a rotelle!”

Gianluca tossì, come se gli fosse andato qualcosa di traverso.

“Ehm, no, intendevo dire: “è che la tiene ferma… la malattia… l’età… sa…”

“Capisco. E quanto mi dispiace per Franco” aggiunse la donna, abbassando il capo con la faccia intristita. Anche Gianluca la imitò e per un attimo si pentì di quel gioco andato troppo oltre, da cui non si poteva più tirare indietro.

“A chi non dispiace? Quando la morte chiama non si può far…”

“Morte? Come sarebbe? Franco è morto? Io intendevo dire che mi dispiace non sia potuto venire anche lui!”

Gianluca impallidì. La sua bugia stava per essere scoperta e non poteva prevedere l’esito di una situazione del genere.

“Eh… Sì, è morto. Gli è dispiaciuto così tanto anche a lui che il cuore non ha retto e… Non c’è stato niente da fare.”

“Non mi dire!”

“Mancherà a tutti noi. Ma prima di morire, mi ha fatto promettere di godermi la festa e di mangiare anche per lui. Mi è veramente difficile farlo, ma per l’affetto che ci legava lo farò.”

Gianluca prese un calice di alcolico della casa dal vassoio di un cameriere e lo alzò verso tutti quelli che lo stavano fissando.

“A Franco!”

La donna aveva ancora le mani davanti alla bocca, quando lui la oltrepassò diretto al buffet.

“Ora, con permesso.”

La fila era lunga e compatta. Gianluca si alzò in punta di piedi e, alla vista di quel ben di Dio, capì che sarebbe stato comodo continuare a fingere e godersi una serata alternativa, rispetto a un noioso meeting insieme a manichini di legno. Avanzavano a passo di lumaca e poteva sentire il fiato sul collo di quello di dietro. Sapeva di cipolla e si chiese se fosse causato dalle bruschette.

“Ehi!” disse all’improvviso. “Gli sposi vogliono fare delle foto con gli invitati. Hanno però solo cinque minuti. Non credo riescano tutti.”

L’intera fila si fermò e dopo pochi secondi si misero a correre verso il tavolo dei festeggiati. Gianluca si compiacque di se stesso. L’intero tavolo era per lui. Adocchiò della frutta succulenta e staccò un paio di chicchi d’uva. Se li mise in bocca come se fossero pastiglie.

“Bello il centrotavola con la frutta finta!” esclamò all’improvviso un uomo piccolo e magro alla sua destra.

Quelle parole arrivarono nel momento esatto in cui i suoi denti assaggiarono la durezza dell’uva di plastica. Quasi si ruppe un dente e fece un’espressione di disgusto, mista a dolore. Stava per sputarla d’istinto, ma l’uomo lo fissava sorridente.

“Mm” mugugnò Gianluca, annuendo e massaggiandosi il mento come un contemplatore di opere d’arte.

“Mi hanno detto che viene dall’Australia. Di cosa si occupa?”

Gianluca prese un bicchiere vuoto e, anziché farlo riempire dal cameriere, si voltò e vi sputò dentro, tenendolo poi per la parte centrale, così da coprirne il contenuto.

“Oh, sì” disse imbarazzato. “Ecco… vado a caccia di canguri” disse, menzionando l’unica cosa che conosceva dell’Australia.

“Canguri? Ma dai! E cosa ne fate? Li mangiate?”

Gianluca scosse la testa lentamente.

“No, a dire il vero li usiamo per testare tappetini elastici e… facciamo marsupi.”

L’uomo schiuse le labbra e annuì sorpreso. Forse anche lui sapeva ben poco di quello che avveniva dall’altra parte del mondo.

“Tipo Mr. Crocodile Dundee” aggiunse Gianluca, senza però ottenere alcuna reazione.

“Capisco. So che non è mai venuto da queste parti. Deve fare un certo effetto vedere per la prima volta i propri parenti. L’unico che deve averla vista è Mario, quando venne quattro anni fa da voi. Chissà come sarà contento di rivederla! Aspetti che glielo chiamo. Mario!”

Gianluca sentì la mano sulla spalla. Qualcuno lo stava per far voltare e chi se non Mario? Gli unici occhi all’interno di quella sala che avrebbero potuto riconoscerlo! L’istinto ebbe il sopravvento. Alzò veloce il calice, rovesciandone il contenuto in faccia al nuovo arrivato. Solo in quel momento, Gianluca si accorse di non avere più liquido nel bicchiere, ma solamente il chicco di plastica sputato in precedenza. Questi schizzò come un proiettile proprio sull’occhio di Mario, che si portò una mano alla faccia, gemendo e muovendosi alla cieca.

“Oh, mi dispiace. Vada a mettersi un po’ d’acqua fresca.”

Mario annuì e si allontanò verso il bagno. Il pericolo era scampato. Gianluca sospirò. Quel matrimonio stava diventando un’Odissea. Doveva andarsene il prima possibile. Si pentì di aver provato a imbucarsi.

“Ed ora, signore e signori, il lancio del bouquet!” disse una donna sui quarant’anni, tirata a lucido in un vestito a tubino blu elettrico e su dei tacchi dodici. Molte ragazze ridacchiarono, mentre si mettevano in fila dietro alla sposa, che dava loro le spalle.

Gianluca si appoggiò al tavolo e sentì le dita sprofondare in qualcosa di morbido e appiccicoso. Quando vide di aver messo la mano in una crostata, se ne disgustò. Cercò un tovagliolo con cui pulirsi ma non ne vide neanche uno.

“Attento!” esclamarono alcuni invitati. Si voltò in tempo per vedere il bouquet arrivargli addosso. Alzò la mano e lo prese al volo appiccicandolo alle dita sporche di marmellata. Provò a scrollarlo ma non si staccava.

“Ha il bouquet! La prima che lo prende si sposa, forza!” disse una delle damigelle. La massa di zitelle urlanti cominciò a galoppare verso di lui come un branco imbizzarrito. Gianluca si lasciò sfuggire un grido acuto che avrebbe fatto invidia a Freddy Mercury. Corse verso la prima porta che trovò, quella antipanico.. La spinse e si ritrovò nelle scale interne. Si voltò, le donne erano ancora alle sue calcagna.

“Quello è lo scapolo australiano! È mio!” disse una voce.

Gianluca riprese la salita con il fiatone. Giunse al piano superiore e aprì la porta, varcandone in fretta la soglia e richiudendola alle proprie spalle. Il pavimento era in legno e delle luci molto forti, di alcuni faretti, illuminavano quello spazio ristretto. Davanti a lui, un uomo, in piedi, parlava al microfono di un leggio. Era il suo direttore.

… e per questo premio non posso che ringraziare la persona che amo e che riscalda ogni giorno il mio cuore, stimolandomi a dare il meglio nella mia professione” stava dicendo con il sorriso stampato sulle labbra. Gianluca fece un passo in avanti, trovandosi sotto il fascio di luce. Davanti a lui l’intera platea di invitati al meeting. Gli occhi di tutti erano sgranati, increduli. Lui non capì subito perché lo stessero fissando, fino a che, alzando la mano, si ricordò di avere ancora incollato ad essa il mazzo di fiori.

Ho letto “Il rumore del pallone sul cemento”

Buongiorno amici lettori.

Torno dopo un po’ di tempo per raccontarvi qualcosa delle mie letture. Oggi vi parlo de “Il rumore del pallone sul cemento” di Dario Santonico.

Ho conosciuto Dario all’evento “Novara in Bionda” e proprio quel giorno, scoprendo che non abitava nemmeno troppo distante da casa mia, ho deciso di acquistare il suo libro. Dario ha pubblicato con Book a Book, una casa editrice che si basa sul sistema del crowdfunding. In pratica, il progetto del romanzo viene esposto ai lettori e, se si giunge a un determinato numero di copie prenotate, la CE promette di investirvi con tutti i mezzi a sua disposizione, portando il romanzo fino agli scaffali delle librerie.

Dario ha raggiunto la quota massima di prenotazioni e così è iniziata la sua avventura. Nei giorni che sono seguiti alla pubblicazione ho visto un fioccare di recensioni, foto dei lettori e articoli che parlavano della sua opera. Qui vi metto la trama:

“Domenico e Giulio si conoscono da quando hanno dieci anni. Più precisamente da quando, nelle campagne della provincia romana, un pallone calciato male da Giulio unì le loro vite per gli anni a venire. Ormai adulto, Domenico ripercorre con la memoria il tortuoso percorso della loro amicizia. Dalle giornate passate a costruire casette sugli alberi alle prime gite scolastiche. Dai primi amori alle scazzottate. Dalle fughe improvvise ai ritorni inattesi. Nonostante le loro evidenti diversità, i due si ostinano a mettere in gioco la loro costante e incessante forza per tentare di colmare l’uno le rugosità dell’altro, ritrovandosi, infine, entrambi completati. Una storia che parla di una profonda amicizia, dell’evoluzione dei sogni e della riscoperta di quelle strade che sembravano dimenticate per sempre.”

 

santonico_2bis_noabb-180x280Come letto dalla trama, il romanzo parla di amicizia, quella vera, che lega due persone per un’intera vita. Il punto di partenza è un “Mikasa”, il pallone calciato male da Giulio. Già questa marca ci fa capire come si parli tanto degli anni ’90, atmosfera nostalgica per gran parte di noi, così come lo è per l’autore, cresciuto proprio in quegli anni. Per chi fa parte della stessa generazione, quindi, è un libro che si apprezza soprattutto per ciò che rievoca, dalle abitudini ai comportamenti che non si ritrovano più nei giovani che fanno parte di una categoria ormai appartenente al nuovo millennio e le sue tecnologie.

Il viaggio che il lettore intraprende, però, non si ferma a quegli anni, poiché viene percorsa la vita dei due amici per qualche decennio, facendogli affrontare cambiamenti e situazioni che li portano lontano l’uno dall’altro. Il punto di vista, però, rimane sempre quello di Domenico, ragazzo normale in cui è facile rispecchiarsi, al contrario di Giulio che appare più sopra le righe.

Questa normalità fa sì che la trama abbia un andamento piuttosto lineare, senza troppi colpi di scena, se non un paio, che potrebbero allontanare coloro che cercadsjuzn_w0aaevivno una certa tensione narrativa nelle storie. Al contrario, però, il romanzo può soddisfare quei lettori alla ricerca della profondità, perché in questa storia non mancano le riflessioni, le tematiche sentimentali e introspezioni in merito alle decisioni che Domenico deve prendere. Questo è un romanzo semplice, ma che stimola l’empatia e contribuisce a farci meditare sui legami che abbiamo costruito e sulle persone di cui ci siamo circondati.

Un buon esordio per Dario Santonico. Vi invito a leggere il suo libro mentre attendiamo i suoi prossimi progetti letterari. La sua penna ha un ottimo potenziale e sono sicuro che sfornerà tante altre belle storie.

Alla prossima. Vi lascio il link per l’acquisto.

 

Un pirata alla Baia del Silenzio

Ciao a tutti, amici lettori.

Domenica scorsa, a Sestri Levante, ho partecipato alla fiera Libri in Baia, giunta alla sua seconda edizione, nella suggestiva Baia del Silenzio.

Oltre alla bancarella, ho avuto modo di avere a che fare con molte persone straordinarie, piene di passione e buona volontà. Vestito da pirata ho potuto scattare diverse foto con altri scrittori e lettori, divertiti e sorpresi nel trovarsi un bucaniere tra i vari stand.

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Con la scrittrice Giulia Bibolotti, alias Juliet Branwen

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Con le scrittrici: Stefania Bernardo, Patrizia Ines Roggero e Michela Piazza

Alle 18:00 ho avuto anche il piacere di tenere una conferenza sul Self Publishing insieme alla editor e scrittrice Sara Gavioli. Se siete curiosi di sentire cosa abbiamo detto, ecco il link al video dell’evento:

Scopriamo il Self Publishing

E gli acquisti? Ebbene sì, sono tornato con due nuovi titoli da leggere: “Io sono l’imperatore” di Stefano Conti e “Mary Read, la saga completa” di Michela Piazza.

Senz’altro un’esperienza da ripetere. Per chi vorrà provarla sulla propria pelle, ci vediamo l’anno prossimo a LiB2019!

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