La stella cadente

«L’ho vista!»
Greta indicò il cielo notturno con un dito, attraverso il lucernario.
«È solo un aereo!» borbottò Giacomo.
I due bambini erano seduti in soffitta dalle nove di sera, in attesa di vedere almeno una stella cadente, in quella notte di San Lorenzo. I loro rispettivi genitori erano al piano di sotto, ridendo e scherzando a tavola.
Greta fece una smorfia di disappunto ma, ben presto, fu sostituita da un sorriso. Mosse le braccia in piccoli spasmi e puntò di nuovo il dito.
«Quella no! È una stella!» Strizzò gli occhi e chiuse le manine a pugno. Poi si rilassò e a Giacomo venne da ridere, perché sembrava fosse seduta sulla tazza del gabinetto.
«Cosa hai desiderato?»
«Non si dice, o non si realizza!»
Giacomo sospirò e la bambina gli sorrise dolcemente.
«Abbiamo tempo. Ne cadranno delle altre.»
Aspettarono fino a mezzanotte e Greta si stava per appisolare. Giacomo, invece, aveva gli occhi aperti come due fiori sbocciati.
Fu quando la rassegnazione iniziava a prendere piede che la vide. Piccola e veloce come una saetta.
Giacomo si affrettò a chiudere gli occhi e attuò il geniale piano che da tempo aveva in serbo. Desiderò di vedere altre dieci, anzi, cento, anzi, mille stelle cadenti! Lui sì che era un bimbo d’affari!
Quando aprì gli occhi, le stelle erano ancora lì, al loro posto.
«Cosa hai desiderato?» chiese lei.
«Non si dice, o non si avvera!» Non ne era, però, così convinto.
Poi, ad un tratto, una a una, le stelle iniziarono a scendere. Cadevano come frutti maturi da un albero scosso.
«Funziona! Ora ho mille desideri!»
Greta non ci poteva credere. Il cielo stava diventando tutto buio e spoglio.
«Cosa hai fatto! Così non ne rimarrà più nessuna!»
Giacomo stava già saltellando per il solaio, contento come non mai.
Greta fu presa dal panico e fissò le stelle. Le stava vedendo anche lei, quindi erano pure desideri suoi! Chiuse gli occhi e desiderò che tornassero al loro posto e che soltanto una di quelle potesse essere la stella personale di Giacomo.
Quando riaprì gli occhi, il cielo era di nuovo come prima, stellato e luminoso. Giacomo aveva fermato la danza e picchiava i piedi stizzito.
Non fece in tempo a lamentarsi, però, che il vetro del lucernario si ruppe e qualcosa di solido rotolò sul pavimento di legno. I due bambini restarono a bocca aperta nel vedere la piccola palla infuocata che scoppiettava davanti ai loro occhi.
«Ma quella è… una stella cadente?» disse Giacomo.
Greta si mise a gridare, appena si rese conto che la soffitta stava prendendo fuoco.
Le fiamme divamparono in fretta, avvolgendo tutto quello che incontravano. Coperte vecchie, cornici e sedie accatastate.
Greta si buttò fra le braccia di Giacomo e i due si accucciarono in un angolo.
«Io volevo solo un principe azzurro!» disse lei tra i singhiozzi.
Giacomo ebbe paura. Poi si rese conto di una cosa. Se quella era una stella cadente, aveva ancora un desiderio. Chiuse gli occhi e desiderò di tornare indietro nel tempo.
Quando li riaprì, stava guardando il cielo, seduto sotto al lucernario e Greta era al suo fianco. Le fiamme erano solo un lontano ricordo. Sospirò.
«Abbiamo tempo. Ne cadranno delle altre» gli disse la bambina con un dolce sorriso.
Giacomo le rispose con uno speculare e alzò le spalle.
«Non fa niente» disse. Poi si sporse e le diede un veloce e timido bacio sulla guancia.

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