Le mie letture del 2019

Anche quest’anno sta giungendo al termine e sono ormai quasi alla fine del ventesimo libro letto. L’anno scorso avevo una lista leggermente più lunga, ma sono comunque contento di aver raggiunto la quota che mi ero prefissato. Ecco di seguito l’elenco dei romanzo, con relativi commenti. Fatemi poi sapere se ne avete letto qualcuno e cosa ne pensate.

  1. Mary Read, di Michela Piazza. Questo libro l’ho letto a cavallo tra il 2018 e il 2019. Per questa ragione compare in entrambe le liste. Ho comunque voluto dargli il riconoscimento di “miglior romanzo letto nel 2018” e se lo merita a pieno titolo. Trattasi della storia vera e romanzata della piratessa Mary Read, vissuta all’inizio del 1700. Una vita avventurosa, tra guerra e mare, spacciandosi per uomo e affrontando numerose insidie. Una lettura che mi ha profondamente coinvolto e che mi ha dato parecchi pugni allo stomaco. Continuo a consigliarlo a tutti;
  2. Moby Dick, di Hermann Melville. Un classico che mi mancava e che dovevo assolutamente recuperare. Una storia meravigliosa, con personaggi memorabili. Mi ha colpito soprattutto la maestria di Melville nel creare aspettativa. Le parti che ho trovato un po’ ostiche sono quelle enciclopediche, ma non mi sono pesate come quelle di Jules Verne (ahi, ahi, amari ricordi);
  3. Non si uccide per amore, di Rosa Teruzzi. Un giallo fresco e frizzante, ambientato tra Milano e le zone a me più note, come Colico. Adatto a spezzare tra letture molto impegnative e un ottimo compagno di viaggio. Rosa Teruzzi intrattiene bene, con personaggi divertenti, tre donne appartenenti a tre generazioni diverse, molto ben caratterizzate. Seguirò con piacere questa serie della “Fioraia del Giambellino”;
  4. Chimera, di Eleonora Rossetti. Un romanzo fantascientifico ricco d’azione, dove viene sviscerata la possibilità di utilizzare la nanotecnologia per curare malattie al cervello, con relativi imprevisti. Una storia che lascia letteralmente con il fiato sospeso, incalzante dall’inizio alla fine. Molto bello;
  5. Le voci delle betulle, di Eloisa Donadelli. Un romanzo poetico e delicato, che parla di una donna che deve rimettere in discussione la propria vita, ritrovando una serenità perduta proprio grazie all’aiuto di un paesaggio montano che mi tocca da vicino: Cimacase, lo pseudonimo evidente della cittadina di Chiavenna, dove io vivo;
  6. Il gabbiano Jonathan Livingstone, di Robert Bach. Sono rimasto un po’ interdetto da questo romanzo. Avevo sentito pareri esaltanti da parte di molte persone e mi aspettavo emozioni simili a quelle provate con “Il piccolo principe”, eppure non è scattata la scintilla. Non sono riuscito a entrare in sintonia con il personaggio e mi è un po’ pesato il fatto che l’autore imponga un po’ troppo la propria morale e visione delle cose. Per quanto sia molto poetico ed evocativo, a pelle non mi ha entusiasmato;
  7. I figli del male, di Antonio Lanzetta. Trattasi del seguito de “Il buio dentro”. Un thriller italiano dalle tinte molto cupe, ambientato nel cilento. I protagonisti sono sempre Damiano Valente e Flavio, già incontrati nella prima opera. Continuo a provare sana invidia per lo stile di scrittura di Lanzetta, molto suggestivo e inquietante nelle similitudini e nei particolari descritti. Anche le ambientazioni degli anni 50, che si alternano a quelle degli anni 80 e a quelle moderne, rendono molto bene e le ho apprezzate tanto. Quello che mi è piaciuto meno in questo romanzo è la trama, o meglio, l’ultimo terzo del libro. A mio avviso scivola un po’ troppo nel surreale e mi ha rovinato un po’ l’atmosfera che fino a quel momento era stata costruita. Trarrò le mie conclusioni, comunque, con la lettura del terzo romanzo della serie;
  8. Io, Robot, di Isaac Asimov. Una serie di racconti fantascientifici legati tra loro e con personaggi ricorrenti. Ho adorato questo libro, mio primo approccio allo scrittore. Mi ha divertito, appassionato e intrattenuto con gli enigmi cervellotici che riguardano le tre leggi della robotica inventate dallo scrittore stesso;
  9. Prima Fondazione;
  10. Fondazione e impero;
  11. Seconda fondazione, di Isaac Asimov. Sì, forse qui ho barato un po’, ma i tre libri, per quanto uniti in un’unica raccolta, sono pur sempre tre romanzi a sé. Mi è piaciuto molto lo sviluppo psicologico degli eventi che Asimov mette in piedi, con spiegazioni logiche in merito al loro susseguirsi. Mi ha appassionato e la conclusione mi ha soddisfatto, seppur non quanto mi sarei aspettato. Forse, un po’ poco credibili i passaggi generazionali, dove le abitudini, gli usi e i costumi, sembrano essere sempre gli stessi, come se il pannello di sfondo non interessasse troppo l’autore, tanto da non scendere mai nei dettagli in tal senso. Credo sia proprio voluto, ma mi ha fatto storcere un po’ il naso;
  12. I Medici, Lorenzo il Magnifico, di Michele Gazo. Che dire, ottimo romanzo storico in grado di spiegare in maniera semplice gli eventi e far conoscere, anche al lettore poco istruito, gli eventi che hanno riguardato una delle famiglie più potenti in Italia. Molto dinamico, ricco d’azione e visivamente accattivante, alla pari della serie tv legata al romanzo;
  13. JugoBike, di Lorenzo Gambetta. La storia di un viaggio in bicicletta nei balcani. Gambetta non fa il semplice turista. Piuttosto, incontra la gente, si fa raccontare storie, beve birra con loro e mette assieme i pezzi per comprendere una realtà a noi così vicina eppure così lontana. Ho trovato questo libro molto illuminante, mostrandomi cose che mai avrei pensato ci fossero ancora nel 2019;
  14. Addicted, di Paolo Roversi. Un romanzo che ricalca lo stile di “Dieci Piccoli Indiani”, con delle persone chiuse in una clinica privata mirante a far perdere loro dei veri e propri vizi (dal gioco, al sesso fino alla dipendenza dal cellulare), che finiscono per dover fare i conti con un misterioso assassino. Un romanzo che intrattiene, in grado di farsi divorare in poche ore, ma che non mi ha lasciato tanto il segno. Ho trovato i personaggi molto stereotipati e, di conseguenza, anche le motivazioni dell’assassino sono rimaste molto superficiali. Sono comunque curioso di leggere altre opere dello scrittore, soprattutto la serie di Radeschi;
  15. Potessi morire in quest’istante, di Michela Trussoni. Un romanzo che ripercorre la vita della protagonista dall’infanzia fino all’età adulta, e che si concentra sul suo legame intimo e stretto con l’amica. Una storia introspettiva, seppur non molto ricca di phatos, che può comunque piacere agli amanti del genere (consigliato a chi ha apprezzato “Il rumore del pallone sul cemento”, di Dario Santonico”);
  16. Il fulcro dell’universo, di Maria Carla Mantovani. Romanzi fantascientifico, che parla dell’etica riguardante le biotecnologie. Vengono presentate più parti coinvolte, con relativi punti di vista, rendendo la trama intricata e ricca di colpi di scena. Un buon esordio, che promette bene. L’unica nota stonata è stata la caratterizzazione dei personaggi un po’ troppo adolescenziale per i miei gusti, ma che piacerebbe senza dubbio al target young adult a cui è rivolto;
  17. Lonesome Dove, di Larry McMurtry. Ed ecco il libro più bello letto nel 2019. La storia di due ex-ranger, alla fine dell’800, che insieme ai cowboy del loro ranch decidono di partire dal Texas verso i territori vergini del Montana. Paesaggi avversi, indiani, risse da bar… C’è tutto, ma non solo. L’ambientazione del Far West viene arricchita dai punti di vista di tutti i membri della squadra, con i loro desideri, peccati, sentimenti e demoni interiori. Mi ha emozionato tantissimo, nonostante le 900 pagine e più, tanto che alla fine avrei voluto averne ancora e ancora. Di certo recupererò “Le strade di Laredo” che mi dicono sia la continuazione;
  18. Il giardino di Zaia, di Paolo Galimberti. La storia di Ugo, ragazzo timido e riservato che vive all’ombra della propria famiglia e in una profonda insicurezza. L’amore che ritroverà in una ragazza incontrata per caso gli farà riscoprire sé stesso, affrontando tutte le proprie paure. Il romanzo è scritto bene, anche se non mi ha preso tantissimo. Il problema principale, credo che sia il fatto di non ritrovare nel protagonista un vero giovane dei nostri giorni, anzi. Sia lui che la famiglia, insieme a tutto il contesto, sembra una trasposizione degli anni 70/80 negli anni 2000. Forse perché è lo scrittore stesso ad aver vissuto la giovinezza proprio in quegli anni. Se il romanzo fosse stato ambientato in quel periodo, probabilmente avrebbe instaurato un legame più stretto con me, lettore, e si sarebbe accesa la scintilla;
  19. L’uomo in fuga, di Stephen King. Romanzo che King scrisse sotto pseudonimo. Scritto decenni fa, prevede la follia, ai nostri giorni, dei reality show. L’uomo in fuga è proprio il titolo di uno di questi, dove un uomo deve evitare di farsi uccidere per un determinato periodo di tempo, in cui viene aperta una caccia all’uomo globale. Intenso, ricco d’azione, un romanzo che mi è piaciuto molto, soprattutto per lo stile, ormai noto, dello scrittore. L’ho trovato imprevedibile, fino a qualche capitolo dalla fine, dove ho capito dove stava andando a parare;
  20. Le colpe della notte, di Antonio Lanzetta. Mi mancano ancora diversi capitoli. Su questo romanzi mi sbilancerò a breve. 🙂

Ne avete letto qualcuno? Che ne pensate?

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