La soluzione migliore

«Quindi mi sta dicendo che è pronta?»
Larry White era il maggior azionista della PentaCar, la società con maggior liquidità nel campo automobilistico: il target primario che Wilson voleva raggiungere. Non a caso aveva deciso di dirigersi al parcheggio sotterraneo con lui, riservandogli un viaggio per due in ascensore.
«Per essere pronta è pronta, signor White. Abbiamo messo in moto tutto il nostro reparto tecnico e tecnologico per renderla disponibile entro il prossimo settembre.»
White annuì. Aveva però sufficiente esperienza da non farsi abbagliare dalla parlantina del venditore, lo dimostravano i suoi capelli brizzolati e le rughe che ne solcavano la fronte.
«Tutto molto bello, ma credo abbiate trascurato un particolare molto importante.»
«Sarebbe?»
«La questione etica. Come ben sa, la politica non si sbilancerà mai troppo a favore di questo progetto se l’opinione pubblica sarà ancora così divisa. Avete pensato come risolvere casistiche più complesse?»
Le porte dell’ascensore si aprirono e davanti a loro comparve il parcheggio. Iniziarono a incamminarsi, tra macchine di lusso e telecamere di videosorveglianza.
«Come ha ben visto dal video, signor White, in caso d’imprevisto la macchina sa effettuare sempre le scelte migliori. Saprà dare una nuova fine a tutti gli episodi di morte stradale a cui siamo abituati.»
«Il suo nuovo finale era il migliore che potesse proporre, su questo non ci piove. Ma che dire se la macchina dovesse scegliere tra la morte di due persone? In quel caso, chi ne risponderebbe? Fino a che le macchine erano guidate da esseri umani, ognuno avrebbe risposto per sé e si sarebbe preso la propria responsabilità, lasciando coprire i danni dalla propria assicurazione. Ma una macchina che si guida da sola… Ricadrebbe tutto sulle spalle del programmatore. Possiamo sopportare questa spada di Damocle? Quale società assicurativa si suiciderebbe firmando un contratto con noi, di fronte a queste premesse?»
«Quelli di cui lei parla, signor White, sono casi isolati. Normalmente il computer di bordo riesce sempre a trovare un’opzione che non preveda danni a terzi. Casi in cui questa opzione non è contemplata sono più unici che rari. Perché non si rilassa e non si fa un giro di prova con me? Verificherà lei stesso la comodità di questa perla del genio umano.»
Si erano fermati di fronte a un auto dal design elegante, nera e lucida, con la parte superiore completamente in vetro infrangibile. I sedili erano posti su tutti e quattro i lati della cabina, rivolti verso il centro, dato che non c’era un posto guidatore e nemmeno un volante. La cupola di vetro si aprì e White e Wilson salirono a bordo, mettendosi comodi.
«Mettiamo caso che, come lei dice, la statistica convinca l’assicurazione… Ma l’opinione popolare? Basta un singolo caso e tutti i notiziari smetteranno di parlare della neve, che ora si è messa a cadere a giugno, per parlare di come la PentaCar si è sostituita al Padre Eterno, decidendo chi deve vivere e deve morire.»
La cupola si chiuse e la macchina si mise in moto, dirigendosi verso l’uscita del garage sotterraneo.
Wilson si sporse in avanti, verso il suo interlocutore.
«Signor White, lei parla del caso e dell’imprevisto come di un giudice imparziale. Invece non c’è entità astratta che non sia più crudele e meschina del fato. Quante volte sentiamo di persone per bene che meritano la vita e di delinquenti che hanno una seconda occasione? ISAAC è in grado, invece, di valutare tantissimi dati in pochi millesimi di secondo e di prendere la decisione giusta al momento giusto. L’opinione pubblica non può giudicarci per la morte di una persona quando questo sacrificio è avvenuto per la salvezza di qualcun altro. Ma le ripeto, si rilassi e si goda il viaggio. Vuole un po’ di musica? ISAAC, mettici un po’ di musica italiana!»
Nell’abitacolo iniziò a sentirsi della musica lirica accompagnata da un sound di bassi e violini elettrici, la nuova tendenza della patria della pizza.
L’auto, nel frattempo, viaggiava lungo una strada di periferia.
«Non mi sembra ancora convinto» disse Wilson. Non voleva terminare il viaggio senza che il suo interlocutore non fosse ansioso di investire tutto quello che aveva per il progetto.
«Non lo sono. Non stiamo parlando di una miracolosa Epifania ma di eventi concreti e facilmente presentabili.»
«Che ISAAC saprà valutare. Con il riconoscimento facciale, attraverso il database, saprà l’età delle persone coinvolte, lo stato sociale, la fedina penale e l’impatto che può avere la loro morte sulla comunità. Ci sono tantissimi valori che vengono presi in esame. Vuole da bere? ISAAC, dacci un po’ di champagne.»
Dal pavimento si aprì uno scomparto da cui salì una bottiglia con due calici.
«Un Pinot Noir. Il mio preferito!» esclamò White versandosene un bicchiere.
«ISAAC analizza anche i suoi occupanti, così che conoscendo le loro preferenze possa rendere il loro viaggio ancor più confortevole.»
White sorrise e avvicinò il calice a quello del venditore.
«Mi ha quasi convinto. Che dice, brindiamo?»
Wilson fece tintinnare il vetro contro quello dell’uomo.
«A una nuova fine. Che l’uomo possa diventare finalmente artefice del proprio destino. Almeno in strada. E al profitto che ne deriverà per le nostre tasche!»
«E alle soluzioni migliori che ISAAC saprà sempre tirare fuori.»
White bevve e mentre il pomo d’adamo stava ancora sussultando nell’inghiottire il suo Pinot, la macchina sbandò, facendoglielo sputare tutto sul tappetino. Vide la ragione della sterzata solo per un attimo. Un cervo, che aveva attraversato la strada dalla boscaglia. L’auto girò a sinistra, uscendo dalla carreggiata e finendo in un pendio. In fondo al prato si poteva vedere un uomo intento a pescare, voltato di mezzo busto in direzione del rumore improvviso.
White si tenne ancor più stretto alla portiera. Sentiva i pantaloni bagnati e non capì se fosse lo champagne o semplice piscio. Il suo cervello era impegnato a chiedersi altro, come perché la macchina avesse preferito uccidere un uomo a un cervo. Ma non fece in tempo a darsi risposta, perché la vettura esplose in un boato, facendolo balzare fuori dall’abitacolo e rotolare sull’erba.
Le orecchie gli fischiarono, il mondo si capovolse. Impattò sul terreno duro e sentì le ossa frantumarsi. Tentò di riaprire gli occhi. Qualcosa di vischioso gli colava dall fronte. Non riusciva ad alzarsi e si mise semplicemente sdraiato su un fianco. L’auto bruciava, a metà distanza tra la strada e il pescatore. Questi stava correndo verso di loro, allarmato. Wilson, invece, giaceva scomposto a una decina di metri da lui.
White gemette. Riuscì a mettersi seduto, con la schiena contro un cespuglio. Qualcosa brillò vicino a lui e catturò la sua attenzione. Era uno dei due calici, spaccato a metà. Lo prese per il gambo, con la mano tremante, e lo sollevò all’altezza del mento.
«Alla soluzione migliore, ISAAC» disse chiudendo gli occhi e ridendo. Tossì.
«A una nuova fine» aggiunse, per poi lasciar cadere il bicchiere a terra ed esalare l’ultimo respiro.

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