La sconosciuta differenza tra libri e gadget

Come in un mare mosso, a onde alterne si diffondono polemiche sui social da parte di autori risentiti e di lettori indignati. Questo, spesso, per il solito motivo: l’uscita del libro di un personaggio che tutto è tranne che uno scrittore.

A volte può essere un personaggio della televisione, altre volte un comico, un calciatore, un cantante, uno youtuber, un mafioso, un assassino che sta scontando la pena o, come negli ultimi giorni, un personaggio discutibile come Fabrizio Corona.

Le critiche che vengono mosse, per la maggiorparte, sono in difesa della cultura, delle buone opere, polemizzando sulla mancanza di qualità nei prodotti delle grosse case editrici, a vantaggio del guadagno economico.

Da frasi simili, però, emerge una distorta visione della realtà. Questo per tre ragioni:

  1. le grandi case editrici non pubblicano soltanto roba scadente. Importanti scrittori, colossi della letteratura contemporanea, sono editi da grandi marchi, così come tanti altri scrittori meno noti ma di grande qualità. Il fatto che siano presenti nei cataloghi anche pessime opere non pregiudica la massa;
  2. le case editrici non sono baluardi della buona scrittura. Sono delle aziende e queste, per funzionare, hanno bisogno di dipendenti stipendiati, di introiti e di piani di vendita. Immaginate di essere voi stessi a capo di una di queste case editrici e di investirvi tutti i vostri soldi. Se, attraverso la vostra esperienza, vedreste che “Uomini terrestri e la razionalità quotidiana” di Kevin Robinsky (non esiste, non andatelo a cercare), per quanto sia un papabile premio Nobel per la Letteratura, vende giusto dieci copie, mentre l’autobiografia di Anselmo, Tronista di Bulli e Pupe (non cercate nemmeno questo), ne vende mille, su quale puntereste? Forse, se amate la cultura, pubblicherete anche il primo, ma per far fronte alle spese dovrete, per forza di cose, pubblicare al contempo tre o quattro libri similari al secondo. Dunque, di chi è la responsabilità in merito a come gira il mercato? Esatto: dei lettori;
  3. i libri di questi personaggi non possono essere definiti romanzi e, spesso, nemmeno libri. Non è un’affermazione data dal pregiudizio o per semplice snobbismo. Si tratta semplicemente di realtà, perché lo scopo di gran parte di questi testi è molto differente rispetto alla normale letteratura. Vi siete mai chiesti perché questi libri vengono comprati soprattutto da persone che normalmente non leggono? Perché un ragazzino entra per la prima volta in libreria a comprare il libro del suo youtuber preferito? Non è di certo per una improvvisa ispirazione alla lettura, come se fossero stati illuminati sulla via per Damasco. Si tratta, piuttosto, di GADGET (e da qui il titolo del post). Al ragazzino frega poco e niente di cosa c’è scritto all’interno di quelle pagine. A lui importa avere qualcosa che riguardi il personaggio del momento. Perché la gente compra il libro di Totti? Perché romanista o, forse, perché appassionata di calcio e Totti ne è un simbolo. Perché comprano quello di Fabrizio Corona? Perché è trash, fa parte delle notizie del momento, contiene gossip e numerosi spunti di conversazione tra pettegoli. Non bisogna vederli, dunque, come qualcosa che contrasta la cultura del nostro paese, così come non lo sarebbe il fatto che molti giovani comprino pupazzetti Funko Pop o che molte persone comprino Donna Moderna. Stanno semplicemente comprando un’altra cosa.

In conclusione, dunque, non guardiamo i gadget come il nemico della cultura e dei buoni romanzi. Certamente dispiace vedere le librerie arrancare ed essere costrette a ripiegare sull’oggettistica, ma se si vuole far amare la vera lettura alle persone bisogna trovare il modo di farle innamorare di queste e non toglierle di mano ciò che, al momento, è l’intrattenimento che preferiscono e che sta tenendo in vita quei luoghi dove troviamo anche ottime opere che aspettano solo di essere lette.

Voi che ne pensate?

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