Racconto “A casa loro”, di Gabriele Dolzadelli

Dalla vetrata del ristorante si poteva vedere il porto. Si riusciva a vedere meglio quello che la calca di giornalisti non riusciva a raggiungere per via delle transenne.
«Dicono che li rimanderanno indietro.»
Jessica stava masticando ancora la cotoletta e non sembrava attratta dalla vista del barcone e dei profughi.
«Se sono riusciti a fare un viaggio d’andata, non sarà un problema farlo al ritorno!»
Caterina annuì poco convinta.
«E poi, hai sentito?» proseguì l’amica. «Questi hanno gli smartphone e i vestiti firmati. Non fuggono di certo dalla guerra, suvvia!»
«A proposito, bella borsa. L’hai presa con i saldi?»
«Uh, grazie. Ti piace?» disse Jessica accarezzandola. «Un regalo di Domenico. Meno male che c’è lui, altrimenti mi perdo sempre queste belle occasioni. Sai, mi dimentico sempre il portafoglio a casa, ultimamente.»
«Anche oggi?»
«Anche oggi!» esclamò Jessica con teatralità, sgranando gli occhi. «Paghi tu, vero tesoro? Poi dico a Domenico di saldare il debito.»
Caterina sospirò. Non era la prima volta che si trovava in una situazione simile con lei e Domenico faceva orecchie da mercante.
«Sì, certo. Hai sentito della fuggitiva?»
«Quale fuggitiva?»
«Quella sfuggita ai controlli, no?»
«Ancora con questi profughi? Siamo venute qui a Lampedusa per un po’ di mare e di relax, non per parlare di questa gente, su!»
«Scusami.»
«E oggi ci faremo una bella giornata in spiaggia. Spero che non mi inquadri qualcuno di quei giornalisti, che sono uscita proprio trasandata.» Jessica infilzò la forchetta nell’ultima porzione di carne.
«Ma no, tesoro. Sei uno schianto. Hai preso anche un bel colorino. Ancora qualche giorno e tornerai a casa nera come il carbone.»
Jessica ridacchiò e si sporse verso l’amica, tornando seria.
«Ci credi che non mi hanno ancora portato le patatine? Questi qua dopo mi sentono.»
«Non fare scenate, dai. Anche i cuochi saranno fuori a guardare che succede.»
«A guardare cosa? Questi stanno meglio di noi. Se sapessero i problemi che abbiamo qui. Ti ho già detto che Nicola vuole smettere di suonare il violino?»
«Davvero?»
«Certo! Ma che problemi hanno i ragazzini di oggi? Se io avessi avuto le loro opportunità. Solo pensieri, guarda, una vita così stressata non la auguro a nessuno. Ma queste patatine?»
«Sta arrivando.» Caterina indicò il cameriere, che si accostò per appoggiarle sul tavolo.
«Alla buon’ora!» si limitò a dire Jessica, assecondando la volontà dell’amica. «Dove eravamo rimaste?»
«Spero davvero che non ci filmino. Immagini che figure?»
Caterina stava ancora guardando fuori dalla vetrata, inevitabilmente attratta da quelle immagini.
«Già ce le vedo quelle gallinelle, a prenderci in giro per il fatto di essere andate in vacanza in mezzo agli immigrati.»
«Attenta che scottano!»
Jessica non l’aveva ascoltata e aveva morso una patatina. La sua smorfia diceva tutto. Spalancò la bocca e piegò la lingua, facendosi aria con la mano verso il palato.
«Ohio, mi oho scohaha a ingua!»
«Lo sapevo! Sei la solita ingorda. Ascolta, lascia qui tutto. Ora andiamo in spiaggia e non pensiamo più a nient’altro ok? Vado a pagare.»
«Shi, azie.»
Mentre Caterina andava alla cassa, Jessica uscì dal locale.
«Documenti, prego.»
Jessica si voltò e vide davanti a sé due carabinieri in divisa.
«Io? Ho imennicao il pottafoi in abeggo!»
«Cosa ha detto?» Il carabiniere guardò il collega, il quale alzò le spalle.
«Questi parlano tanti di quei dialetti. Chiamo il traduttore?»
«Dopo. Avvisa intanto che, forse, l’abbiamo trovata.»
Jessica non poteva crederci. «Soho itaiana! Cateina!»
Il carabiniere prese la ricetrasmittente.
«Abbiamo una donna che inveisce in arabo e non ha i documenti. Mulatta, sui quarant’anni.»
«Quahant’anni?» Come si permetteva? Di anni ne aveva solo trentasette e li portava pure bene.
Vicino a loro arrivò una troupe televisiva. Fu montata una videocamera su un treppiedi e una donna, vestita in tailleur si mise davanti all’obbiettivo con un microfono in mano.
«Siamo qui a Lampedusa a comunicarvi il ritrovamento della donna fuggita nella mattinata…»
Caterina uscì in quel momento dal locale e Jessica la guardò speranzosa.
«Che succede?»
Uno dei carabinieri si fece avanti.
«Signora, lei conosce quest’immigrata?»
La donna si ritrovò il microfono della giornalista contro la bocca e alternò occhiate dal viso stralunato di Jessica alla videocamera. Milioni di italiani attendevano la sua risposta, anche le amiche, le colleghe di lavoro e tutte quelle del gruppo whatsapp delle mamme.
«Io? Figuriamoci. Non ci ho nulla a che fare!»
Il carabiniere annuì.
«Prendiamola.»
L’afferrarono per le braccia e la trascinarono via.
«Catehina!!!»
La giornalista si rimise in posa e toccò l’auricolare che aveva all’orecchio.
«Come già detto si vedrà di rimandare al mittente la nave appena sbarcata, seguendo le nuove normative che prevedono…»
Caterina si avvicinò alla terrazza che dava sul mare, su cui c’erano alcuni tavolini del ristorante. La vista era stupenda anche da lì. Osservò la nave e le persone attorno, piccole come formichine.
«Buon viaggio» disse, dirigendosi alla spiaggia.

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