Ho letto “La freccia nera” di Stevenson.

Buongiorno amici lettori.

Dopo aver concluso il mese di Gennaio con le letture di “Incubo” di Wulf Dorn e “Dannati” di Glenn Cooper (di cui vi lascio le recensioni qui e qui) ho iniziato Febbraio con altri due nuovi propositi. Il primo, appena concluso, è un’altra opera di Robert Louis Stevenson, che già mi aveva stregato con “L’isola del tesoro” (qui la recensione). In questo caso, il romanzo che ho scelto è stato “La freccia nera”.

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Stevenson abbandona le ambientazioni caraibiche immergendoci nell’Inghilterra del 1400, in un periodo che viene chiamato “Guerra delle due rose” che vede contrapposto il casato degli York a quello dei Lancaster per impossessarsi del trono.

Il protagonista, Richard Shelton (detto Dick o Dicky), è un giovane orfano che è stato preso sotto l’ala protettrice di lord Daniel Brackley, un nobile voltagabbana che a seconda della convenienza passa facilmente dal sostenere un casato all’allearsi con l’altro. Lord Brackley intende far sposare Richard con Joanna Sedley, una ricca ereditiera la cui dote può fruttare molto all’uomo. Ma ci saranno numerosi imprevisti.

La storia intreccia quindi tre filoni narrativi principali che sono:

  1. La classica impresa dell’eroe (Richard) che cerca di liberare l’amata (Joanna) dalle mani del nemico per poterla sposare;
  2. l’indagine del protagonista, che vuole scoprire chi uccise suo padre per poi vendicarsi;
  3. la guerra tra gli York e i Lancaster.

Oltre a questi ultimi due fronti citati, nel corso della storia si farà conoscenza anche dei banditi della “Freccia Nera” (che danno il nome al romanzo) che oltre a mettere i bastoni tra le ruote a lord Daniel Brackely saranno fonte di pericolo anche per Richard.

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Robert Louis Stevenson

Passiamo ai pregi e ai difetti del romanzo.

Pregi:

Stevenson ha la meravigliosa capacità di far immergere il lettore nell’ambientazione da lui scelta. Se ne “L’isola del tesoro” si poteva sentire l’odore della salsedine e del rum, i rumori dell’isola deserta e il carisma delle figure piratesche (Long John Silver su tutti), in questo romanzo si può avvertire il suono dell’acciaio durante la battaglia, il nitrito dei cavalli, il sibilare delle frecce, facendoti sentire parte integrante di un’epoca cavalleresca di tutt’altro genere. Anche qui non mancano personaggi interessanti, alcuni solo menzionati (John Vendicatorti) mentre altri sono più approfonditi (il bandito Senzalegge). Mi sono piaciute anche alcune scelte morali del protagonista, molto in linea con la sua personalità, così come il fatto che Stevenson abbia fatto sì che Richard compisse anche alcuni errori che, per quanto fosse sua volontà riparare, lasciano nella storia il segno di danni permanenti con cui convivere. Mi è parso un ottimo spaccato di realtà che può dare molti insegnamenti.

Difetti:

Il libro, al contrario de “L’isola del tesoro” non ha una trama così complessa e imprevedibile, anzi. Ha una linea molto semplice e chiara, fin troppo scontata, ma credo che bisogna tenere da conto che fu scritto per ragazzi, alla pari dell’altro romanzo, uscendo a sua volta a puntate prima di essere raccolto in un unico volume. Posso quindi dire che è abbastanza comprensibile la scelta di sceneggiarlo in questo modo, anche se agli occhi di un adulto può risultare facilmente come qualcosa di già visto e sentito.

Anche l’amore tra Joanna e Richard sembra sbocciare troppo facilmente e ho avuto l’impressione che la protagonista femminile fosse troppo frivola e predisposta ai facili sentimenti, ma anche in questo caso, forse, è dovuto all’atmosfera leggera e superficiale che Stevenson ha voluto tratteggiare per favorire una lettura ai più giovani. Perfino il conflitto tra York e Lancaster non viene minimamente spiegato, ma ne conosciamo l’esistenza soltanto per la domanda frequente che troviamo nella storia: “Sei degli York o dei Lancaster?”.

In conclusione, il libro è un ottimo intrattenimento, soprattutto per i giovani. Subisce, però, le aspettative derivanti dall’altra opera di Stevenson, che purtroppo lo schiaccia continuando a mantenere il primato. Non posso dire sia un romanzo che lasci il segno e vista la scontatezza ho faticato un po’ a finirlo, per quanto si leggesse in maniera molto scorrevole.

Voto: 6.5

Voi che ne pensate? Avete avuto modo di leggerlo?

Alla prossima.

Ps. Esistono anche alcuni sceneggiati che hanno portato l’opera in televisione. Per quanto riguarda l’Italia, negli anni 60 ne uscì uno con Loretta Goggi, mentre nel 2006 una trasposizione ambientata in Trentino vedeva come protagonisti Riccardo Scamarcio e Martina Stella.

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