Ho letto “La locanda dell’ultima solitudine”.

Buona sera amici lettori.

Riemergo in superficie per parlarvi di una delle mie ultime letture. Tempo fa, infatti, mi ero proposto di leggere almeno uno dei romanzi che erano stati selezionati tra i finalisti del premio Bancarella 2017. Vi ricordo, qui di seguito, i titoli in questione: “Il giardino dei fiori segreti” (Cristina Caboni), “I medici – Una dinastia al potere” (Matteo Strukul), “La guardia, il poeta e l’investigatore” (Jung Myung Lee), “Gocce di veleno” (Valeria Benatti), “Magari domani resto” (Lorenzo Marone) e “La Locanda dell’Ultima Solitudine” (Alessandro Barbaglia).

Il premio fu vinto da Strukul con il romanzo sui Medici e forse, normalmente, sarebbe stato il libro su cui mi sarei più facilmente buttato. Fatto sta che la gentilezza mostrata da Alessandro Barbaglia (terzo classificato) su Facebook e la sua avvicinabilità mi hanno portato a voler sperimentare un genere di storia che ho la tendenza di evitare.

Quindi, oggi voglio parlarvi de “La Locanda dell’Ultima Solitudine”. Vi incollo la sinossi:

«È tutta in legno, la Locanda, alterna le pareti scure alle finestre piene di luce da cui entra sempre un po’ di vento. È fatta di poche stanze e una sola certezza: se sai arrivarci, facendo tutto quel sentiero buio che ci vuol 9788804673149_0_0_0_75poco a perdersi, quello è il posto più bello del mondo.»

Libero e Viola si stanno cercando. Ancora non si conoscono, ma questo è solo un dettaglio. Nel 2007 Libero ha prenotato un tavolo alla Locanda dell’Ultima Solitudine, per dieci anni dopo. Ed è certo che lì e solo lì, in quella locanda arroccata sul mare costruita col legno di una nave mancata, la sua vita cambierà. L’importante è saper aspettare, ed essere certi che “se qualcosa nella vita non arriva è perché non l’hai aspettato abbastanza, non perché sia sbagliato aspettarlo”. Anche Viola aspetta: la forza di andarsene. Da anni scrive lettere al padre, che lui non legge perché tempo prima, senza che nessuno ne conosca la ragione, è scomparso, lasciandola sola con la madre a Bisogno, il loro paese. Ed è a Bisogno, dove i fiori si scordano e da generazioni le donne della famiglia di Viola, che portano tutte un nome floreale, si tramandano il compito di accordarli, che lei comincia a sentire il peso di quell’assenza e la voglia di un nuovo orizzonte. Con ironia leggera, tra giochi linguistici, pennellate surreali e grande tenerezza, Alessandro Barbaglia ci racconta una splendida storia d’amore.

Come già si comprende dalla sinossi, il romanzo ha una marcata connotazione fiabesca, resa tale dai giochi di parole che la compongono e che accompagnano il lettore nella caratterizzazione dei personaggi all’interno di situazioni surreali. Basti pensare all’appartamento completamente blu di Libero o alla tradizione di famiglia di Viola di “accordare i fiori scordati”, solo per citarne alcune. Gli stessi nomi delle località, come Bisogno, in realtà inesistenti, ci portano a interpretazioni degli avvenimenti approfondite proprio grazie alle acrobazie linguistiche dell’autore. Pro1864644_1484559719-6963-kpme-u1100810659941wye-1024x57640lastampa-itprio questa caratteristica sopra le righe è ciò che mi ha tenuto incollato alla storia, visto che generalmente le storie d’amore non mi attirano in particolar modo.

Ho così letto il romanzo in soli due giorni, ritrovandomi perfino a leggere certi passaggi ad alta voce, involontariamente, a causa della loro poetica.

La Locanda dell’Ultima Solitudine ha al suo interno un interessante (e a tratti inaspettato) intreccio narrativo, con sottotrame che sanno alternare il dolce con l’amaro, ben rappresentando la vita vera, quella che tutti noi viviamo, senza le finzioni spesso propinate dalle storie di fantasia.

Il romanzo ha solo 163 pagine ed è molto scorrevole. Una volta concluso mi sono sentito appagato e soddisfatto e, se devo essere sincero, credo proprio che continuerò a seguire questo autore, tenendo d’occhio le sue future opere.

Vi consiglio di dargli una possibilità, anche se questo genere non rientra del tutto fra le vostre corde.

Al prossimo post, ciurma!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...