Divertirsi con gli easter egg.

Buongiorno amici lettori.

Come state? L’altro giorno sono andato a vedere al cinema il film Marvel “I guardiani della galassia vol.2”. Non sto a raccontarvi in questo post le mie impressioni sulla pellicola, ma voglio concentrarmi su una cosa che ha catturato la mia attenzione.

Oltre al solito cameo di Stan Lee, che si diverte ad apparire in tutti i film della saga di supereroi, ho potuto notare in una scena l’apparizione di un personaggio fumettistico/cinematografico che, come comparsa, conversava amabilmente con altre persone sullo sfondo. Di chi si trattava? Di Howard il Papero. Forse non tutti se lo ricorderanno, ma nel 1986 George Lucas e Gloria Katz produssero un film ispirato a questo strambo personaggio dei fumetti. All’epoca fu un flop, ma col tempo divenne un cult, tanto che anche chi, come me, è nato qualche anno dopo ha potuto vederne la riproduzione in tv (si tratta del papero nella foto principale dell’articolo).

Perché far apparire Howard, slegato alla serie di film attualmente in circolo seppur sempre appartenente all’universo Marvel? E soprattutto, perché farlo comparire se non ha nulla a che vedere con la trama e non influisce minimamente sulla storia?

La risposta sta in una semplice parola: easter egg. Ma che cos’è un easter egg? Letteralmente significa “uovo di pasqua” e rappresenta l’idea di una sorpresa nascosta all’interno del film, della serie tv o del romanzo. Sono dettagli o rimandi creati appositamente per i fan più accaniti o, a volte, per un semplice sfizio dell’autore. Ce ne possono essere di diversa natura. Ve ne elenco alcuni:

  1. quelli che fungono da citazioni a opere a cui il regista/scrittore è affezionato;
  2. quelli che rimandano ad altri film/libri dell’autore stesso;
  3. quelli che si collegano ad aspetti secondari dello stesso film/libro.

Per poter fare degli esempi concreti, voglio mostrarvi alcuni easter egg presenti nella saga Jolly Roger, dove sono presenti tutte e tre le categorie.

  1. Riferimenti a opere esterne, soprattutto di genere piratesco.

«Potrei risolverla io con il loro capitano. Come si chiama? Threepwood?» Yan accennò una risata. «Vuoi chiarire con un uomo che dice di aver visto una scimmia a tre teste? Non ne caveresti nulla. Preferisco sbrigarmela da me. (Jolly Roger vol.3 “I fratelli della costa”)

In questo caso la citazione è della saga videoludica “Monkey Island” in cui il capitano Guybrush Threepwood riusciva a fuggire dagli avversari fingendo di vedere alle loro spalle una scimmia a tre teste.

«Come hai detto che ti chiami?» «John McKenzie, signore» rispose il barbuto con fierezza. «John» ripeté il pirata annuendo. Si volse verso il suo quartiermastro facendo una smorfia. «Monsieur Stevenson, vi ho chiesto un cuoco. Il massimo che sapete propormi è uno zoppo dalla gamba di legno? Ci avete messo più impegno quando mi avete procurato quel pappagallo che chiedeva pezzi da otto!» (Jolly Roger vol.4 “La torre del ribelle”)

Qui il riferimento è al romanzo di Robert Louis Stevenson “L’isola del tesoro”. Il pirata Long John Silver, nel libro, si fa arruolare come cuoco sulla nave del protagonista ai fini di impossessarsi del tesoro che questi intende trovare. Silver è un personaggio noto per la sua gamba di legno e ha con sé un pappagallo appartenuto al capitano Flint che aveva l’abitudine di dire “pezzi da otto!”

Troviamo anche il nome della nave di lord Archer, l’Arkadia, che omaggia la serie animata Capitan Harlock, e la frase pronunciata dal pirata Quentin Ember, in due occasioni, “temi la morte?”, che ricalca quella di Davy Jones nei “Pirati dei Caraibi”.

2) Quelli che rimandano a libri dello stesso autore.

Anche sotto questo aspetto mi sono sbizzarrito. Si tratta di dettagli che non è sempre facile cogliere a una prima lettura, ma che mi è piaciuto creare per formare un universo compatto e circolare. Ad esempio, nel primo volume, Sid, John ed Elisabeth arrivano in piazza e tre uomini stanno per essere impiccati. Si tratta di John Smallwood, Henry Sullivan e Santiago Ramirez.

Nel prologo del terzo volume, in un flashback, troviamo Mendoza, in una locanda di Tortuga, che viene provocato proprio da questi tre uomini. Jorge Ximenez, discutendo con questi, si augura di poter assistere, un giorno, alla loro esecuzione pubblica.

3) Quelli che si collegano ad aspetti secondari dello stesso libro.

Anche in questo caso ho creato diversi dettagli che, se colti, possono svelare ulteriori misteri in merito al racconto. Non menziono quelli più importanti così da non spoilerarvi nulla, nel caso non abbiate ancora iniziato a leggere la saga. Piuttosto, vi menziono soltanto un easter egg minore, come il fatto che, nel primo romanzo, nello spettacolo di burattini della compagnia dei Gatti di Strada vengano rappresentati un pirata dalle folte sopracciglia e una donna con l’uncino al posto della mano. Questi, altro non sono che Miguel Mendoza e la piratessa Saph.

Insomma, gli easter egg sono qualcosa di estramente divertenti per chi ama scrivere. E voi? Li amate? Ne fate uso?

Al prossimo post, ciurmaglia!

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