Come affrontare le critiche.

Buongiorno amici lettori.

Oggi parliamo di qualcosa che prima o poi ogni scrittore deve, per forza di cose, affrontare: le critiche.

Eh sì, perchè quando si lancia un manoscritto in pasto ai lettori si possono avere reazioni di ogni tipo e presto o tardi qualcuno parlerà inevitabilmente male di noi. Come affrontarle, dunque? Quanti tipi di critiche esistono? Sono tutte uguali? Analizziamone insieme qualcuna:

  1. la critica “de gustibus”. Si tratta di quella recensione negativa fatta da un lettore a cui non siamo piaciuti, di un parere soggettivo che, anche se ci può essere difficile da digerire, esiste e va accettato. Bisogna entrare nell’ottica che è quasi impossibile avere una bella pagina Amazon con 200 recensioni a 5 stelle e basta. I lettori sono tanti, le aspettative e i gusti ancora di più. Qualcuno che ci metterà una stella sola, prima o poi lo troveremo. A meno che non diventino la maggioranza o un numero considerevole (che ci dovrebbero portare a farci qualche domanda) bisogna applicare il principio del “guarda e passa”;
  2. la critica “tabula rasa“. Si tratta di quella recensione che più che a esporre la propria opinione ha il solo scopo di distruggere il vostro operato. Mi capitò, in passato, di una lettrice che fece una video-recensione di ben 30 minuti, dove si adoperò a mettere in dubbio alcuni aspetti storico/geografici del mio scritto, a fare una sorta di analisi grammaticale e a spoilerare diversi punti della trama. Cosa fare in questo caso? All’epoca mi buttai in una sorta di discussione pubblica ma, tornando indietro, direi che la cosa migliore è andare oltre, altrimenti si rischia di lasciare per la rete anche una brutta immagine di sé. Questo a meno che le calunnie non diventino così pesanti e diffuse da necessitare un nostro intervento chiarificatore, ovviamente;
  3. la critica “muratore bergamasco“. Si tratta di quella critica costruttiva, che mira ad aiutarti a crescere e che cerca di farti notare i punti deboli solo al fine di poter rendere l’opera o il tuo stile migliore. Sono critiche necessarie, se non indispensabili, perché è veramente difficile che il nostro primo manoscritto sia perfetto. La scrittura è una strada sempre in salita, che ci fornisce costanti opportunità di fare di più, se ci si pone con la giusta umiltà e atteggiamento. Se questo tipo di critica ti abbatte è solamente per costruirci sopra una casa più bella;
  4. la critica “Otello“. Avviene quando l’invidia e la gelosia la fanno da padrona. Si può dire che è una sottocategoria della “tabula rasa” poiché il metodo è lo stesso, solo che cambia il fine. A volte viene fatta al solo scopo di sabotarvi, forse per un vostro avanzamento in classifica, così da non aver concorrenti fra i piedi o solo per la rabbia di non essere al vostro posto, vedendo i lettori come la Desdemona di turno. Ignora anche questa, alla fine vince sempre la meritocrazia;
  5. la critica “Regina Antonietta“. Si tratta di quella critica mossa con snobbismo e superficialità, molte volte senza neanche averti letto, ma solamente per la tua appartenenza alla categoria degli autopubblicati. In genere, chi la muove non conosce quasi nulla dei sistemi del Self-Publishing, facendo affermazioni senza senso, come nel chiedere perché il popolo privato di pane non si sia cibato di briosche.

Queste sono quelle che ho avuto modo di incontrare io. Voi ne conoscete altre? Come le avete affrontate?

Al prossimo post!

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